lunedì 21 agosto 2023

di Enrico Scarampi vescovo di Feltre

Nel 1398 il duca di Milano aveva imposto ai feltrini quale vescovo un suo consigliere, il monaco benedettino Giovanni Capogallo di Viterbo o di Orvieto. Il Capogallo era però giunto a Feltre  solo nel 1400, al termine di una pestilenza. Nel 1402 muore il duca e i feltrini sono alla ricerca di una nuova signoria cui assoggettarsi.
Nel 1404, il Capogallo ha ottenuto il trasferimento nella più sicura e soddisfacente città di Novara; a Feltre viene nominato, il 9 aprile di quell'anno, un nobile astigiano (già designato dallo stesso Visconti), tale Enrico Scarampi dei signori di Cortemilia. È nato 
intorno al 1355 a Cortemilia o a Roccaverano (Asti) ed è stato vescovo di Acqui (citato in un documento del 1396). È considerato un uomo di grandi capacità anche diplomatiche, e forse per questo viene designato a reggere un vescovado di confine. Per capire la sua figura è utile considerare che nel 1417 fu presente al conclave da cui uscì eletto papa Martino V (al secolo Oddone Colonna) e che fu da questo tesoriere della Camera Apostolica. Prese parte, inoltre, al Concilio di Costanza (1414-1418), laddove ebbe a sostenere il primato dei papi rispetto alle prerogative dei concili. Fu, da ultimo, il padre spirituale della beata Margherita di Savoia. 
Già nell'anno della sua nomina feltrese, si trova lo Scarampi come ambasciatore della duchessa di Milano a Venezia, insieme a Giacopo dal Verme e al padovano Enrico Scrovegni, inviati a San Marco per perorare un aiuto di Vicenza assediata dalla forze carraresi. La duchessa, loro tramite, offre a Venezia, in cambio della desiderata alleanza, il possesso delle cittadine montane di Feltre e di Belluno, ma tale offerta per il senato veneto non vale uno scontro coi Da Carrara. Al contrario quando è la stessa Vicenza a sottoporsi a Venezia, la Repubblica non esita ad ingaggiar battaglia contro i carraresi (in alleanza con i Gonzaga) fino a prendere la stessa Padova e a porre fine per sempre alla signoria dei Da Carrara. 
Il vescovo astigiano era perciò l'artefice della trattativa che, su ordine di Milano, avrebbe portato infine, in un modo o nell'altro, Feltre tra i possedimenti veneziani. Lo fece di buon grado?

Principe e consigliere del sacro Romano Impero, uomo dotato di senso politico ed introdotto nelle questioni imperiali e papaline, lo Scarampi entra nel 1406 in una Feltre veneziana, uscita di fatto dall’impero.
Venezia, da sempre romana (d'oriente), marittima e mercantile, è del tutto estranea al sistema vassallatico - feudale dell'impero. E guarda con affinità e favore alle comunità urbane, non certo ai principi  ai vescovi. Sono le città stesse che si costituiscono vassalle di una "dominante". E i comitati vescovili come quello di Feltre appaiono nel nuovo stato veneto come retaggio di un lontano passato: istituzioni obsolete e irrilevantiScompare con Venezia il concetto stesso di comitato vescovile e quando, nel 1420 il Feltrino è ripreso con le armi dai veneziani, il destino "veneto" di Feltre e di Belluno è ormai segnato, e con esso si infrange ogni speranza di un ritorno dell'autorità imperiale e vescovile. 
Feltre perde irrimediabilmente, a partire dal XIV secolo, la parte più consistente della diocesi/comitato vescovile (terre di Valsugana e di Primiero) fino a ridursi ad un piccolo distretto montano e di confine di uno stato fondato sulle acque.
È il periodo in cui anche anche Aquileia, col suo antico patriarcato (e la Patria del Friuli), cade in mano veneziana; finisce il ruolo temporale dei vescovi e dei patriarchi, e resta loro solo quello spirituale. Poteva lo Scarampi presagire la fine dell'autorità vescovile feltrina, conclusasi poi nel 1986 con la soppressione della stessa diocesi, nel momento in cui operava per far dare Feltre in dono ai lagunari?

Lo Scarampi muore a Feltre il 29 settembre del 1440; è in fama di beatitudine per la sua "rara dottrina nel concilio di Costanza", ma anche per la sua reputazione di uomo amabile e pio. Il suo corpo viene tumulato nella cattedrale di Feltre, in un sepolcro situato alle spalle dell'altare del Redentore, per poi essere, in età moderna, traslato nel sepolcro dei vescovi, nella cappella del Santissimo Sacramento. Un suo dito indice, conservato in passato presso la sacrestia dei vescovi, veniva un tempo esposto in pubblico quale segno di ammonimento per il popolo.

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