Di Michele Balen
Nella cattedrale di Feltre, sopra gli archi trionfali della cappella maggiore e delle due cappelle laterali del Ss. Sacramento e di San Michele, si trovano tre scudi araldici in stucco; gli stemmi sono disegnati “a cartoccio”, decorati con motivi vegetali e “timbrati” ciascuno in modo differente. Ognuno degli scudi, infatti, è esteriormente ornato con gli elementi distintivi di una diversa autorità. Quello centrale mostra il triregno papale con le chiavi incrociate (solo parzialmente visibili passando esse virtualmente dietro lo scudo), quello sovrastante la cappella del Santissimo Sacramento il galero vescovile con dodici nappe e, infine, quello che sopra l’arco della cappella di San Michele è timbrato con una corona dorata “ducale” a otto fioroni, di cui cinque sono visibili.
Ogni scudo è in realtà una cornice al cui interno si apre una finestrella. L’apertura ha una forma simile a quella di uno scudo “sannitico”. In tale finestrella va collocata la tavola su cui è dipinta di volta in volta l’arma personale a cui si riferisce la specifica timbratura esterna: il papa, il vescovo e il governante civile.
Date le sue forme marcatamente barocche, l’impianto decorativo dell’arco e delle parti contigue potrebbe risalire a un’epoca compresa fra i lavori di ristrutturazione della cattedrale voluti dal vescovo Gera e l’infausta occupazione napoleonica, ma non è tuttavia da escludere che sia stato realizzato anche in momento posteriore.
Non sembra essere molto comune quest’usanza di esporre all’interno del tempio le armi araldiche delle autorità pro tempore, civile e religiosa, ossia di aggiornare di volta in volta i loro stemmi.
La composizione rende evidente la rappresentazione dinamica della gerarchia terrena. Mentre stabilizza e rende eterne le cariche: il papa, vicario di Cristo, massima autorità terrena, il vescovo “principe della chiesa” nel locale e, in pari grado il “principe” civile, sia esso conte, duca o altro, mostra, allo stesso tempo, la provvisorietà delle persone che sono chiamati a ricoprire tal cariche. Eternità e divenire in un solo colpo d’occhio.
L’impianto mostra anche e assenze: non vi si vede, infatti, l’imperatore, che a questo punto della storia veneta è escluso dall’orizzonte percettivo. Né è rappresentata la città con la sua comunità locale, il cui stemma sarà collocato solo in età contemporanea a sostituire e, in un certo senso e a supplire i simboli di autorità civili probabilmente ormai troppo lontane per l’ambito locale, come la monarchia sabauda o la repubblica italiana.
Non so che cosa si vedesse al posto dell’attuale stemma cittadino durante l’occupazione francese o il Regno Lombardo-Veneto (1815 - 1866), se per esempio, vi sia mai apparso lo stemma di Henri Jacques Guillaume Clarke (1765–1818) duca di Feltre che era di rosso tre spade d’argento guarnite d’oro, le punte in alto, il capo dei duchi dell’impero che è di rosso seminato di stelle d’argento a cinque punte, il cui ornamento avrebbe però dovuto essere un tocco piumato e non una corona.
La mia personale memoria non va oltre gli anni Ottanta. In quegli anni lo scudo di destra era come oggi stabilmente occupato dallo stemma di Feltre. Nella cornice a scudo di sinistra si vedeva lo stemma del vescovo Maffeo Ducoli e in quello centrale, dal 16 ottobre 1978, compariva lo stemma di papa Giovanni Paolo II.
Quello di Ducoli è d’azzurro, cappato d’argento, sul primo un’aquila dal volo spiegato ghermente un cerbiatto, il tutto al naturale, sul secondo, una in canton destro e l’altra in canton sinistro del capo due fiamme di rosso.
Lo stemma di san Giovanni Paolo II è d'azzurro, alla croce latina d'oro, il palo montante posto a destra della mediana verticale dello scudo, la fascia traversa alzata saccompagnata in cantone sinistro inferiore dalla lettera capitale M dello stesso. Lo stemma era stato realizzato tentando di inserire la forma dello scudo “a bucranio” nello specchio a sannitico con un certo effetto deformante.
Dal 1996 al 2000 fu esposta l’insegna di Pietro Brollo: tagliato abbassato, nel primo d’azzurro, un’aquila col volo abbassato d’oro, addestrata da una montagna rocciosa al naturale movente dalla partizione, nel secondo di mare d’azzurro, una rete di rosso, pendente dalla partizione, colma di due pesci d’argento posti uno sopra uno sotto, contropassanti.Dal 2000 al 2004 ci fu quella di Vincenzo Savio che è d’azzurro, una campagna di marrone, sul tutto un seme germogliante di due foglie posto in banda, un sole d’oro di quindici raggi in canton destro del capo, una campagna di verde alberata di cinque pezzi al naturale posta in banda in canton sinistro del capo.
Dal 2004 al 2016 viene posto lo stemma di Giuseppe Andrich: d’azzurro, una sbarra d’oro, al disco raggiante e fiammeggiante d'oro caricato delle lettere IHS di nero in capo, un monte all’italiana di sei cime dello stesso in punta.
A quello del vescovo Andrich subentra nel 1016 lo stemma di Renato Marangoni che è d’oro, calzato ritondato di rosso, un libro aperto, rilegato di rosso, nel primo un monte all’italiana di sei cime d’argento, movente dalla punta e nel terzo una brocca dell’ultimo posta in sbarra, versante tre gocce d’azzurro.
Alla morte di papa Giovanni Paolo II, avvenuta nel 2005, il suo stemma fu sostituito con quello di Benedetto XVI: di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all'orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero.
Segui dal 2013 lo stemma di Francesco: d'azzurro, al disco raggiante e fiammeggiante d'oro caricato delle lettere IHS di rosso, la H sormontata da una croce di rosso; in punta, i tre chiodi della Passione di nero; il canton destro della punta alla stella (8) d'oro; il canton sinistro della punta al fiore di nardo d'oro.
Dal 18 maggio del 2025 si trova collocato lo stemma di Leone XIV: tagliato, nel primo d’azzurro al giglio d’argento; nel secondo di “bianco”, l’emblema agostiniano dato da un libro chiuso, posto in fascia, al naturale, attraversato da un cuore infiammato e trafitto da una freccia in sbarra, il tutto di rosso. Stemma quest’ultimo piuttosto controverso data l’introduzione dello smalto “bianco” che improprio in araldica.
Chi fa gli stemmi?
Non ho notizia di chi eseguisse in passato il disegno e la coloratura degli stemmi. So che chi fece a suo tempo le armi di Maffeo Ducoli e di Giovanni Paolo II, così come chi fece lo stemma cittadino, non doveva avere sufficienti cognizioni di araldica. Lo stemma di Feltre, infatti, non è del tutto corretto, essendo di color granata (o porpora), caricato di un castello d’oro, mentre lo stemma autentico dovrebbe essere di rosso, caricato di un castello d’argento o naturale.
Lo stemma di Ducoli era dipinto direttamente sulla tavola, era di dimensioni ridotte rispetto allo specchio della cornice e portava oltre allo scudo anche la timbratura, cosicché essa era sostanzialmente replicata dalla cornice stessa. Lo stemma di papa Wojtyła era stato realizzato direttamente sulla tavola, con uno scudo “bucranio”, che appariva all’interno del “sannitico” della cornice, costruendo così lo strano effetto incoerente di uno scudo nello scudo.
Se ben ricordo ho iniziato a fare gli stemmi dal 1996, con l’arma araldica di Pietro Brollo. Com’era uso fino ad allora ho dipinto lo stemma del nuovo vescovo sopra quello del precedente, cancellandolo così per sempre. In seguito, ho preferito usare una tela dipinta da sostituire di volta in volta così da evitare la continua sovrapposizione degli strati e dei disegni.
Al 2025 ho realizzato gli stemmi dei vescovi Pietro Brollo (?), Vincenzo Savio, Giuseppe Andrich e Renato Marangoni, e quelli di Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV.
I disegni mi comportano sempre qualche difficoltà, perché, la posizione delle cornici è difficilmente accessibile e ciò non mi ha mai permesso verificare in modo sicuro e preciso le misure della parte visibile delle due tavole. Inoltre, le proporzioni degli scudi da eseguire sono sensibilmente diverse rispetto a quelle degli scudi canonici, e le distanze e le grandezze devono essere ogni volta ricalcolate e armonizzate.
Per la colorazione ho usato tempere ed acrilici. Vista la doratura presente nel contesto decorativo dell’arco trionfale ho deciso impiegare dei colori metallici per eseguire le parti in oro e in argento, al posto degli abituali giallo e bianco. Lo stemma di Leone XIV ha posto il problema di un “bianco” espressamente descritto come diverso dall’argento; per farlo ho usato, pur con delle perplessità, un acrilico “bianco platino”, in modo da non tradire del tutto la classica coincidenza cromatica di bianco e argento.

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