venerdì 2 maggio 2025

Dei santi in armi

 

 

Abai.

Si tratta di un condottiero persiano posto a capo di un'armata di 5000 soldati durante le persecuzioni di Sapore II (310-379). Abai è cristiano come tutti i suoi sottoposti: subiscono tutti il martirio.

Acacio

Acacio d'Armenia e 10000 cc.

Racconto poco credibile e tardo (XII - XIII sec.) culto in occidente poi esportato in Armenia (sic!). Spediti in Armenia Acacio, ufficiale romano, e i suoi compagni legionari, subiscono una sconfitta, poi, dopo l'apparizione di un angelo, vincono, ma Adriano li fa crocifiggere tutti (10000). Il culto, molto vicino a quello della legione Tebana di Maurizio, è molto diffuso in occidente, la loro festa si celebra il 22 di giugno. È possibile che il santo venerato sia in realtà Acacio di Bisanzio.

Acacio di Bisanzio

Centurione in Cappadocia, citato come cristiano davanti al tribuno Flavio Fermo, sottoposto a tortura e fatto infine decapitare l'8 maggio del 303-305 sotto Massimiano. Il suo culto si diffonde nell'oriente bizantino. Ad A. si aggiungono 77 compagni, ma solo perché bizantini anch'essi, molti in verità africani. Lo si ricorda anche il 7 giugno. È fra i 14 santi Ausiliatori.

Acacio, Quadrato e Stratonico ss.mm. in Tolemaide.

Sono forse legati ai santi Giuliano, Paolo e Andronico, dato che Acacio e Quadrato sono due littori che, posti, con Stratonico, a guardia di Paolo e Giuliana, non li vogliono tormentare e si ribellano ad Aureliano e al culto Mitraico: vengono per questo uccisi.

Altri Acacio:

Acacio v. di Cipro

Acacio s.m. Gerusalemme

Acacio v. di Melitene

Acacio s.m. di Mileto

Acacio s.m. di Prusa

Acacio s.m. di Sebaste

Adriano di Nicomedia.

Alessandro di Bergamo.

Alessandro è, secondo la tradizione, il signifero della Legione Tebea, di stanza a Milano. Fattosi cristiano, è incarcerato con alcuni compagni durante l'impero di Diocleziano, nel 303. Fuggito verso Como, è arrestato e ricondotto a Milano davanti all'imperatore: Massimiano gli ordina di compiere un sacrificio pagano, ma Alessandro risponde rovesciando il simulacro del dio. Per questo è condannato a morte; il carnefice Marziano, a spada sguainata si rivolge all'imperatore dicendo: "Signore, il capo di costui mi appare come una montagna ed io ne tremo tutto!". Sospesa l'esecuzione, Alessandro fugge e, passato l'Adda, si ferma in una boscaglia presso Bergamo. Qui è catturato ed obbligato alla scelta: o di sacrificare agli dèi, sotto la statua di Plotacio (o Crotacio), o di essere ucciso. Senza esitare egli si fa decapitare. La matrona Grata, figlia di Lupo patrizio bergamasco, dà sepoltura alle spoglie del martire, appena fuori le mura di Bergamo, dove farà poi edificare una basilica.

È probabile che si tratti di un bergamasco oppure che a Bergamo sia stato decapitato. Il culto è già documentato dal VI secolo, ma è certamente anteriore nell'area lombarda. È spesso ritratto a cavallo e porta un vessillo azzurro gigliato. La festa cade il 26 agosto. 

Alla sua storia si ricollega quella di Carpoforo, Essanto e cc.

Andrea di Arezzo.

Si sono rifugiati presso di lui, vicario dell'Augustale Quadraziano, il vescovo Gaudenzio e il suo diacono Culmato, saputolo, i littori di Marcelliano, preside di Arezzo, irrompono nella sua abitazione ed arrestano e uccidono i due ospiti. Anche Andrea, che con ben 53 parenti ed affini, è battezzato e si professa cristiano subisce il martirio. Con lui tutti i suoi già menzionati parenti. È l'anno364 (o 365). Venerato in particolare ad Arezzo, la sua festa cade il 19 giugno. 

Andrea Tribuno e compagni in Cilicia.

Andrea è un tribuno che, in Cilicia, comanda un reparto dell'esercito di Galerio Massimo. Nel 294 circa, nel corso di uno scontro militare dall'esito disastroso, Andrea, non ancora cristiano, invoca il nome di Cristo, imitato in ciò dai compagni. L'epilogo della battaglia diviene favorevole, ma per questa sua invocazione, è arrestato; rilasciato decide di aderire alla nuova fede e, con i suoi compagni, si fa battezzare da Pietro di Cesarea. La cosa gli costerà il martirio: il governatore militare Seleuco invia i suoi soldati contro Andrea e i compagni, rifugiatisi presso la catena montuosa del Tauro. Qui, il 19 agosto, per i cristiani è lo sterminio. Il culto si diffonde presto in tutto l'Oriente cristiano. La loro festa è il 13 luglio o il 19 agosto.

Andrea apostolo.

Antonino di Piacenza.

La sua vita e le sue origini sono piuttosto incerte e leggendarie, come del resto è leggendaria la sua appartenenza alla Legione Tebea. Le notizie sono tarde (IX - X secolo) ma è già citato fin dal IV secolo.

Secondo la tradizione sarebbe stato martirizzato nel 303 circa presso Travo, nel Piacentino. Le reliquie furono ritrovate da San Savino, vescovo di Piacenza nel IV secolo.

Per molto tempo gli si è attribuita una relazione di viaggio in Terra Santa, più volte pubblicata fino al Rinascimento. In realtà si trattava dello scritto di un gruppo di pellegrini di Piacenza postisi sotto la protezione del Santo, e mal interpretato per una cattiva traduzione.

Il culto è vivissimo in Piacenza, città di cui è compatrono assieme a Santa Giustina e in cui è titolare della basilica cattedrale (già dedicata a san Vittore). È venerato anche in molte zone dell'Italia del nord e della Francia.

La festa è il 4 luglio (ma anche 13 novembre e 30 settembre).

È raffigurato spesso a cavallo con attributi militari ed è associato ad altri santi guerrieri, come Giorgio, o forti come Cristoforo.

Asterio di Ostia.

Secondo una prima versione, si tratterebbe di un presbitero ordinato da papa Callisto e gettato dai carnefici giù dal ponte Sublicio appena sei giorni dopo la sua ordinazione, nel 222.

Altra è la versione che lo racconta quale princeps romano, sotto Claudio il Gotico, agli ordini del prefetto Calpurnio. Asterio avrebbe ricevuto da Calpurnio l'incarico di convincere il santo presbitero Valentino ad apostatare, ma è piuttosto Asterio a subire il fascino della fede in Cristo. Valentino gli guarisce miracolosamente la figlia cieca: Asterio, con l'intera sua famiglia, si converte e si fa battezzare, è papa Callisto (!) ad amministrargli la Cresima.

Nell'infuriare della persecuzione i cristiani Mario e Marta si rifugiano presso di lui, per un mese il loro riparo non viene scoperto, ma infine catturati, sono posti di fronte alla consueta scelta tra la vita e l'apostasia. Subiranno il loro martirio il 18 gennaio. Il culto per Asterio si indebolì già nel corso dell'alto medioevo. 

Avventore, Ottavio e Solutore di Torino.

La loro vicenda è legata a quella di Maurizio di Agaune ed è stata redatta tra il 432 e il 450. I martiri sarebbero infatti appartenuti alla celebre legione di Tebe. Scampati al massacro di Agaune nel corso del quale ebbero a subire il martirio Maurizio ed i suoi compagni e intercettati più tardi, presso la città di Torino, Ottavio ed Avventore restano trucidati, mentre il più giovane Solutore, ferito, riesce a fuggire. La sua fuga dura poco perché è raggiunto presso la Dora Riparia e qui decapitato. La palude nella quale il martire viene ucciso si prosciuga miracolosamente. La matrona Giuliana raccoglie i corpi dei santi e ne cura la sepoltura, che avviene nei pressi di Torino. Sul luogo dei sepolcri sorgerà dapprima un semplice oratorio e poi, per opera della comunità del vescovo Vittore (494) una vera e propria basilica. Da essa saranno tuttavia spostati nel XVI secolo in altra chiesa. 

L'appartenenza alla Legione Tebea rimane dubbia. Attualmente i loro resti sono ancora conservati presso un santuario torinese, accanto a quelli della venerata matrona Giuliana. Torino li commemora il 20 novembre. Li si vede rappresentati in armi di cavalieri con spada e corona del martirio. 

Barbaro.

La sua vicenda è poco sicura, il culto si è diffuso in particolare tra le genti balcaniche.

Secondo una prima versione Barbaro è un martire caduto durante la persecuzione di Giuliano l'apostata, a … ; lo si descrive anche come un penitente vissuto a Nicopoli. La festa nella prima metà di maggio.

Secondo una versione greca, Barbaro è un soldato di Giuliano, deve affrontare in duello un guerriero franco, lo vince, ma al momento di offrire agli dèi pagani il suo tributo di ringraziamento, egli si professa cristiano. Arrestato e tormentato, l'otto maggio viene decapitato.

Secondo i latini Barbaro è un soldato barbarico del IX secolo sfuggito alla morte in battaglia e diventato un brigante, incontrata la fede egli conduce una vita ascetica come eremita. Ferito da un cacciatore muore prima di raggiungere la città per le cure. Il suo corpo è letteralmente inghiottito dalla terra, sul luogo della sua sparizione è costruita una cappella. Forse il santo non è mai esistito davvero come persona.

Basilide, Potamiena e Marcella.

Al tempo in cui Origene, ancora giovanissimo, istruiva i pagani nella fede, vi era tra i suoi discepoli un soldato di nome Basilide. Il suo compito come militare era quello di scortare al patibolo i condannati a morte: Il giudice di nome Aquila fece arrestare tra molti anche la bellissima Potamiena, vergine bellissima e contesa da molti spasimanti. La fanciulla venne terribilmente torturata senza però mai cadere nell'abiura della propria fede, anzi seppe rispondere sempre con fierezza, persino alla minaccia di essere abbandonata ai piaceri dei gladiatori. Condannata definitivamente a morte, venne dunque scortata verso il patibolo dai militari, tra i quali Basilide. La turba inferocita con i cristiani prese ad insultarla e a minacciarla, ma Basilide le fece scudo proteggendola con tutto sé stesso. Potamiena, vista la generosità della sua scorta gli promise che dal cielo avrebbe pregato e vegliato per lui.

Potamiena venne uccisa in un modo orrendo: il suo corpo fu interamente cosparso di pece ardente e così lentamente divorato dalle fiamme. Con Potamiena morì anche la madre di lei, Marcella.

Qualche giorno dopo, Basilide, davanti ai commilitoni si proclamò cristiano e rifiutò di giurare sugli dèi. In carcere rivelò ai cristiani che lo visitavano che Potamiena gli era apparsa nottetempo e che gli aveva posto una corona sul capo promettendogli che presto lo avrebbe preso con sé. Battezzato in carcere, fu decapitato il giorno seguente. È ricordato il 28-30 giugno.    

Bovo.

Fu un cavaliere provenzale che combatté i mori invasori e, sconfittili nelle sue battaglie, si ritirò poi a vita ascetica. Quand'era ancora cavaliere si fece pellegrino "romeo". Nel 986 il 22 maggio morì per una febbre mentre si trovava in pellegrinaggio, a Voghera.

Carlo Eugenio de Foucauld servo di Dio.

Carlo Magno.

Carpoforo ed Essanto, Cassio, Severo, Secondo e Licinio martiri a Como.

Furono decapitati il 7 agosto di un anno imprecisato nei pressi di Como. Sono legati alle vicende di Fedele di Samolaco e del vescovo Materno, con quella di Alessandro da Bergamo nonché con la celebre legione Tebana. Carpoforo è rappresentato come un milite romano della legione di Maurizio.

Caterina d'Alessandria.

Chessogo di Scozia.

Kessog era il figlio del re di Cashel. Si narra che, ancora bambino, egli stesse giocando con alcuni suoi compagni presso le rive di un corso d'acqua, per un incidente i suoi piccoli amici rimasero disgraziatamente annegati, mentre Kessog ebbe la ventura di salvarsi. I nobili famigliari degli sventurati ragazzi ritennero il piccolo sopravvissuto colpevole della morte dei loro cari e per vendicarsi misero sotto assedio la città di Cashel.

Il giovane Kessog supplicò il Signore di aiutarlo e fu ascoltato: i suoi due compagni furono miracolosamente restituiti alla vita e la guerra restò così scongiurata.

Questo non fu che il primo dei miracoli che Dio concesse a Kessog. Egli divenne vescovo itinerante e predicò operando numerosi prodigi in molte parti ella Scozia.

Era il 560 a Baudry, presso il lago Lomond quando fu martirizzato.

Prima che Andrea apostolo si affermasse quale patrono della Scozia, Kessog era il grido di battaglia degli Scoti. Oggi rimane patrono del Lennox e fino al XVII secolo esisteva la "sua campana" suonata per le cerimonie d'investitura feudali nella contea di Perth.

È considerato patrono dei soldati ed è rappresentato in vesti militari, ricordato il 10 marzo in particolare in Scozia e in Irlanda.

Chiaffredo di Saluzzo.

Ai primi del XIV secolo un contadino reperisce in una località deserta e dirupata, un sarcofago contenente un corpo che poi, per divina rivelazione fu detto essere quello del martire Chiaffredo. Sul luogo fu eretto il santuario di Crissolo.

Guglielmo Baldesano alla fine del Cinquecento racconta che "Teofredo", "Chiafredo" o "Jafredo" era un milite tebeo di stanza in Gallia, per non sacrificare agli dèi sarebbe fuggito in Piemonte dove tuttavia, a Crissolo, avrebbe subito nel 270 il suo martirio. L'Impero a quel tempo era retto da Diocleziano e Massimiano.

La leggenda appare fragile in alcuni punti: il nome è germanico difficile dunque crederlo un tebeo; il luogo di sepoltura pare non essere stato cristiano; si avanza l'ipotesi che si tratti in realtà di Teofredo abate di Calmiliac (Puy-en-Velay) ucciso dai pirati saraceni tra il 728 e il 732, comunque venerato in Piemonte, e in tal caso i corpi sono due. È il patrono della diocesi di Saluzzo ed è festeggiato il 7 settembre.

La sua icona è decisamente "mauriziana".   

Cistercensi.

Egidio di Villers.

Il cavaliere Egidio di Dion, fattosi converso cistercense, visse umile e mistico nel monastero di Villers, nel Brabante, tra il XII° e il XIII° secolo. È ricordato il 28 luglio.

Daniele di Overyssche.

Cavaliere del Brabante, fattosi monaco cistercense e divenuto beato nel 1271.

Teobaldo abate di Vaux de Cerney.

Anch'egli passato dallo stato di cavaliere a quello di monaco cistercense.

Gerardo di Chiaravalle.

È un cavaliere che decide di passare all'ordine cistercense. Tra essi guadagna la venerazione come beato della chiesa.

Giovanni "Cirita" abate di Alafoes e Salzada.

Nobile del XII secolo al servizio del conte Enrico del Portogallo, lottò a lungo contro i mori. Riportò gravi ferite in seguito alle quali si dedicò alla vita ascetica abbraciando prima la regola agostiniana e poi entrando nell'ordine Cistercense. Fondò il monastero di Salzada che guidò per alcuni anni prima di morirvi come semplice monaco nel 23 dicembre 1164 (?). È venerato il 27 dicembre.

Claudio di Antinoe.

Claudio è originario di Antiochia e milita nell'esercito di Numeriano. Ha sconfitto gli Armeni, ma poichè è cristiano, viene arrestato ed inviato dal severo e sbrigativo Arriano (o Arziano?). Costui lo trafigge con un colpo di lancia. Il suo corpo sarà sepolto accanto a quello di Vittore (?) e poi trasportato In Antiochia.

(Da indagare Basilide e Vittore)

Claudio, Luperco (Lupercio) e Vittorico del Leon.

Sarebbero stati dei militari martirizzati durante l'ufficio del preside Diogeniano. La loro leggenda si interseca con quella di Marcello (di Tangeri), centurione africano martire (reso spagnolo dagli agiografi locali), ritenuti anche figli di quel Marcello, sarebbero appartenuti alla VII legio Gemina.

Verosimilmente si tratta di martiri del III-IV secolo, periodo questo di grandi persecuzioni in Spagna.

Oggi sono particolarmente venerati nella diocesi di Leon. Festa il 30 ottobre.

 

Claudio, Ilaria, Giasone e Mauro.

Il gruppo è stato costruito con delle supposte relazioni tra i santi, del tutto inesistenti almeno sul piano storico-fattuale.

Pare che Claudio fosse un tribuno dell'esercito romano che si convertì mentre stava interrogando i santi martiri Crisanto e Daria. Con lui si sarebbero convertiti anche la moglie Ilaria e i figli Giasone e Mauro assieme ad altri ben 72 o 62 soldati.

Numeriano imperatore fece per queste conversioni gettare Claudio in mare con una pietra al collo.

I figli e i soldati furono tutti decapitati. Ilaria fu arrestata mentre si prendeva cura dei corpi e, ottenuto di poter pregare prima di essere uccisa, poté spirare durante la preghiera, evitando così la violenza dell'esecuzione. 

Claudio, Carbonano, Tibudiano e Planio di Terni.

Si narra che Claudio fosse un nobile ufficiale romano convertito con tre dei suoi commilitoni al cristianesimo per le convincenti parole proferite dal vescovo Valentino.

Con i compagni si ritirò in romitaggio e, nell'infuriare delle persecuzioni di Claudio imperatore, si dedicarono a visitare i cristiani in carcere. Furono perciò arrestati essi stessi dal prefetto che provò in vari modi a farli apostatare, senza successo. L'8 gennaio del 270, poco fuori le mura cittadine di Terni, furono tutti e quattro decapitati. Sul luogo del loro martirio sorge oggi la chiesa di San Zenone. 

Crescenziano (o Crescentino).

È un santo venerato in area urbinate. Avrebbe secondo la leggenda ucciso un drago e in effetti la sua iconografia è del tutto simile a quella di san Giorgio di Lydda.

La sua festa il 1° giugno.

Crisogono di Aquileia.

Crisogono è il cristiano che istruisce nella fede santa Anastasia, figlia di Pretestato. Per due anni egli ricopre l'autorità di Vicario in Aquileia, poi è arrestato per ordine dello stesso Diocleziano, mentre si trovava presso Rufino, da lui convertito. Giunto in città Diocleziano promette a Crisogono prefettura e consolato in cambio di una sua apostasia verso la chiesa. Il rifiuto condanna Crisogono alla decapitazione che verrà eseguita il 23 novembre ad Aquas Gradatas. Il corpo, gettato in località detta "ad saltus", viene recuperato dal presbitero Zoilo che lo seppellisce nel sotterraneo della sua abitazione, ad Aquileia.

Venerato già dal V secolo si vede rappresentato come guerriero, talora a cavallo, con lancia vessillata e scudo.

Cristoforo di Licia.

Daniele di Lodi.

Si sa di lui che fu un milite di Carlo Magno e che fu ucciso da gente pagana nei pressi Lodi. È ricordato il 22 aprile o il 10 dello stesso mese.

Re Davide.

I LX difensori di Gaza.

Nel 637 circa la città di Gaza è assalita dalle soldataglie arabe e il presidio di sessanta militi preposto alla difesa viene catturato. Il capo degli invasori Amer ordina loro di abiurare la fede cristiana, ma essi si oppongono con fermezza. Sono quindi condotti in catene prima ad Eleuteropoli e poi, tempo dopo, a Gerusalemme dove ricevono nascostamente la visita consolante del santo vescovo Sofronio. Vengono dati loro sessanta giorni di tempo per rinnegare la loro fede in Cristo, ma al termine del periodo i militi rispondono con un nuovo rifiuto. Per ritorsione alcuni di loro sono decapitati davanti ai commilitoni. Si tratta di Callimaco e di nove (o undici) suoi compagni che saranno sepolti in Santo Stefano dal patriarca di Gerusalemme.

Un mese dopo, il 17 dicembre, nuovamente ad Eleuteropoli, Amer decide di far brutalmente massacrare i superstiti del gruppo. I cristiani, raccolti i loro resti li seppelliscono in un oratorio appositamente edificato.

Tra essi si ricorda il nome di un Giovanni e di un Sergio. 

Defendente e cc.

Sarebbe stato un soldato romano appartenuto alla famosa legione Tebea, e avrebbe subìto il martirio con alcuni compagni sul Rodano nei pressi di Marsiglia, durante il regno di Massimiano.

Il vescovo Teodoro avrebbe raccolto i corpi e ne avrebbe curato la sepoltura accanto alla riva del fiume, dove poi sarebbe rimasta eretta una chiesa.

Pare che il vescovo Teodoro fosse in realtà di Octodurum (Sion), piuttosto che di Marsiglia.

Defendente e cc. erano particolarmente venerati nell'Italia nordoccidentale, il loro culto si spingeva ad est fino alla diocesi di Lodi. In queste regioni è invocato contro gli incendi e in difesa dai lupi e gli sono dedicati altari e cappelle. Minore e meno antico è il culto tributato in terra francese per tale santo. C'è chi ritiene che quel Defendente che si venera nella Francia del sud non sia neppure lo stesso che viene invocato in Italia

La festa in Italia cade il 2 gennaio, in Francia il 25 settembre.

In tutti i casi è raffigurato come militare in armi.

Demetrio di Tessalonica.

Il personaggio è problematico. Per alcuni si tratta di una rivisitazione cristiane del dio tessalonicese "Cabiro”. Un eroe cristiano di raccordo con quello pagano.

Secondo la tradizione sarebbe morto a Tessalonica sotto Massimiano nel 306; era un soldato.

Pare che fosse appartenuto ad una famiglia consolare e avesse ottenuto un grado nell'esercito, adempiendo a pubbliche funzioni.

Leonzio, guarito sulla tomba di Demetrio da un male gravissimo, vi costruisce una basilica. Divenuto prefetto dell'Illirico, conduce con sé, a Sirmio, la clamida e altre reliquie di Demetrio e vi costruisce una chiesa per conservarle.

Secondo una prima leggenda Demetrio viaggiava per diffondere itinerando il vangelo. A Tessalonica si fermò, la sua predicazione ebbe successo, ma fu arrestato. Massimiano che abitava in città si stava recando allo spettacolo dei gladiatori. Passando vide Demetrio in catene e lo fece rinchiudere in un sotterraneo fra lo stadio e le terme.

Nestore, giovane Plebeo, si era offerto di combattere come gladiatore, contro il terribile Lieo, apprezzato da Massimiano e suo amico. Massimiano, preso da pietà, offerse una grossa ricompensa a Nestore per il suo combattimento, ma lo avvertì della bravura di Lieo e del pericolo. Nestore rifiutò il denaro dichiarando di voler combattere per la gloria. Il combattimento finì subito con la vittoria incredibile di Nestore e la morte del campione Lieo.

Massimiano si adirò e per sfogarsi fece trafiggere con lance il cristiano Demetrio, visto prima dello spettacolo.

La notte i cristiani si curarono di seppellire il corpo di Demetrio. Leonzio, prefetto dell'Illirico, costruì la chiesa da cui si diffuse il culto.

Una seconda leggenda riferisce che Nestore era amico di Demetrio e furono le preghiere di questi a far vincere Nestore contro Lieo. Per queste preghiere però Demetrio venne messo a morte. Leonzio sarebbe stato nominato a Sirmio (dove è indicato appunto "Demetrio di Sirmio" che è il nostro, poi noto come "di Tessalonica").

Il culto per il "diacono" Demetrio è antico in Sirmio più che a Tessalonica.

Leonzio potrebbe aver inviato a Tessalonica in Macedonia le reliquie che avrebbero provocato, in una basilica più grande e bella di quella di Sirmio un "oscuramento" dell'originale sito di Sirmio (Mitrovitsa) prendendone il primato.

Il culto interessa tutto l'oriente cristiano; gli imperatori Giustiniano e Maurizio tentarono invano di reperire il corpo.

Fu il suo intervento miracoloso contro gli Avari e contro gli Slavi a valergli, pur nell'aldilà, una raffigurazione postmortem come soldato.

In molti casi i tessalonicesi erano accusati di attribuire a Gesù minor venerazione che per Demetrio. Ogni sua reliquia o manifestazione fu ritenuta apportatrice di miracoli: i luoghi da lui frequentati e dove fu martirizzato, il suo sepolcro dal quale stillava un olio miracoloso e profumato, il suo prodigioso anello. Il 26 ottobre, con grande pompa, si celebrava la sua festa: una quaresima, una via crucis lungo l'itinerario del martirio (25 ottobre) ed un triduo di festa; il 3 novembre un'ultima cerimonia.

La fiera durava dal 20 ottobre per due settimane ed era molto grande e frequentata. In tale occasione il governo veneziano del XV secolo distribuiva monete ai poveri.

A Costantinopoli nella sola città si trovavano nove chiese ed un monastero dedicati a suo nome.

Rappresentato con veste di diacono, con croce e corona in ambito siriaco, ma più spesso come guerriero con armatura, spada e lancia, in ambito greco-slavo, è talora accompagnato a Giorgio e a Mercurio, spesso lo si vede atterrare un pagano. Lo si può confondere con Giorgio, ma ha i capelli solitamente più corti.

Donnino di Fidenza.

Si sa molto poco di questo santo, si racconta che fosse un ufficiale romano di fede cristiana, reso martire a Fidenza mentre fuggiva i persecutori pagani.

Patrono di Fidenza, è invocato contro l'idrofobia perché si riferisce che egli avrebbe guarito un idrofobo facendogli bere dell'acqua e del vino benedetti o consacrati a Dio.

Lo si rappresenta in abiti militari con la palma e con il capo tagliato in mano. La festa il 9 ottobre.

Edoardo re d'Inghilterra.

Visse e regnò sull'Inghilterra nel XI° secolo (1003-1066).

Efisio di Cagliari.

È comandante di un'armata imperiale ai tempi di Diocleziano e viene inviato in Italia per combattere il cristianesimo dilagante. Convertitosi però alla fede che avrebbe dovuto reprimere, egli si ritira in Sardegna per evangelizzarne la popolazione. A Nora viene martirizzato nel 303. La sua festa è il 15 gennaio.

Emiliano vescovo di Nantes.

L'identità del personaggio rimane incerta. Nel tardo Medioevo si accese un culto per un tal Emiliano, ritenuto essere stato vescovo e martire. Nel villaggio di Saint-Jean-de Luze, oggi Saint-Emiland, nella diocesi di Autun, si trovarono delle sepolture di origine poco chiara dalle quali si originò la leggenda che fu poi redatta nel 1592 a cura di Stefano Chaffault. Secondo un ufficio liturgico composto per la cattedrale di Autun in onore del santo, Emiliano sarebbe stato un vescovo di Nantes dei tempi di Carlo Magno, il quale, coi suoi diocesani in armi, corse in aiuto dei borgognoni aggrediti dai saraceni invasori. A Saint-Jean-de Luze il vescovo e i suoi generosi compagni avrebbero trovato la morte e i loro corpi sarebbero stati protetti e sepolti da una miracolosa pioggia di massi che cadendo dal cielo avrebbe fornito i "monumenti funebri" naturali che ancor oggi sono visibili attorno alla chiesa di Saint-Emiland.

All'origine della storia la fusione di alcuni elementi suggestivi: il ritrovamento delle sepolture tra le quali quello del supposto Emiliano, il vescovo di Nantes di nome Similiano col quale si creò confusione onomastica e quindi di identità, l’invasione saracena del 731, la leggenda arlesiana delle "tombe piovute dal cielo" e la presenza dei macigni presso la chiesa del villaggio. Unico "reperto" una spada appartenuto al vescovo-guerriero, in realtà un cimelio del XVIII° secolo ritrovata nell'Ottocento.

Ermia.

Santo soldato è commemorato come martire, ucciso a Comana, città del Ponto Eusino, durante l'imperio di Antonino (131-161). Nel corso del suo martirio, l'intervento divino lo avrebbe sempre preservato incolume dai feroci tormenti ai quali sarebbe stato sottoposto. A questa visione è il suo stesso carnefice a convertirsi e, per questo a subire, con il santo, la decapitazione.

Altro Ermia ricordato, o lo stesso, ma in differente versione, è quello di Comana, omonima città della Cappadocia. Di questi si racconta la variante: a convertirsi fu il mago che gli somministrò un potente veleno, rivelatosi per intervento divino del tutto inefficace.

Il culto in occidente è assai tardo, è ricordato il 31 maggio.

Eudossio, Zenone, Macario e cc.

La leggenda è in continuazione con quella di Romolo: Eudossio è un nobile ufficiale dell'esercito romano che, durante le persecuzioni di Diocleziano, subisce, dal governatore di Metilene, l'onta della degradazione e il martirio per decapitazione.

Gli stessi inviati del governatore lo avevano messo in guardia rispetto alle intenzioni del loro superiore e gli avevano consigliato la fuga, ma Eudossio dopo averli onorevolmente ospitati, si recò spontaneamente dal governatore al quale testimoniò serenamente la sua fede in Cristo. Il funzionario provò allora ad indurre il buon ufficiale all'apostasia prima con lusinghe ed offerte e poi con minacce, che però non sortirono alcun effetto. Fu dunque condannato e con lui si avviarono al patibolo in quell'occasione ben 1104 altri militari (o 1134?). Si aggiunsero inoltre, ammirati per il coraggio di Eudossio, Zenone suo parente e Macario buon amico dell'ufficiale.

Sant'Eustachio.

Placido, generale romano, è d'animo buono, ma, obbedendo agli ordini imperiali, perseguita i cristiani. Un giorno nella foresta gli appare un cervo, tra le sue corna spicca la croce di Cristo. L'animale parla con voce umana e gli chiede: - Placido, perché mi perseguiti? Io sono Gesù, che tu adori senza sapere! - La sconvolgente visione converte Placido che si fa battezzare con i suoi familiari: la moglie Teopista ed i figli Teopisto e Agapio (o Agapito).

Gli saranno poi prospettate le prove che lo aspettano per aver aderito alla croce di Cristo.

Perderà il bestiame e, a causa della peste, rimarrà senza i servi. Verrà derubato di ogni suo avere. Fuggendo in Egitto, il capitano della nave gli sottrarrà la moglie. Giunto in Egitto vedrà entrambi i suoi figli rapiti dalle belve: uno da un lupo e l'altro da un leone.

Eustachio, ormai ridotto a custodire il raccolto dei proprietari locali, non sa che i suoi figli sono stati salvati dagli indigeni, e che ora vivono, ignoti l'uno all'altro, nel medesimo villaggio.

Trascorsi quindici anni dei barbari minacciano Roma e Traiano si rammenta del suo valido generale Placido. Trovatolo, dopo una lunga ricerca e ricondotto a Roma, gli viene affidato il compito di combattere i nemici. Per far questo egli arruola i migliori soldati e tra questi, con il ruolo di ufficiali, anche i figli. I due giovani divengono, non riconosciuti, persino commensali del generale. Nemmeno loro possono riconoscere nel loro superiore il padre.

Al termine del conflitto gli invasori sono vinti. Al ritorno dal campo di battaglia, il buon generale Eustachio, con i suoi legionari, si accampa nel villaggio in cui Teopista, sua moglie, è rimasta sola dalla morte del capitano navale e vive in un miserevole tugurio coltivando un orto non suo.

A lei chiedono ospitalità i due ufficiali che non sanno che quella povera donna è la loro madre. Ella invece, conosciuta la loro storia comprende di aver di fronte i suoi figli, ma, per pudore, non si rivela, chiede piuttosto udienza al generale per essere rimpatriata a Roma. Davanti ad Eustachio la sua identità si svela e la famiglia miracolosamente si ricompone.

Adriano, succeduto a Traiano, accoglie il vincitore Eustachio, ma al momento di compiere il sacrificio di ringraziamento agli dèi, il cristiano Eustachio oppone il suo inevitabile rifiuto. Con i familiari solidali verrà esposto alle fiere, ma da queste saranno risparmiati. Introdotti in un bove di bronzo arroventato, moriranno all'istante. I loro corpi, privi di segni d'arsura, sono poi convenientemente sepolti dai cristiani. Data del dies natalis: 1° novembre.

L'attributo del cervo

Il cervo è un attributo di:

· Giuliano l'Ospitaliere

· Meinulfo

· Giovanni di Matha

· Felice di Valois

· Fantino

· Uberto di Liegi

· altri

Faustino e Giovita.

Gli autori agiografici non chiariscono neppure se Giovita sia un uomo o una donna.

Il filone leggendario principale li rappresenta entrambi maschi, ma è bifido nell'attribuzione dello status dei due: per alcuni, i due erano entrambi militi romani e la loro storia è del tutto accostabile a quella di Melezio, di Vittore e alle vicende di Maurizio e dei militi della legione tebea, per altri si sarebbe trattato piuttosto di due ecclesiastici, uno (Faustino) presbitero e l’altro (Giovita) diacono.

Di loro si narra comunque la passione fatta di lunghi e ripetuti tormenti, alla maniera delle passiones di Vittore e Corona e di Melezio di Tavio.

Sono venerati a Brescia nella chiesa di San Giorgio, ma le reliquie dei due sono attestate presso la chiesa di Santo Stefano a Brescia già dal IX secolo, quando l'area bresciana era in rapporto con la diocesi patriarcale di Aquileia.

A Belluno è venerato un santo Gioatà o Giovita le cui reliquie secondo tradizione sarebbero giunte in città per merito del vescovo Teodoro. Di questo si narra che fu milite romano e che ebbe a subire il tormento della ruota. Con la ruota e gli abiti di cavaliere appare rappresentato nella fontana cittadina a lui dedicata.

L'iconografia risente comunque e dovunque della doppia identificazione dei due santi, par di essere di fronte ad una autentica lotta tra le due differenti rappresentazioni: nella pala della "comunione di sant'Apollonio" del Romanino(1516-20), in S.M. in Calchera, i martiri sono identificati sia come i cavalieri che in ginocchio attendono il corpo di Cristo dalle mani di Apollonio, sia come i due ecclesiastici che assistono nella liturgia il santo vescovo titolare; nel duomo nuovo, sull'arca del vescovo Apollonio(1510), appaiono prima in tenuta militare e poi in veste liturgica, nell'atto di ricevere ciascuno la rispettiva ordinazione, presbiterale e diaconale, da parte di Apollonio. Gli esempi di questo "duello" iconografico sono molti e anche prestigiosi visto che coinvolgono, tra gli altri, i nomi di artisti quali il già citato Romanino, il Carpaccio, Palma il Giovane e Giovanni Battista Tiepolo.

Dal sarcofago di Apollonio si intuisce che la narrazione leggendaria avrebbe risolto il problema della doppia rappresentazione: i due sarebbero stati prima militi e poi sarebbero diventati, per mano di Sant'Apollonio, due ecclesiastici. In loro si possono dunque riconoscere in definitiva sia i miles, sia diaconi, sia, infine, i presbiteri.  

Fedele di Samolaco e Materno.

Fedele è un valoroso soldato cortigiano di Massimiano. Si converte al cristianesimo per opera di san Materno vescovo di Milano. Fedele, Materno, ed i discepoli di questo, Carpoforo ed Essanto, confortano con le loro visite i Tebani: Cassio, Severo, Secondo, Licinio, Alessandro, scampati al massacro di Agauno ed ora incarcerati a Milano.

Cercano anche di attuare un piano per la fuga dei commilitoni, che però sono scoperti ed uccisi. Alessandro, scampato in un primo momento alla morte, viene catturato ed ucciso a Milano; Fedele è raggiunto e decapitato sulla riva settentrionale del Lario.

Venerato a Sanfedelino sul Lago di Mezzola, Pavia.

Fermo e Rustico di Verona.

Fermo è un nobile patrizio bergamasco, durante il dominio di Massimiano, viene arrestato in Milano con l'accusa di essere seguace di Cristo. Condotto dall'imperatore, nei pressi della rus (villa) imperiale un rusticus suo parente gli si affianca. Ambedue sono flagellati e condotti in carcere a Verona. Qui sono nascostamente visitati dal vescovo Procolo. Inutilmente tormentati sempre sopportano con l'aiuto divino, al termine di un processo, sono decapitati presso le mura che costeggiano l'Adige. Lungo le acque del fiume scivola la barca dei cristiani bergamaschi che trasportano i corpi dei due martiri verso una meta imprecisata.

La loro passione si accosta molto bene a quella di Vittore, Narbore e Felice milanesi.

A Cartagine un Firmus e a Lambesa un Rusticus subirono il martirio sotto Decio (259).

Verona è coinvolta per via di san Zeno vescovo, anch'egli di origini africane come i martiri citati, si deve precisare che per africano può facilmente intendersi appartenente all'Impero d'Oriente: sta insomma per orientale, siriano…

La stessa confusione geografica unita al senso di possesso e di identificazione ha trasformato i due santi in martiri locali. Anche Fortunaziano vescovo di Aquileia è come san Zeno e come Fermo e Rustico di origini orientali.

Molti sono gli elementi che inducono infine a pensare che i due siano Romani orientali martirizzati in Africa.

Con l'arrivo dei Vandali molti cristiani si rifugiano nella più sicura Italia portando con sé il culto per i martiri orientali ed africani. I corpi di F. e R. sarebbero transitati per Capodistria e per Trieste, per essere poi acquisiti dal vescovo Annone di Verona. Il culto, quindi, può dirsi tipicamente veneto poiché sono interessati i limiti occidentali e quelli orientali della regione. La ricorrenza il 9 agosto.

Floriano di Lorch.

Funzionario romano o veterano di guerra nel Norico, viveva a Mantem nei pressi di Krems durante l’impero di Diocleziano. Saputo che Aquilino, preside del Norico, a Lorch, aveva fatto arrestare 40 cristiani, vi si recò con l'intento forse di difenderli o forse di unirsi a loro nel martirio. All'ingresso della città alcuni militi di guardia lo fermano, ad essi egli dichiara di essere cristiano, arrestato viene condotto da Aquilino, il quale secondo la consueta procedura lo invitò a sacrificare agli dèi, al rifiuto segue una flagellazione, ma vista la caparbietà del santo, il preside ordina la sua morte. Il 4 maggio del 304, a Lorch, Floriano è gettato nel fiume Enns con una pietra al collo. È una donna di nome Valeria a ritrovare il corpo e a darne giusta sepoltura. Sul luogo del sepolcro si edifica una chiesa, rimasta per tempo, benedettina. Parte dei suoi resti furono traslati dal vescovo Egidio di Modena a Cracovia, città nella quale Casimiro duca di Polonia edificò una basilica dedicata al santo.

Venerato in tutto l'arco alpino orientale, in particolare in Baviera e in Austria della quale è patrono. Floriano è eletto patrono anche della Polonia.

È invocato contro le inondazioni e gli incendi ed è considerato il patrono dei pompieri.

Ricordato il 4 maggio.

Floriano venerato a Bologna.

Esiste anche a Bologna un culto di venerazione per un certo Floriano che non pare però essere mai esistito. Si intravedono gli elementi di una contaminazione tra il culto per Floriano di L. e quello per i LX difensori di Gaza.

In effetti, nel 1141 i monaci di Santo Stefano a Bologna reperirono sotto la basilica di Santa Croce, i resti di una quarantina di defunti, essi li ritennero dei santi martiri. Nel tempo si originò la credenza che si trattasse dei santi martiri difensori di Gaza. Ad ingenerare confusione è possibile sia stata anche una errata lettura o interpretazione di un documento che riportava l'acquisizione di reliquie di san Floriano di Lorch da parte della città di Ravenna.

La passio, a questo punto puramente inventata, riporta che Floriano, ufficiale romano, sarebbe stato trasportato da un angelo da Gerusalemme a Gaza, nella prigione saracina dove i suoi sessanta legionari lo avrebbero potuto vedere. Si narra che dieci dei militi difensori di Gaza, tra essi Callinico, siano stati poi deportati a Gerusalemme e lì decapitati. Soloun mese più tardi la stessa sorte sarebbe toccata ai rimanenti cinquanta. Floriano infine sarebbe stato condannato a morte per aver amorevolmente curato la sepoltura dei suoi compagni.

Venerato a Bologna nonostante la quasi certa inesistenza.

Galgano di Siena.

Gallicano di Alessandria.

È un generale vicino a Costantino e alla figlia Costantina, la quale è sua promessa sposa. Combatte gli sciti e li sconfigge grazie ad un voto suggeritogli da Giovanni e Paolo, palatini di Costantina e militi del suo esercito. Avuto il Trionfo e il Consolato decise di preferire agli agi e agli onori una vita povera, dedicata alla carità per i più poveri nell'ospizio di Ostia. Per seguire questa via rinunciò anche alla mano di Costantina. Giuliano lo fece esiliare, egli allora si recò ad Alessandria dove però fu decapitato per la sua fede. 26 giugno (?).

Gavino di Sassari.

La leggenda narra che, nel III secolo, il soldato romano Gavino fu arrestato e decapitato per aver portato aiuto al presbitero Proto e al diacono Gianuario, condannati a morte. È il patrono di Sassari ed è festeggiato il 25 ottobre. 

Gerulfo di Tronchiennes.

I genitori di Gerulfo, Lentgoldo e Ratguera, erano i signori di Merendrée. Gerulfo nacque durante la prima metà del VIII secolo e morì intorno al 750 a Tronchiennes ucciso da un parente dopo essere stato appena cresimato a Gand da Eliseo vescovo di Noyon-Tournai; morì dunque in modo improprio per la definizione canonica di martire, ma era adolescente e quindi "innocente", e per di più ancora portava il sacro crisma sulla sua fronte. Fu venerato in Fiandra, i suoi resti restarono profanati dai calvinisti. È festeggiato il 21 o il 25 settembre. Lo si vede raffigurato con la spada, in veste di cavaliere.

Giacomo Apostolo il Maggiore.

Giorgio di Lidda.

Giovanna d'Arco.

Giovanni soldato (di Costantinopoli).

I sinassari bizantini ricordano un Giovanni milite sotto Giuliano l'Apostata che avrebbe assistito in modo ammirevole i poveri ed i bisognosi e avrebbe aiutato e persino liberato dei cristiani incarcerati. Alla sua morte il suo corpo sarebbe stato sepolto in San Giovanni Evangelista a Costantinopoli. È ricordato il 1° giugno/30 luglio.

 

Giovanni soldato ad Alessandria.

Vissuto nel VI secolo. Durante il suo tempo libero, non occuèato nelle armi egli si dedicava al lavoro e alla meditazione. Si può ritenere che si tratti del santo che con tale nome è venerato in oriente il 12 giugno, Facilmente lo si può confondere con il Giovanni soldato di Costantinopoli.

Giovanni di Asmun-Tanah soldato.

Il 3 agosto è ricordato da un sinassario alessandrino. Di lui è detto che viveva in Egitto e che faceva il soldato. Fu denunciato come cristiano al preside (duca) Antioco (o Epimaco) con due vescovi: Anba-Kalug e Anba-Filippo e con loro fu torturato e ferocemente mutilato. Poi inviato con un lungo viaggio di 27 giorni ad Al-Baramun (Daqahlyeh) dove fu tagliato a pezzi. Con lui subirono il martirio altri 95 cristiani. La storia si presenta poco definita e incerta.

Giovanni di Montfort.

Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri (1291) molti cavalieri e religiosi latini si rifugiarono a Cipro. Vi sarebbero arrivati secondo il Lusignano 300 "baroni" franchi e tedeschi guidati dal Montfort i quali avrebbero vissuto in modo pio, ascetico e monacale tanto che i greci finirono col venerarli per santi.

Si tratta di cavalieri del Tempio al seguito di Giovanni di Montfort anch'egli del medesimo ordine.

Il corpo di Giovanni fu sepolto ed onorato a Nocosia.

Henriquez nel Menologium Cisterciense lo ricorda alla data del 24 maggio. 

Giovanni e Paolo di Roma.

Secondo la loro passio erano due fratelli cristiani che per la loro fede cristiana furono segretamente uccisi nella loro casa al Celio ed ivi sepolti. Il fatto sarebbe accaduto nella notte del 26 giugno 362 durante il regno di Giuliano l'Apostata.

I due erano soldati al seguito di Gallicano, a cui suggerirono di fare un voto che meritò poi la vittoria in battaglia.

Per i loro servizi prestati a palazzo, presso la corte di Costantina figlia di Costantino imperatore, possono vivere al Celio in agiatezza, con il giungere di Giuliano, sono invitati a tornare a corte, ma l'ambiente è ormai ostile al cristianesimo. Terenziano capo della guardia intima ai due fratelli di adorare il simulacro di Giove, al rifiuto sono posti "agli arresti domiciliari".

In casa i due ricevono la comunione portata loro dal prete Crispo. Dieci giorni dopo il loro arresto Terenzio irrompe nella loro casa e li sorprende mentre sono intenti a pregare. Li uccide, ne seppellisce i corpi nella stessa abitazione e diffonde la notizia che i due sono stati esiliati. Crispo, Crispiniano e Benedetta conoscendo la vera sorte toccata ai fratelli svelano la menzogna dell'assassino Terenzio e per questo vengono loro stessi tacitati con la morte.

Il figlio di Terenzio però prova indicibili tormenti che dice provengano dai fratelli assassinati, ne guarisce soltanto dopo averli invocati sul loro sepolcro. Con il figlio è lo stesso Terenzio che si converte. Entrambi morranno martiri.

Il successore di Giuliano, Gioviano incarica il senatore Bizante di cercare i corpi di Giovanni e Paolo. Verrà poi eretta una basilica sul loro sepolcro.

La vicenda di Gallicano sembra soltanto giustapposta e, con il ruolo di Giovanni e Paolo come palatini di Costantino, è la principale ragione della loro rappresentazione come santi militari.

Venerati a Roma presso la basilica a loro dedicata poco distante dl colosseo e a Venezia nella chiesa domenicana della quale sono titolari. 25 giugno (?).

Tra i cisterciensi si ricorda Giovanni "Cirita" abate di Alafoes e Salzada, mentre vi è un Giovanni anche tra i difensori di Gaza

Giuliana.

Giuliano di Lodi.

Soldato e martire di Laus Pompeia (Lodi) ucciso il 1° luglio del 290 sotto Diocleziano, con Marcellino papa (?). I suoi 486 o 1486 compagni sono bruciati vivi dentro la chiesa. I loro resti sono ritrovati nel 1173 nella chiesa di san Pietro a Lodi Vecchia dai santi Galdino di Milano ed Alberto da Lodi.

Festeggiato il 21 ottobre, ma un tempo il 24 luglio, è spesso confuso con Giuliano e Basilissa.

Altro Giuliano da Lodi è il vescovo morto tra il 430 e l 445.

Isidoro di Chio.

Venerato in modo particolare in ambito mediterraneo e, specialmente dai copti, ritenuto un santo cavaliere alla stregua di Giorgio.

Isidoro è, imbarcato con la flotta navale di Numerio, un soldato dell'esercito di Decio imperatore, con mansione di "optione" (furiere) addetto quindi alle paghe dei militari.

Lucio è invece il centurione invidioso che lo denuncia quale cristiano al comandante. Numerio interroga Isidoro, il quale per la sua fermezza finisce per irritare l'ufficiale. Al termine dell'interrogatorio al santo viene prima mozzata la lingua e quindi la testa. È il 14 maggio del 250-1, dopo la sua morte il corpo del santo viene gettato in un pozzo.  Ammonio recupera e seppellisce i resti dell'amico martire e nel luogo della sepoltura rimane poi edificata una cappella seguita più tardi da una basilica vera e propria.

In altri documenti Isidoro figura come economo e presbitero in Santa Sofia di Costantinopoli.

In una più recente documentazione agiografica bizantina si aggiunge che Isidoro sarebbe stato un cristiano originario di Alessandria d'Egitto giunto a Chio con la flotta della sua città. In questa narrazione si tralascia il taglio della lingua ma si aggiunge che durante l'interrogatorio ebbe a patire la tortura e ad essere flagellato con nerbi di bue.

Si dice inoltre che la primitiva e provvisoria sepoltura, curata dall'amico Ammonio, sarebbe stata scoperta tempo dopo dalla matrona efesina Myrope, che vi avrebbe visto le spoglie miracolosamente luminose. Ciò che rimaneva delle reliquie a Chio ancora nel 1125 fu trasportato dai Veneziani nella Basilica di San Marco.

È venerato con molte cappelle ed altari in molte parti del Mediterraneo: da Roma a Venezia, da Creta all’Egitto, in Grecia, nei paesi slavi e latini. È considerato il patrono dei marinai. 

Il nome del santo pare essere un composto di due nomi di divinità egizie: Iside+Oro, oppure significare “dono di Iside”. Ciò avvalora la tesi che si tratti di un martire alessandrino; anche il nome di Ammonio, l'amico, e forse commilitone di Isidoro, che si prende cura dei suoi resti, è di derivazione egizia se, come sembra, deriva dal nome del dio Hammon.

Liberale di Treviso.

secondo la leggenda sorta pare nel X secolo Liberale sarebbe stato un altinate nato in una famiglia dell'Ordo Equester ovvero un cavaliere. Fu istruito nella fede da Eliodoro protovescovo di Altino (IV-V secolo). Egli conduceva una vita di studio appassionato delle cose di chiesa, in preghiera praticando la carità per i bisognosi, e opponendosi nel contempo alle angherie degli ariani.

Si racconta che fosse uso assistere quotidianamente alla messa, comunicarsi la domenica e, mangiando solo nella festa, restare a digiuno per il resto della settimana.

Per le pressioni dei pagani e degli ariani Eliodoro si ritirò presso Torcello, lasciando la sua cattedra al vescovo Ambrogio.

Disorientato dagli eventi, Liberale decise di incontrarsi con il suo maestro Eliodoro per essere da lui aiutato nelle decisioni. Prima di incamminarsi alla ricerca di Eliodoro, si recò in cattedrale e lì nel corso della preghiera fu colto dal sonno, un angelo gli apparve come un uomo di luce dicendogli parole d'incoraggiamento nella fede ed annunciandogli essere prossima la sua ora.

Liberale allora visitò le chiese della zona, poi si ritirò a Castrazone, in San Lorenzo e vi rimase, senza mai più rivedere Eliodoro, vivendo da eremita fino alla sua morte avvenuta il 27 aprile di un anno intorno al 400.

I suoi resti furono conservati a San Lorenzo fino alla loro traslazione a Treviso, avvenuta forse a metà del V secolo, quando la diocesi trevisana e quella di Torcello si spartiscono il territorio della diocesi di Altino ormai distrutta.

Come cavaliere già dal XII secolo Liberale fu eletto patrono del libero comune trevisano, nel 1199 viene scelto come protettore del costruendo forte di Castelfranco. La tomba di Liberale è presso la cripta del duomo trevigiano, è festeggiato il 27 aprile.

Anticamente lo si vedeva rappresentato alla maniera dei diaconi ovvero con un camice bianco ed una tunicella. Nel XIV secolo è già raffigurato sul sepolcro del beato Enrico da Treviso (fondatore della confraternita di san Liberale) con clamide di soldato. Da allora lo si vede sempre in veste militare alla maniera di Maurizio con vessillo crociato.

Luigi di Francia

Marcello di Tangeri

La leggenda narra che, nel corso di una festa dedicata alla celebrazione della divinità degli imperatori, il 21 luglio 298, il centurione Marcello volle pubblicamente rigettare la armi, e lo fece di fronte a tutta la truppa radunata, dicendo di non voler servire altro signore che il Cristo.

Interrogato dal preside Fortunato, dopo sette giorni fu inviato dal suo superiore gerarchico, Aurelio Agricolano, a Tangeri. Il 30 ottobre in questa città, dopo nuovo interrogatorio, fu messo a morte.

Venerato come martire locale a Leon in Spagna il 9 ottobre.

Margherita

Marino di Cesarea

È un centurione reso martire nel 257 sotto Valeriano (?) imperatore.

Durante il regno di Gallieno(?), in un periodo di pace per la Chiesa, Marino è candidato al grado di centurione, ma un collega rivale lo denuncia come cristiano. Condotto dal giudice Acheo, egli confessa. Gli sono concesse tre ore per riflettere per decidere di abiurare la sua fede e salvare così la vita. Fuori dal tribunale lo attende il vescovo Teotecno che lo conduce presso un altare; qui gli chiede di scegliere tra la spada e il vangelo. Marino ritorna quindi dal giudice e si dichiara nuovamente cristiano. Viene quindi condannato e decapitato. Il senatore Asterio, presente all'esecuzione, si prende cura del corpo di Marino e lo fa decorosamente seppellire. Pare che anche Asterio poi lo abbia seguito nel martirio, ma ciò non è confermato. Asterio è del resto anche il nome del martire di Ostia, potrebbe perciò essersi insinuata una certa confusione tra i personaggi e le leggende.

La festa di Marino è il 3 marzo.

Martino di Tours

Martiri Acauniensi

Maurizio e compagni della legione tebea

Secondo Eucherio vescovo di Lione.

L'imperatore Massimiano Erculeo invia in Gallia una legione di tebani. Questi, giunti ad Agaunum (St. Maurice) nel Vallese, nei pressi di Octodurum (sessanta miglia da Ginevra) si oppongono all'imperatore che ordina di perseguitare i cristiani, essendo loro stessi seguaci di Cristo. Saranno decimati fino allo sterminio dell'intera legione.

Giunto sul posto, il veterano Vittore si rifiuta di partecipare al massacro dei compagni: viene anch'egli ucciso con gli altri.

In tutto rimangono martirizzati, secondo la tradizione, seimila seicento fratelli cristiani.

A guidare la legione dei martiri di Acaunum è Maurizio, si ricordano con lui anche Essuperio, Candido, e il già ricordato Vittore. 

Secondo la tradizione anche Orso e Vittore uccisi a Soluthurn erano appartenenti alla legione di Maurizio.

Secondo una tradizione più recente.

Scoppiata in Gallia nel 286 l'insurrezione dei Bagaudi, Diocleziano invia a Massimiano, suo socio, una legione di Tebe con l'incarico di reprimere la rivolta in atto. La legione è composta di cristiani e, quando, ad Octodurum, Massimiano ordina un sacrificio propiziatorio agli dèi pagani, i legionari rifiutano il rito e abbandonano il campo per ritirarsi ad Agaunum. Raggiunti dall'imperatore, vengono uccisi tutti per rappresaglia.

Ai nomi sopra elencati si aggiungono quelli di Innocenzo e di Vitale.

I dati sono incerti, si ritiene che la Tebe da cui provennero sia quella egiziana.

Ai martiri della legione tebana sono aggiunti i santi Maurizio, Giorgio e Tiberio: sarebbero scampati in un primo tempo al massacro, come (altri tebei) Secondo e Valeriano, e avrebbero cristianizzato il territorio di Pinerolo, conoscendo più tardi comunque il martirio.

Sarebbero inoltre appartenuti alla legione anche Defendente e i suoi compagni martirizzati presso Marsiglia.

I martiri di Sebastia

Durante le persecuzioni di Licinio, a Melitene, quaranta legionari della XII Legione sono posti di fronte alla consueta e drammatica scelta tra la fede in Cristo e il sacrificio agli déi. La loro decisione di non tradire il Cristo li conduce alla condanna: essere esposti nudi ai rigori invernali fino al sopraggiungere della morte. Ancora in carcere redigono la richiesta che i loro corpi non siano separati, da quelli dei compagni, bensì sepolti assieme a Sarein presso Zola (o Zela?) in Asia Minore. Deputarono il giovane servo Eunoico, se risparmiato, quale custode dei loro resti e della loro sepoltura. Nei documenti appare la loro volontà di non essere dimenticati; infatti, vi è riportato per intero l'elenco dei loro nomi.

Essi sono dunque: Melezio, ritenuto il capo, Aezio, Eutichio, Cirione; Candido, Aggia, Gaio, Cudione, Eraclio, Giovanni, Teofilo, Sisinnio, Smaragdo, Filottemone, Gorgonio, Cirillo, Severiano, Teodulo, Nicallo, Flavio, Xantio, Valerio, Esichio, Domiziano, Domno, Eliano, Leonzio detto Teoctisto, Eunoico, Valente, Acacio, Alessandro, Vicrazio detto Vibiano, Prisco, Sacerdote, Ecdicio, Atanasio, Lisimaco, Claudio, Ile e Melitone.

Il 9 marzo nel cortile del ginnasio di Sebastia, nella Piccola Armenia, viene preparato un bagno caldo per soccorrere gli apostati dell'ultima ora. Uno di loro, forse lo stesso Melezio, capo dei militi e redattore del documento, non resiste e abiura entrando nell'acqua calda, ma vi muore per la troppa differenza di temperatura. Il suo posto però viene subito preso dal custode dei condannati Eutichio (o Aglaio), il quale, forse già cristiano, o forse folgorato dalla fede, si spoglia e si pone in mezzo a loro, ripristinando così il numero iniziale di 40.  

I loro resti contrariamente ai loro desideri e alle loro indicazioni verranno bruciati e disperse le ceneri nel fiume.

Reliquie dei 40 martiri di Sebaste sono comunque reperite in varie chiese, il culto diviene forte in tutto l'Oriente cristiano, ma anche in Brescia, a Roma, mentre Treviso dedica loro una delle porte cittadine. La ricorrenza il 9 marzo.

I martiri di Tavio

Melezio, generale d'armata, Stefano, Giovanni e altri 252 tra ufficiali e soldati, con mogli e figli, sono martirizzati a Tavio in Galazia,

La storia appare molto fantasiosa come quelle egizie, in particolare è da riferirsi a quella analoga dei santi Vittore e Corona.

Massimiliano

Figlio di un Vittore è una recluta dell'esercito romano, martire nel 295 sotto l'impero di Diocleziano (284-305). 

Maurizio di Acaunum

A san Maurizio va il patronato sui cavalieri, in particolare sull'ordine a lui intitolato, e sui soldati di montagna (alpini).

La croce di s. Maurizio è bianca su rosso.

Maurizio, Giorgio e Tiberio della Legione Tebea

Alla famosa legione tebana sarebbero appartenuti i santi Maurizio, Giorgio e Tiberio: scampati in un primo tempo al massacro, come (altri tebei) Secondo e Valeriano, avrebbero cristianizzato il territorio di Pinerolo, conoscendo più tardi comunque il martirio.

Maurizio, Fotino, Teodoro, Filippo e cc. di Apamea

Ad Apamea in oriente sono martirizzati Maurizio, Fotino, Teodoro, Filippo e 67 soldati Romani. È sempre Massimiano che li sottopone al martirio per non aver abiurato la loro fede in Cristo: sono fatti divorare dagli insetti. Sconosciuti in Occidente, ma forse non a Venezia.

Menna in Egitto (Menas, Minas, Minà).

Il santo martire è particolarmente enigmatico ed interessante: i testi agiografici riferiscono che Menas era un militare di origine egiziana e di fede cristiana al servizio del tribuno Firmiliano. Partito per la città frigia di Cotyee (Frigia Salutare) lasciò l'esercito in seguito al decreto di Diocleziano col quale si imponeva la persecuzione dei cristiani. Si ritirò quindi in un luogo deserto fino al giorno in cui, saputo che si stava tenendo una festa pagana, egli non decise di recarvisi per proclamare in mezzo alla folla a gran voce il messaggio di Cristo.

Pirro, il governatore del posto, lo fece arrestare e lo interrogò. Menas fu quindi gettato in carcere e, il giorno seguente al suo arresto, dopo un interrogatorio eseguito fra atroci tormenti, data la sua eroica resistenza, fu decapitato.

Alcuni testi narrano che il suo corpo sarebbe stato bruciato, altri riferiscono che sarebbe stato piuttosto raccolto dai fedeli e conservato in un sarcofago per tornare infine in Egitto.

La leggenda narra che la cassa del santo sarebbe stata posta sul dorso di un cammello che guidato da un angelo avrebbe raggiunto il luogo ove il martire desiderava riposassero le sue reliquie e dove fu costruita la basilica a lui dedicata.

In una bella versione etiope si legge che per reprimere una rivolta nella regione di Mareotis in Egitto (luogo particolare del culto di Menas) si dovettero inviare truppe dalla Frigia. Il prefetto Atnasis che guidava la spedizione volle portare con sè le reliquie del martire come potente talismano. Durante il viaggio per mare orribili mostri marini dal collo lunghissimo e dalla testa simile al cammello uscirono dalle acque aggredendo l'imbarcazione; i militari stavano per soccombere ai mostri ed esser trascinati via da loro, quando dal sepolcro del santo uscirono lunghe e straordinarie fiammate che misero in fuga le creature marine. Così e in altri modi miracolosi la barca ed i suoi passeggeri stupefatti rimasero più volte salvati dalle aggressioni misteriose. Al loro arrivo i militi sconfissero i rivoltosi attribuendo anche il loro successo alla potenza delle reliquie che portavano con loro. Per il ritorno in Frigia Atnasis fece apporre l'urna del martire sul dorso di un cammello, ma non vi fu modo di far procedere l'animale: né vollero camminare gli altri cammelli di cui l'armata disponeva. Fu compreso dunque che Menas voleva che in quel luogo restassero le sue spoglie. Atnasis fece allora incidere su una tavola di legno l'icona del santo con ai piedi veneranti due animali simili a cammelli; fece poi costruire una cassa di legno immarcescibile con la quale depose definitivamente il corpo in quella terra.

Menna o Menas è ritratto abbigliato da antico romano, spesso da militare. Titolare di un culto davvero articolato nell'oriente cristiano, ricco e suggestivo, particolarmente forte nella chiesa copta.

Mercurio di Cesarea di Cappadocia

Si tratta di una figura particolarmente enigmatica dell'agiografia orientale. Siamo ai tempi di Decio e Valeriano imperatori che si diedero a perseguitare i cristiani mentre infuriavano le guerre contro gli invasori barbari (Decio: 249-251; Valeriano: 253-260).

Mercurio è un militare della compagnia dei "Martenses", comandata dal tribuno Saturnino e stanziata nell'Armenia Inferiore. A Mercurio appare in visione un grande uomo vestito di bianco che consegnandogli una spada gli ordina di gettarsi sul nemico assicurandogli la vittoria, ma ammonendolo: “Non dimenticare il Signore Dio tuo!".

A seguito della visione Mercurio si lancia sui barbari uccidendone persino il re. Viene ricompensato della vittoria da Decio che lo nomina stratopedarca (alto grado militare).

Per non sacrificare in onore di Artemide, Mercurio tenta la fuga, ma invano: denunciato da un tale Catello egli viene fatto comparire in tribunale per discolparsi dell'accusa di essere cristiano. Mercurio invece confessa la sua fede e depone le sue insegne militari.

Rinchiuso in prigione soffre molti tormenti che tuttavia non l'inducono all'apostasia. Ai tormenti si alternano fatti miracolosi. Infine, Decio lo invia in Cappadocia perché là, nel suo paese d'origine, venga decapitato.

A Cesarea la visione di Cristo lo conforta mentre attende in prigione il compiersi della sua condanna. Alla sua morte seguono fatti miracolosi e taumaturgici.

Accomunata da molti particolari la sua passione risulta simile a quelle di Procopio, di Teodoro e di Giorgio.

Si narra ancora che il nonno e il padre di Mercurio, entrambi cacciatori, si incontrassero con i cinocefali antropofagi (vedi Cristoforo); i mostri, divorato il nonno, stavano per uccidere anche il padre ma, una forza misteriosa ebbe a fermarli, da esseri feroci si mutarono in dolci e remissivi e si accompagnarono alla famiglia di Mercurio, seguendolo persino in guerra.

Secondo una leggenda alessandrina (Egitto), fu Mercurio l'uccisore di Giuliano l'Apostata, come si disse di san Ciro, uno dei quaranta martiri di Sebastia (Mar Qurios = san Ciro), ciò è importante per l'iconografia.

Basilio vescovo di Cappadocia (370) avrebbe visto in sogno il Cristo assiso nei cieli ordinare a Mercurio di uccidere l'imperatore Giuliano (m.363) persecutore della chiesa. Il santo sarebbe scomparso agli occhi del dormiente per poi ricomparire dicendo di aver eseguito gli ordini del Signore. La visione notturna, raccontata da Basilio al suo clero, veniva confermata dai fatti: Giuliano l'Apostata era morto.

Mercurio non è venerato nell'Occidente medievale, solo se ne fa menzione per la questione della morte di Giuliano. È conosciuto però nell'Italia Bizantina.

Viene raffigurato come guerriero, con o senza barba, talora in immagini della prima età moderna, lo si vede mentre, richiamato in vita dagli angeli, dalla Vergine, da Cristo, trafigge l'imperatore. È festeggiato il 25 novembre.

Mercurio ad Eclano e Mercurio in Benevento

Ad Eclano in Puglia si venera Mercurio (26 agosto); probabilmente è lo stesso di Cesarea.

Altrettanto si può dire del culto tributato a Mercurio in Benevento.

Mercurio e cc. di Lentini

Mercurio e 19 soldati ebbero a convertirsi alla predicazione dei santi Alfio, Filadelfo e Cirino.

Flagellati con rami di palme, per volere del preside Tertullo, furono poi decapitati e gettati in un pozzo. Una pia donna ne recuperò i corpi e ottenne di seppellirli, sul loro sepolcro fu eretta poi una chiesa. La loro memoria è il 10 dicembre.

Michele Arcangelo

San Michele arcangelo appartiene prima di tutto alla cultura giudaica antica: egli è insieme grido di guerra (mi ka el: chi è come Dio?!), e la personificazione della stessa Giustizia divina e della spada di Dio in battaglia (il braccio santo del Signore degli eserciti). Michele, giustiziere e protettore del popolo di Dio, appare come il prototipo del Santo guerriero: sono presenti in lui gli elementi fondamentali che comporranno più tardi l'identità e il modello del miles christi e del cavaliere cristiano medievale.

La figura del terribile angelo guerriero ben si presta ad essere accostata con i soggetti mitici che, in altri sistemi culturali rappresentano il medesimo modello ed assolvono le stesse funzioni di difensore, eroe e giustiziere di Dio e del suo popolo. Sono solide le connessioni legano Michele ai miti che l'hanno preceduto nel suo affermarsi in tutta la Cristianità.

Nazario

Ponziano di Spoleto

Ai tempi di Antonino il Pio (138-161), o di Marco Aurelio (161-180) oppure di Caracalla (211-217), ma presumibilmente tra il 156 e il 165, a Spoleto arrivò il giudice Fabiano cui era deputato l'incarico di estirpare con determinazione il culto cristiano.

Tra le vittime della persecuzione ci fu Ponziano il quale fu arrestato ed avendo rifiutato di onorare gli dèi pagani fu sottoposto a svariati tormenti: flagellato, fatto camminare sui carboni ardenti, scarnificato per mezzo dell'eculeo. I trattamenti, tuttavia, non sortirono il benché minimo effetto, neppure le fiere alle quali fu esposto osarono toccarlo; lasciato senza cibo in cella, fu sfamato dagli angeli. Non fu efficace neppure il piombo fuso che gli versarono sul corpo.

La morte giunse per decapitazione il 14 gennaio e il suo corpo fu sepolto alle porte di Spoleto quattro giorni più tardi.

Anche se non si tratta di un militare lo si vede raffigurato come tale.

Procopio di Cesarea di Palestina

In Palestina, secondo Eusebio di Cesarea, il primo a subire il martirio nell'ondata persecutoria del 303, indetta da Diocleziano, fu Procopio.

Di origini gerosolimitane, Procopio si era stabilito a Scitopoli, esercitando le funzioni di lettore, interprete di lingua siriaca ed esorcista in seno alla chiesa locale.

Di carattere ascetico e formato più sulle scienze sacre che su quelle profane, a causa della sua fede, venne condotto, con alcuni suoi compagni, a Cesarea, davanti al governatore Firmiliano e al giudice Flaviano.

La leggenda che si intesse, partendo dai pochissimi elementi documentari di Eusebio, è interessante ed articolata.

Secondo una prima versione Procopio discute con grande abilità con il giudice, viene crudelmente torturato e condannato a morte. Archelao è il boia che all'atto di giustiziarlo rimane paralizzato e muore. In prigione Procopio guarisce dalle conseguenze dei tormenti. Tre giorni dopo è accusato di stregoneria (morte del boia e guarigione dai tormenti). Nuovi tormenti si alternano a coraggiose discussioni del santo. Un supplizio ed un inganno al tempo stesso: viene posto l'incenso su un carbone ardente messo sul palmo della mano del santo - se egli lascerà cadere l'incenso sull'altare ciò sarà stato un valido sacrificio agli dèi - Procopio però non molla l'incenso rendendo vani i tentativi.

Portato fuori città dopo un breve momento di preghiera incontra la morte per decapitazione.

Una seconda versione riferisce che Diocleziano giunge in Egitto per scacciare l'usurpatore Achille, poi torna ad Antiochia dove al suo cospetto si tiene un rito ed una professione di fede pagana. La nobildonna gerosolimitana di nome Teodosia, moglie di un tal Cristoforo porta al rito il figlio Neanias (è Procopio) con lo scopo di introdurlo alle grazie dell'imperatore. Il giovane sarà nominato duce di Alessandria con l'incarico di reprimere i cristiani. Neanias è in viaggio verso Alessandria quando è atterrato dalla sua cavalcatura per la folgorante visione della croce e di Gesù. Egli si converte e giunto a Scitopoli, fa costruire una croce simile a quella della visione e con essa fuga un'armata di Agareni, dopo averne fatto strage (6000). Tornato a casa distrugge gli idoli familiari. Si narra inoltre della conversione di un gruppo di armati cappeggiati da Antioco, Nicostrato ed Eugenio, condotti da Procopio presso il vescovo Leonzio e da questo battezzati. Saranno martiri anch'essi. Dodici dame si convertono ed incontrano fra terribili tormenti il martirio; la stessa madre di Procopio che assiste al loro martirio ne è colpita al punto da convertirsi e subire la medesima sorte.

Alla morte del governatore di Cesarea, Ulcione, come suo successore compare Flaviano dinnanzi al quale accade quanto descritto nella prima leggenda.

Il nome di Neamias è mutato in quello di Procopio per intervento di Cristo stesso (?).

Santo importantissimo nell'Oriente cristiano è festeggiato sotto diverse pseudo identità e in differenti date la principale delle quali è l'8 luglio.

È rappresentato come un giovane cavaliere dotato di croce ed attributi militari.

Evidenti le contaminazioni di altre leggende tra le quali spicca la conversione di Paolo (caduta da cavallo) e quella di Barlaam (scena dell'incenso).

Romolo

Romolo è un funzionario dell'esercito di Traiano.

Condannò pubblicamente il provvedimento imperiale che imponeva l'esilio a ben undicimila soldati cristiani inviati presso Metilene.

Per questa sua esplicita presa di posizione fu flagellato e decapitato. Tutto avvenne in un luogo imprecisato, forse ad oriente.

La leggenda denota particolari di incompatibilità con i fatti storici.

Alla sua storia si collega quella successiva di Eudossio, Zenone e Macario e cc. martiri in Metilene.

Saba lo Stratelata.

Poche incerte notizie su questo santo che deve in realtà essere Saba il Goto confuso con Procopio di Cesarea. Probabilmente non è mai esistito, ma le sue presunte reliquie si trovano in varie parti come, per esempio, ad Ascoli Piceno in San Venanzio.

potrebbe tuttavia trattarsi di un Saba milite celebrato dai bizantini al 29-31 ottobre.

L'assenza di notizie su quest'ultimo ci lascia però senza possibilità di identificarlo come lo "Stratelata".

Saba il Goto

Si racconta che Saba viveva in Gotia, unico cristiano tra i pagani.Era amato dai suoi concittadini, i quali tentarono di proteggerlo durante la persecuzione. Saba tuttavia non volle accettare né trucchi né compromessi per salvarsi, fu dunque espulso dalla comunità. Arrestato la terza notte dopo la Pasqua, venne liberato dalle catene da una donna che eluse le guardie. Saba per ricompensarla si offrì di aiutarla nelle faccende domestiche. Ancora catturato, rifiutò l'opportunità di evadere e accettò la condanna: morì annegato nel fiume Museo a 38 anni, il giovedì 2 aprile 372.

Sebastiano

Secondo martire

Ritenuto un martire della legione Tebea, dunque un egiziano, venne decapitato durante la persecuzione di Massimiano e Diocleziano, mentre si trovava presso le Alpi occidentali italiane (Vittimuli?). È venerato nel Vercellese, a Torino e a Ventimiglia.

Secondo di Asti.

Nobile pagano di Asti, convertito alla fede cristiana da san Marciano, battezzato da san Faustino, a Milano, resta martirizzato il 30 marzo, per essersi preso cura della sepoltura del corpo di Marciano, in quel di Tortona. Losi vede rappresentato come cavaliere in sella ad un destriero impennato, per aver attraversato il Po come se si trattasse di terraferma.

Con questi due, sono ricordati altri undici Secondo. 

Sergio e Bacco

Poco fondata, la loro storia racconta che erano due alti graduati dell'esercito di Massimiano (303), dotati di grande autorità a corte. L'invidia mosse alcuni delatori a denunciarli come cristiani. Condotti al tempio di Giove essi effettivamente rifiutarono di compiervi il sacrificio pagano. Furono perciò degradati e, vestiti con abiti femminili, furono esposti al pubblico ludibrio attraverso le vie cittadine.

Lo stesso imperatore tentò invano di farli abiurare. Furono quindi inviati al duce della provincia Siro-Eufratese Antioco.

A Barbalisso (Arabisso?) in Siria, nel castrum romano, Bacco morì durante la terribile e spietata flagellazione. Il suo corpo lasciato insepolto fu raccolto e deposto convenientemente dai cristiani del luogo. Sergio invece fu costretto a camminare a lungo fra i diversi castra, con dei chiodi conficcati nei piedi, prima di essere decapitato. Nel luogo della sua morte fu sepolto ed ivi fu eretto un oratorio. Poi, in tempi meno violenti e più favorevoli alla chiesa, a Rosapha, città prossima al luogo del suo martirio, venne edificata una basilica per ospitarne il corpo.

Si ritiene che il Massimiano imperatore sia in realtà Massimino Daia e che i due siano stati piuttosto membri di una legio posta a guardia dei confini orientali dell'impero.

Al villaggio formatosi presso il primo santuario di Sergio Giustiniano dette il nome di Sergiopoli e lo dotò di numerose opere pubbliche. I miracoli dei santi attraevano infatti molta gente nel luogo del martirio, tra essi anche i nomadi della regione collocata a sud dell'Eufrate.

Popolazioni e monarchi d' Occidente si fecero presto devoti alla figura dei due martiri, ma anche il re persiano Cosroe II fece vistosi doni alla basilica.

Diffuse in molte parti del Mediterraneo, le reliquie raggiunsero persino la Gallia.

I bizantini li istituirono quali patroni dell'esercito e nel periodo compreso tra il VI e il XI secolo, sono costantemente rappresentati come due ufficiali Romani.

Sono festeggiati il 25 settembre, o il 7 ottobre, oppure Bacco il 1° e Sergio il 7 ottobre, anche insieme il 20 ottobre.

Sergio Magistro

Imparentato con l'imperatrice Teodora di Bisanzio (842-856) come lei proveniva da Nikètia in Paflagonia.

Divenuto Magistro fondò presso il golfo di Nicomedia un monastero dedicato alla Madre di Dio. Si occupò anche di difendere il culto ortodosso delle immagini sacre.

Il Basileus Michele, muovendo la flotta contro gli invasori arabi stanziati a Creta, con la fiducia del Senato Costantinopolitano, affidò l'esercito imperiale ai comandi di Sergio. A Creta, nell'anno 866, il santo trovò la morte. Le sue spoglie furono traslate tempo dopo nel monastero da lui fondato a Nicomedia.

Molte sono, in ogni caso, le ipotesi fatte dagli storici e dagli agiografi per identificare con sicurezza il santo condottiero, nessuna però sembra aver chiuso definitivamente la ricerca.

La festa per i bizantini è il 28 giugno.

Sergio di Cesarea in Cappadocia

Si tratta di un santo militare venerato in Andalusia; sarebbe stato un emerito magistrato vissuto ai tempi di Diocleziano e Massimiano, dedito alla vita ascetica e all'eremitaggio. Si sarebbe guadagnato la morte per decapitazione avendo egli interrotto, con le sue preghiere, una cerimonia in onore di Zeus.

Di questo martire in realtà si conosce molto poco, la sua commemorazione è il 24 febbraio.

Un Sergio miles e martire è menzionato anche tra i Difensori di Gaza.

Sigismondo dei Burgundi

Simone Stefano Nemaja di Serbia

Boris Michele I (Bogoris) re di Bulgaria

Nato forse nel 827 diviene re nell'852; convertitosi fa battezzare la sua corte di Pliska, favorì quindi la penetrazione del cristianesimo bizantino nel suo regno, poi, rotti i rapporti con Costantinopoli per il desiderio di affermare una autonomia nazionale bulgara, si rivolse alla chiesa latina con la quale tuttavia giunse in breve a cattivi rapporti. Aprì infine le porte a Cirillo e Metodio per un'evangelizzazione né greca né latina ma slava.

Si dedicò ad una vita ascetica fin quando sessantenne non abdicò per entrare addirittura in un monastero dove morì il 2 maggio 907.

Il culto è prettamente slavo ma è riconosciuto presso la chiesa bizantina.

Boris e Gleb (romano e David) di Russia

Nati da san Vladimiro granduca di kiev e da Anna sorella di Basilio II il Bulgaroctono. Il granduca morì il 15 luglio 1015 dando disposizione che il territorio fosse spartito fra i suoi dodici figli. Sviatopolk erede del granducato di Kiev si rifiutò di seguire i dettami del padre ed inviò dei sicari ad uccidere i fratelli. Boris principe di Rostov è ucciso il 24 luglio 1015 mentre ritorna vittorioso da una guerra. Pare che avesse ordinato ai suoi di non reagire contro gli inviati di quel fratello che egli amava e rispettava come il suo defunto padre.

Gleb invece restò ucciso mentre era di ritorno a Kiev il 5 di settembre forse sul battello che risaliva il Dniepr, forse per mano del cuoco corrotto.

Nel 1019 Jaroslav primogenito di Vladimiro e principe di Novgorod sconfisse il fratello crudele strappandogli la città di Kiev. Fu lui ad avviare il culto per i due fratelli uccisi.

Boris e Gleb erano stati battezzati con i nomi di Romano e David; occupano un posto di preminenza tra i santi e patroni della Russia. La loro testimonianza di fede fu data dalla loro accettazione della morte e del rifiuto della violenza. Sono festeggiati il 2 maggio; rappresentati insieme come gemelli dioscuri talora con croce russa ( a tre bracci traversi), a cavallo o a piedi, comunque, come guerrieri bizantini dotati di lancia vessillata o di spada. Boris è raffigurato con la barba mentre Gleb no.

Stefano d'Ungheria

Discendente di Arpàd Vajk, conquistatore della Pannonia, nasce dal duca Géza nel 975, in Strigonia. Incoronato la notte di Natale del 1000 quale primo re di una nazione, quella ungara, appena sorta e cristianizzata, Stefano aderì in modo non solo formale ed apparente come il padre, ma con convinzione pura alla nuova fede, rompendo ogni rapporto con il paganesimo dei padri.

Sposò la sorella dell'imperatore Enrico II, la principessa Gisella di Baviera e, con l'aiuto dei tedeschi, dei monaci benedettini occidentali e di papa Silvestro II, dal quale ricevette la corona di re cristiano, egli si occupò di organizzare il proprio regno istituendovi province e diocesi. 

È festeggiato il 20 agosto, ma anche il 2 settembre, il 14 febbraio, il 16 agosto. 

Taraco di Anazarbo in Cilicia

Venerato con Probo e Andronico, Taraco è un cittadino Romano di Claudianopoli (Isauria). Avrebbe abbandonato la carriera militare per seguire la fede cristiana.

Martirizzato dopo terribili tormenti il 10 ottobre 304 (?).

Teodoro di Amasea

Soldato orientale acquartierato ad Amasea al tempo di Galerio Massimiano. All'editto che imponeva di sacrificare agli dèi Teodoro oppose il suo rifiuto; gli fu concesso il tempo di meditare per tornare sulle sue decisioni, ma come risposta egli si diede a incendiare il tempio della Gran Madre Cibele, proprio al centro della città. Arrestato, torturato ebbe in prigione il conforto di celesti visioni. Fu arso vivo. Divenne poi il patrono dell'esercito Bizantino.

Data: 7 febbraio, 9 novembre; 17 febbraio.

Fino al IX° secolo era l'unico santo militare venerato ovunque. Apparve anche più tardi Teodoro Stratilate.

Teodoro Stratilate

Stratilate significa generale Romano; morto ad Eraclea ai tempi di Licinio fu come Teodoro di Amasea sepolto in Euchaita. I due sono spesso confusi e talora appaiati in vesti militari, anche a cavallo. A Chartres Teodoro è abbigliato da crociato. Appaiono come attributi anche i classici mostri, come il drago visibile nella statua della colonna in Piazzetta di San Marco a Venezia.

Terenzio da Pesaro.

Durante le persecuzioni di re Dagno, quando siede sul trono imperiale Filippo l'Arabo, Terenzio fugge con la madre ad Aquileia. Anche qui però il cristiano è arrestato, riesce miracolosamente a fuggire, seguito da 129 compagni di prigionia.

È a Roma quando esplode la persecuzione di Decio, si avvia allora verso Pesaro, ma, dopo un viaggio pieno di eventi miracolosi legati alla sua persona, una banda di briganti lo assale e lo uccide a percosse. Una matrona di nome Teodosia, avvisata dagli angeli, cerca il corpo del martire e raccoltolo lo fa porre su di un carro trainato da due giovenche. Le bestie portano il carro alla casa della padrona, nella piazza di Pesaro. È qui che il vescovo Fiorenzo fa seppellire il corpo, così che quella casa diviene un santuario. Seguirà una storia di miracoli e di devozione.

Appare abbigliato da soldato romano mentre regge con una mano uno stendardo bianco con una croce rossa ed un modellino di castello con l'altra.    

Udautto

Discendente di una nobile e ricca famiglia pisana, la cui fortuna è dovuta al servizio prestato ad alcuni generali romani, Udautto è allevato da una balia cristiana fino all'età di sette anni, quando viene introdotto alla vita militare e all'arte della caccia.

Durante l'impero di Onorio, sotto il comando del generale Stilicone, Udautto si oppone con successo all'avanzata di un'orda di Goti. È il suo momento di gloria, ma, nei pressi della propria abitazione, Udautto incontra l'eremita Pancrazio, questi lo richiama e lo invita a non dimenticare gli insegnamenti della sua nutrice. A questo appello il soldato risponde e decide di approfondire la propria conoscenza del messaggio di Cristo. Rimane perciò con l'eremita, che lo istruisce nella fede e, insieme a lui, nel 423 i due si sposta a Port-Vendres. In questa terra domina Teodorico con i suoi Goti di fede ariana e per Udautto la tentazione di tornare alla spada è forte, e però vi resiste, dedicandosi piuttosto a propagare nella zona la parola di Dio.

Pancrazio muore, ma Udautto non si scoraggia e prosegue, pur da solo, con efficacia, l'opera di conversione dei pagani e degli Ariani. A Tolosa è ordinato presbitero e si ritira in eremitaggio presso il sepolcro di san Saturnino. Lo ritroviamo in viaggio verso Roma con i suoi compagni cristiani di Tolosa: il loro vescovo Esuperio è morto e si recano dal papa per chiedere consiglio. È il 444 e, durante il viaggio, Udautto viene a sapere che Attila sta marciando con le sue orde contro le capitali romane (Roma e Costantinopoli), decide allora di accomiatarsi dai compagni per andare incontro alla sua vocazione: si unisce ai barbari come sacerdote militare. Tra gli Unni l'opera di Udautto è efficace, le conversioni avvenute anche nella cerchia del sovrano barbaro sono tali e tante che Attila si irrita e fa fustigare brutalmente il santo. Guarito dalle ferite, il santo ritorna presso gli Ostrogoti, tra i quali egli otterrà il medesimo successo di conversioni ottenuto presso gli Unni. Per le stesse ragioni di Attila anche il re goto Walimiro condanna alla frusta il soldato missionario e tuttavia, se fosse sopravvissuto alla fustigazione, gli si sarebbe dovuto far bere una tazza di piombo fuso. A questi tormenti Udautto riesce però a fuggire, lasciando le armi e rifugiandosi nuovamente a Tolosa. Ottenuta una reliquia di san Saturnino si reca ad Urgel dove erige una chiesa dedicata al santo. Qui rimane per sette anni. Il 2 maggio del 452 Walimiro, giunto ad Ax, vuole compiere sacrifici in onore di Marte. Udautto lo raggiunge e lo rimprovera aspramente per il suo paganesimo, provocando la collera del re che, riconosciutolo come recidivo, lo condanna a una dura morte. Rinchiuso in un barile chiodato, il santo è fatto rotolare fino al baluardo di Ax.

Sepolto il suo corpo in un vicino villaggio, poi chiamato St. Udaut, nel 581 gli abitanti di Ax lo fanno esumare e trasferire nella loro parrocchiale. Nel 978 le reliquie sono trasferite ancora, stavolta a Ripoll.

Il culto si diffonde dalla Francia e dalla Spagna fino al Messico. La festa il giorno 11 maggio.    

Valeriano

Sarebbe stato lo sposo di santa Cecilia (?).

Martire con 80 compagni è rappresentato come Maurizio, ma di lui si sa veramente poco.

Con Cecilia è patrono di Forlì ed è ricordato il 22 novembre.

Venceslao di Boemia

Vittore e Corona

Vittore, Narbore e Felice

Vittore, Stercazio ed Antinogene martiri a Merida

Vittore è ritenuto un mlitare ad Emerita ritenuta da alcuni Merida di Spagna, da altri Amiterno del Piceno (e in tal caso si tratterebbe di Vittorino di Amiterno e i compagni sarebbero Marone ed Eutichio).

Di Stercazio non ci sono notizie e forse non è neppure mai esistito.

Antinogene è forse Atenogene di Sebaste.

Il loro culto non pare particolarmente forte né diffuso. 

Vittore, Zotico, Zenone, Acindino, Cesareo, (o Acindino cesareo), Severiano, Cristoforo (o Crisoforo), Teona e Antonino (o Antonio).

I primi cinque, (ritenendo, com'è probabile, che Acindino fosse di Cesarea e che "Cesareo" altro non sia che un aggettivo di provenienza a lui riferito) assistono alla passione di Giorgio e restano ammirati della sua fermezza al punto di convertirsi alla fede cristiana. Diocleziano, irritato per la loro conversione li fa arrestare e sottoporre a diversi e crudeli tormenti con lo scopo di farli apostatare e sacrificare agli idoli. Resistendo agli inutili tormenti essi vengono decapitati.

Gli altri tre sono membri della guardia imperiale, anch'essi sono affascinati come i primi dagli eventi miracolosi che accompagnano il martirio di Giorgio. Depongono le loro armi ai piedi dell'imperatore dichiarandosi cristiani. Arrestati ed incarcerati, devono subire torture via via sempre più feroci senza tuttavia mai abiurare la loro nuova fede. Al termine della vana crudeltà sono arsi vivi.

Data la loro relazione con Giorgio si possono ritenere martiri di provenienza palestinese della zona di Lidda. Sono ricordati i giorni 18, 19, 20 aprile.

Vittore di Acaunum.

Un Vittore veterano romano è ricordato tra i martiri della legione Tebea.

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