venerdì 15 novembre 2024

delle Monache Mantellate in Feltre

Alle religiose mantellate era stato concesso l'uso della chiesa della Beata Vergine di Loreto, a fine di poter ascoltare in essa la santa messa celebrare i divini uffici; ma conciossiaché abbisognassero di passare nella medesima senza esporsi alla vista di ognuno, come esigeva il loro stato religioso, supplicarono la pietà del Maggior Consiglio, che loro permettesse di erigere un vôlto somigliante a quello che eressero le Monache di Santa Chiara e di San Pietro sopra la strada pubblica. Esse intendevano estendere il proprio convento sino verso il termine della chiesa medesima, ed erigere un coro sul terreno incolto che sì estende dietro di essa, senza inceppare la strada, che allora correva fra il convento e la chiesa. 

Il maggior consiglio nella seduta del 23 giugno 1700, annuì ben di cuore alla supplica delle povere monache; ma esse non hanno potuto condurre a compimento l'intrapreso lavoro, superiore senza confronto alle loro forze.


Vecellio in cambruzzi vecellio volume 4 capo quarto capitolo undici



giovedì 14 novembre 2024

Della chiesa di San Giorgio in Vignui

La chiesa di San Giorgio in Vignui nelle viste pastorali

1857 Giovanni Renier

«chiesa parrocchiale di “San Giorgio cavaliere” in Vignui

-matrice di Nemeggio-

Chiesa parrocchiale non consacrata, chiesa curaziale di San Bartolomeo in Lamen consacrata e sacramentale, San Biagio di Pren, Santa Maria Assunta in Altino, San Pellegrino in Cardenzan, e chiesa in Ronzen, Oratorio di San Martino in val di Garza [Garda]. »

1862 Giovanni Renier

«chiesa parrocchiale in Vignui

-matrice di Nemeggio-

San Bartolomeo Lamen (consacrata), San Biagio - Pren, dell’Assunzione - Altino, San Martino, San Pellegrino – Cardenzan.»

1872 Salvatore Bolognesi

«Parrocchia di Pren sotto il titolo di San Giorgio di Vignui

Chiesa parrocchiale di San Biagio a Pren iniziata 1835 terminata 1863.

San Giorgio in Vignui (sacramentale) San Bartolomeo in Lamen (consacrata e sacramentale), San Martino in val di Garda in Vignui, Assunta in Altino, San Pellegrino in Cardenzan.

Archivi: della chiesa in sacrestia Vignui, parrocchiale non esiste, libri canonici, stati delle anime sono presso il parroco.»

1880 Salvatore Bolognesi

«Parrocchia di San Biagio in Pren 1845-1869 (costruita)

La visita pastorale mette in rilievo il disagio dei fedeli di Vignui che non vogliono andare a messa a Pren, (la chiesa di Vignui è sospesa al culto), e non vogliono dare le elemosine. Ma la curia considera ormai avvenuto il passaggio di titolo e di sede della parrocchia. Nel 1863 Renier aveva trasportato la sede parrocchiale da Vignui a Pren, ma mantenendo ancora il titolo di san Giorgio che però, come si vede, non tarda a mutare al tempo di Bolognesi e a cagionare il disagio di Vignui.

mercoledì 13 novembre 2024

Di sant'Avvocato ovvero di san Foca martire

Una contrada di Feltre, quella cioè che conduce dal Borgo di Porta (oggi Largo P. Castaldi) fino al campitello del convento di Santa Chiara (l'attuale ex seminario vescovile) è stata per molto tempo intitolata a Sant'Avvocato. Di quale santo si tratta? 

Sant'Advocà, sant'Avocà, san Vocà e sono deformazioni e traslazioni di "san Foca". Dunque possiamo intendere che la contrada di Sant'Avvocato sia in verità intitolata San Foca. Salvo non si volesse intendere un "sanctus advocatus", da advocatum supino del verbo advocare, che significa "chiamare accanto""chiamare in aiuto" o "chiamare a propria difesa", volendo intendere quindi un generico "santo intercessore".

Ma tornando a san Foca, chi è il santo il cui nome è divenuto un toponimo urbano feltrino?

Il testo che segue è un estratto dalla Bibliotheca Sanctorum e si riferisce al santo chiamato appunto Foca (Sant'Avvocato)

Foca l'ortolano, martire di Sinope, santo, identificato anche come F, martire di Antiochia e F. martire vescovo di Sinope.

Gli elementi che permettono di far luce nel groviglio dei diversi personaggi di nome F., venerati sia nella Chiesa bizantina sia nella latina, vanno ricercati nelle fonti greche.

In primo luogo va preso in considerazione il panegirico pronunziato dal vescovo Asterio di Amasea (primo quarto del sec. V) in onore di F.: da questo documento risulta che F. era giardiniere a Sinope (Ponto Eusino), dove era stimato per la sua generosità e la sua ospitalità. Denunciato come cristiano, accolse in casa propria i carnefici che lo cercavano per metterlo a morte, ma senza conoscerlo. Dopo avere preparato i dettagli della sua sepoltura e scavato la sua fossa, si rivelò ad essi, pregandoli di compiere quanto prima la loro missione. Cosi consumò il suo martirio.

Nel discorso di Asterio non si fa menzione dell'epoca in cui tali fatti avvennero e il modo rapido con cui F, fu ucciso e sorprendente. Asterio sembra gia dipendere da una leggenda venuta ad illustrare la memoria di un santo autentico, il cui culto era solidamente stabilito all’inizio del sec. V. Da quest'epoca, infatti, si hanno testimonianze di diversi luoghi di culto nelle Cicladi, in Sicilia e nel Ponto Eusino.

Asterio paria anche di una traslazione di reliquie di F. a Roma e Giovanni Grisostomo (PG, L, coll. 699-706), circa nella stessa epoca di Asterio, pronunziò un discorso in occasione dell'arrivo delle reliquie di F. a Costantinopoli, dove in almeno due luoghi di culto si venerava la sua memoria.

Esistono anche, dal sec. V, testimonianze dei culto tributato a F. in Antiochia e a Sidone. La Chiesa bizantina celebra il giardiniere di Sinope il 22 sett. e la notizia che gli e dedicata nei sinassari non e che un riassunto dei panegirico di Asterio [Synax. Consiantinop., coll. 67-69, n. 2).

Esiste un’altra fonte agiografica greca, una passio di un Phocas vescovo, martirizzato al tempo dell'imperatore Traiano, che descrive in dettaglio l'interrogatorio davanti al prefetto Africano, i miracoli e le conversioni operate dal santo martire. Da questa passio dipendono la notizia dei sinassari al 22 lugl. (ibid., coll. 835-36, n. 2) e le passiones latine (BHL, II, p. 994, n. 6838) da cui a loro volta dipendono i Martirologi di Beda, di Floro e di Adone, in cui F. si trova ricordato il 14 lugl. (Quentin, p. 88). Questa data proviene dal Martirologio Geronimiano che in tale giorno commemora «alibi s. Focae episcopi» (Comm. Martyr. Hieron., pp. 374-75) ed e ugualmente in questo giorno che il Martirologio Romano menziona F. vescovo di Sinope, martire sotto Traiano [Comm. Martyr. Rom., p. 287, n. 3).

La passio greca di cui si e parlato non ha purtroppo niente di storico e Tepiteto di vescovo con cui e qualificato F. proviene con ogni probabilità dal termine Ἱερομάρτυς;, utilizzato già da Crisostomo nella sua omelia (termine che in quest’epoca non aveva ancora il senso tecnico ed esatto che rivestirà in seguito). Non si può dunque concludere per l'esistenza di un secondo personaggio di nome F.

Il problema si complica ancora per il fatto che i sinassari bizantini commemorano il 22 sett. (Synax. Constantinop., coll. 69-70, n. 3) un altro F. diverso dal giardiniere di Sinope. La notizia si trova, per esempio, nel Menologio di Basilio II. F., figlio di un costruttore di navi e originario di Eraclea di Bitinia. Fin dalla giovinezza e fornito dei dono dei miracoli e viene specialmente in aiuto dei naufraghi e dei marinai in difficolta. Diventa poi vescovo di Sinope e muore martire sotto Traiano. Questa notizia è il riassunto d’una Vita eteroclita che racconta la gioventù dei figlio dei costruttore di navi di Eraclea (conservata in recensioni greche e armene) e della passio di F. vescovo. Questo terzo F. non ha maggiore consistenza storica dei secondo ed è a favore dei solo F. giardiniere di Sinope che si schiera il panegirico di Andrea Libadénos di Trebisonda (sec. XIV) in onore di questo santo.

Ch. Van de Vorst, identifica ancora coi giardiniere di Sinope un quarto F., di cui si trova la memoria nel Martirologio Geronimiano il 5 marzo; «Antiochiae Passio sancti Focae» [Comm,, p. 128), e nel Romano (Comm., p. 85, n. 2). 

Le reliquie dei martire di Sinope, che dal sec. V si sono viste viaggiare in Occidente e a Costantinopoli, avrebbero potuto arrivare anche ad Antiochia, dove il suo culto si sarebbe ugualmente sviluppato e dove, secondo la testimonianza di Gregorio di Tours (De gloria martyrum, 99, in PL, LXXI, coll. 791), F. era specialmente invocato contro i morsi dei serpenti e, secondo Asterio, era innanzitutto il patrono dei marinai in pericolo.

Bibl.: Ch. Van de Vorst, in Anal. Boll.j XXX (1911), pp. 252-95 (con bibi.); I. Ortiz de Urbina - P. Toschi, in Enc. Catt., V, coU. 1458-59; Vies des Saints, III, p. 84; VII, p. 305; IX, pp. 449-51.

Joseph-Marie Sauget

ex Bibliotheca Sanctorum

martedì 12 novembre 2024

Della descrizione di Feltre di A. Cambruzzi

 

Trascrizione tratta da

Storia di Feltre del P.M. Antonio Cambruzzi vol. III c 6

Feltre, P. Castaldi ed. 1875


10 Nel mezzo del distretto risiede sopra aprico poggio la città di Feltre, rinserrata d’'ogni intorno da forti mura, sebbene dalla parte settentrionale per l’ingiuria de’ venti aquilonari  e boreali sono le mura stesse in gran parte diroccate, alla parte però meridionale si mantengono robuste ed intatte. Non è il recinto della città molto grande in riguardo all'angustia del colle, che tutto lo circonda sino al piano fuori che dalla parte d’oriente, che resta un tratto di pendice, che, sebbene non cinto di muro, è però pieno di abitazioni e così viene ad essere abitato tutto il rilevato del colle dalla sommità del medesimo sino al piano; alla parte però del settentrione essendo il colle molto pendente, sottoposto a’ venti boreali e nell'inverno privo de’ raggi solari, non presta comodo di fabbricarvi abitazioni. 

Tieni la città all'intorno al piano del colle all'oriente, a mezzogiorno e a ponente, borgate, contrade piane d’abitazioni con chiese, conventi, palazzi ed altri nobili edifici, che unitamente con la città formano un recinto abitato più di due miglia. All'oriente vi è il borgo della Ruga, che è quel lungo tratto di continuate abitazioni che si estende sino alla chiesa di Loreto, situata in capo della strada del medesimo, e si chiama col nome di Ruga per essere stato per l’addietro quartiere di soldati rughi. Dietro a questo viene il Borgo della Unniera, che è quello che si estende verso tramontana, così detto dagli Unni, che primi abitarono, come altrove si è detto. 

Nel recinto di questi borghi restano comprese tre chiese, cioè quella di Ognissanti con un convento spazioso annesso abitato da’ Padri Ermitani di Sant'Agostino, un'altra chiesa con un recinto monastico, ove stanziano alcune divote donne assieme viventi, e si chiamano le Dimesse; v’è per terzo la chiesa di Santa Maria di Loreto, fabbrica nuova, vaga e di devozione. 

Verso Scirocco v’è' il Borgo di Tortesegno, ed a mezzo giorno i borghi di Nassa e di Sant’Avvocato, nel recinto de’ quali, si veggono sontuosi templi e monasteri, cioè il tempio primario della Cattedrale, fabbrica antichissima, che vanta il titolo di primogenita in tutto il mondo, che fosse dedicata al principe degli Apostoli dal discepolo di lui Prosdocimo. 

La chiesa di Santa Maria del Prato, fabbrica bella e sontuosa con l'aggiunto convento che viene abitato da’ Padri Minori Conventuali di San Francesco. 

La chiesa nel monastero di Santa Chiara, ove stanziano monache dell'Istituto della medesima Santa. 

La chiesa e Monastero di San Pietro, nel quale abitano Le Monache della regola di Santa Monica. 

Vi sono pure le chiese di San Lorenzo, ove risplendente di prodigiosi miracoli Si mira la immagine della Beatissima Vergine, e risiede in questa il fonte battesimale; la chiesa di Santa Croce della compagnia de’ Disciplinanti, e la chiesa dell'oratorio dedicata all'Annunziata, ove si riducono molte divote persone. 

Seguitano a ponente i borghi di Porta di qua del fiume Cormeta, e di là del fiume medesimo quello delle Tezze, ove risiede la chiesa e il monastero della Madonna degli Angeli, abitato anche questo da monache di Santa Chiara. E in fine dello stesso la chiesa di Sant'Orsola con l'annesso recinto di abitazioni in foggia di monastero, dove abitano insieme unite alcune pie donne chiamate Orsoline. 

Lungi da questo borgo due stadii verso ponente, si vede la chiesa e convento di San Spirito de’ Padri Minori Riformati, e due altri stadii più sopra verso tramontana, v’è il borgo di Farra, con molte abitazioni. 


È la città di forma ovale, lunga non più di mezzo miglio, e la metà larga con una forte rocca o castello situato nell'eminenza maggiore del colle alla parte di greco tramontana, che restava ristretto a settentrione da due elevate torri, con una torricella per conservare le munizioni nel mezzo, le quali però a’ giorni nostri distrutte, altro vestigio non lasciano che un abbattimento del tempo, fiero nemico delle più arredate fortezze e delle spoglie d’una pace lungamente goduta, non minore nemica delle esterne fortificazioni d’una città. Risiede nel mezzo un palazzo, nel quale si veggono quattro saloni ripieni d'armi di offesa e di difesa con tanta diligenza conservate e con tal vaghezza disposte, che fanno restare meravigliati chi le mira.

S’innalza nel castello stesso una smisurata torre di dove si domina non solo la città, ma anche tutto il distretto, onde serve per fare la guardia acciò non resti sottoposta al fuoco. 

Si trovano nell'angusto recinto della città cinque sole chiese, cioè la chiesa di San Stefano situata sopra la pubblica piazza, la chiesa di San Rocco, posta nella parte superiore della medesima sopra le fontane molto comode alla città, la chiesa di San Giacomo nella contrada di Mezzaterra, la chiesa della Trinità posta nella contrada della Turrigia, poco lungi dalla Porta orientale della città, la chiesa di Santa Maddalena situata dentro il castello. 


Viene la città irrigata da molte nobili fontane, che spargendo di continuo limpidissime acque, apportano non poco comodo gli abitanti; la principale da dove le altre procedono, è quella che si mira in capo della Piazza Maggiore avanti la chiesa di San Rocco, di bellissima prospettiva e di viva pietra fabbricata, dalla quale sgorgano abbondantissime acque. 

Da questa per bipartiti sotterranei cannoni di legno si trasportano le acque per la città ad altre fontane, e prima nel palazzo pretorio, ove non solo serve per l'uso medesimo, ma anche per comodo degli abitanti in quelle vicine contrade; si porta dipoi alla fontana di Mezzaterra sopra la piazzetta avanti il palazzo de’ Faceni, fabbricata di pietra in forma rotonda con una colonna nel mezzo, di dove zampillano da quattro parti le acque; più a basso sopra la piazzetta del Mercato Nuovo c’è un'altra consimile fontana di pietra rotonda, che continuamente gettando acqua, serve per uso di quelle vicine contrade. Sotto la torre situata nelle mura della città verso il borgo di Santo Avvocato, si mira un'altra fontana edificata di pietra, alla quale si conducono le acque, Ma resta ora la medesima esausta; e nella piazzetta vicino alla chiesa di Santa Chiara nel borgo stesso di Santo Avvocato, vi era pure un'altra fontana; ma questa di presente più non si vede. 

Dall'altra parte della Porta Orientale, ma assai umile e positiva, e nel Borgo vicino appiedi del colle nel mezzo della strada sopra la crociera del borgo stesso, se ne mira un'altra di figura Rotonda come le altre due di Mezzaterra e di Mercatonuovo, che di continuo getta acqua. 

Si vedeva pure nella piazzetta vicino alla chiesa di Ognissanti un'altra fontana di pietra, ma questa levata, furono le pietre stesse convertite in altro lavoro. 

Abbonda la città di molti pozzi e di una cisterna di straordinaria grandezza, che divisi per le contrade pubbliche della città e borghi, servono di gran comodo, oltre moltissimi altri pozzi e cisterne, che si trovano nelle private case dei cittadini, da’ quali resta la città in ogni tempo provvista di acque bisognevoli. Viene levata l'acqua, che serve per la prenominate fontane, lungi dalla città circa tre miglia verso tramontana, sotto la villa di Carpene, e per mezzo di cannoni di legno condotta alla città, ascendendo il rilevato del colle, dietro la chiesa di San Rocco in altezza di passi trenta circa, e si porta alle fontane di Piazza, riempiendo prima tutto quel vacuo che si contiene sotto la piazzetta avanti la chiesa di San Rocco, e servono l'acque qui radunate in occasione di fuoco di non piccolo comodo della città, e per mantenimento di queste, viene deputato uno con annuo stipendio con titolo di Fontanaro. E sono pure molte altre fontane di acque sorgenti, come la fontana vicino al ponte del Rivolo o Laurico dietro il convento di Ognissanti, la fontana di Canale nel borgo di Tortesegno, la fontana di Seguaena sotto le mura dell'Ospitale della Madonna, la fontana sotto il luogo del Bersaglio e l'altra che sorge sotto le mura della città, vicino al Baloardo poco lungi dalla Cattedrale, e la fontana che si vede per andar alla chiesa di San Paolo, tutte di acque limpidissime, salubri e perfette, ma soprattutto quella di Saguaena e di San Paolo, le acque delle quali sono di tanta perfezione e bontà, che vengono dai medici, al tempo dell'estate, liberamente permesse agl’infermi, e frequentate in quel tempo da sani con molta loro soddisfazione, né queste in alcun tempo si vedono giammai deficienti.


11 Sì allarga nel mezzo della città una assai spaziosa piazza lastricata di mattoni con vive pietre attorno, ove si erge sopra una colonna di marmo un leone alato di pietra indorato, insegna dell'imperio felicissimo che sopra la città tiene la Serenissima Repubblica Veneta; poco lungi da quella, sopra altra colonna di marmo, si vede innalzarsi una antenna, sopra della quale, ne’ tempi destinati, si spiega lo stendardo della Repubblica o de’ Rettori. Viene questa piazza circondata da chiese, da palazzi e da altre fabbriche pubbliche, da portici, da case e da abitazioni onorevoli di privati cittadini, nella quale si entra da molte parti per sette pubbliche strade; e da una parte di questa si Mira il palazzo pretorio, vago, spazioso e bello, con sale ampie e da abitazioni onorevoli per comodo alloggio de’ rettori, che ogni sedici mesi vengono di Venezia dell'ordine Patrizio a reggere la città. Contiguo a questo s’innalza il palazzo del Comune, fabbrica sontuosa, ove alla parte di sotto vi è il luogo da tenere ragione e le cancellerie sì pretoria, come della città, per scrivere gli atti e per conservare le pubbliche scritture; nella parte superiore vi è un salone vago e comodo, ove si congrega nell'occorrenza e il Consiglio maggiore della città per trattare le faccende più importanti della medesima, e nel fondo dello stesso, vi è il fontico o granajo per conservare le biade ad uso della città. Unito a questo si contiene l'archivio de’ notai della città, ove conservano le pubbliche e scritture ed altro spettante al loro Collegio, e quivi convengono i medesimi a trattare le cose concernenti il loro ufficio. Per la città e nei borghi ci sono molti palazzi de’ privati cittadini, vaghi, sontuosi e comodi che troppo lungo sarebbe volerli tutti a minuto descrivere; fra i quali risplende il palazzo episcopale situato dentro nel recinto della città in luogo isolato, fabbrica considerabile non solo per il comodo delle abitazioni per l'estate ed altri tempi, ma anche per la disposizione del medesimo per le abitazioni aggiustate per l'uso dell'inverno con una spaziosa e regia sala dove all'interno si mirano dipinte le effigi di molti vescovi, che con le loro virtù, esemplarità e santi costumi hanno illustrato in diversi tempi la città, de’ quali altrove, come di altri eruditi soggetti, così ecclesiastici come secolari, ne sarà fatta la dovuta menzione.


12 Si trova la città descritta in quattro porzioni o quartieri, cioè nel quartiere di San Stefano, di Castello, di Portoria e del Duomo. Si estende il quartiere di San Stefano dalla Piazza e chiesa del Santo medesimo verso Ponente sino al borgo delle Tezze, contenendo tutto quel tratto di abitazioni che si trova per mezzo la terra verso settentrione sino alle mura della città, e proseguendo più oltre, comprende mezzo il borgo di Porta e la metà del borgo delle Tezze, che verso tramontana si estendono insieme col borgo di Farra. 

Il quartiere di Castello, cominciando pure nella Piazza, comprende tutte quelle abitazioni che sono situate verso settentrione nella contrada di Portoria fino alle mura della città, con tutto il Castello, e proseguendo fuori della città, contiene quella parte di case che si estende a mano sinistra sino alla chiesa di Loreto, comprendendosi in questo il borgo dell’Uniera. 

Il quartiere di Portoria principiando in piazza dalle case vicine al Palazzo ed estendendosi per la contrada, comprendendo il rimanente delle abitazioni che si trovano a mano dritta verso mezzogiorno, e continuando per il borgo sino alla chiesa di Loreto, inchiude tutta quella parte che riguarda all’ostro con i borghi di Tortesegno e di Nassa sino alla crociata della medesima contrada.

Il quartiere del Duomo, incominciando pure dalla Piazza del palazzo pretorio e scorrendo per la contrada di Mezzaterra, contiene tutto quel tratto di abitazioni che torna verso mezzogiorno, e continuando fuor dalla città, comprende il rimanente de’ borghi di Porta e delle Tezze, quello cioè che si trova a mano sinistra verso ostro e ritornando addietro include la contrada di Santo Avvocato e tutto ciò che contiene sino alla crociata del Borgo di Nassa. 

E ritornando dove partì, ripiglio la storia.


domenica 3 novembre 2024

di santa Odrada di Balen

Odrada di Balen ci è nota attraverso una Vita del 1305 (BHL, II, p. 913, n. 6317) scritta da un monaco benedettino di Saint-Trond, ed un Ufficio canonicale più antico ad uso dei canonici di Alem, Queste due fonti attingono a una Vita precedente che è andata perduta.

Tralasciando i dati leggendari, si può ricostruire come segue la vita della santa: ella nacque a Scheps (e non ad Olmen come qualcuno vorrebbe) che un tempo era stato centro, ma allora era, già da molto, quartiere di Baelen, villaggio della Campine anversana. Pare che suo padre fosse, se non un nobile, almeno un ricco proprietario terriero, allevatore di cavalli, che disponeva di numeroso per sonale libero e servile. La pia madre ispirò alla fanciulla i sentimenti più cristiani, e Odrada., per quanto più volte richiesta in matrimonio, preferì rimanere la verginale sposa di Cristo.

La morte precoce della madre pose fine alla sua felicità familiare, perché il padre si sposò nuovamente e la matrigna fu con lei molto dura. Sotto l’influenza della moglie il padre fece altrettanto e, ben presto, questa odiosa situazione esplose. Un giorno tutta la famiglia, padroni e servitori, si preparavano a recarsi a Millegem, villaggio vicino, per partecipare alla festa della Dedicazione; si tenne così poco conto della giovane Odrada che per lei non rimase più alcuna cavalcatura. Ma la fanciulla non si perdette d’animo e andò a scegliersi un bel cavallo bianco, ancora indomo, nel recinto di suo padre e, al suo avvicinarsi, l’animale diventò placido e docile e così la giovinetta poté raggiungere al più presto la famiglia stupefatta. Questo fatto straordinario venne interpretato come una prova della protezione divina; il padre si accorse della santità della figlia e le chiese perdono. Poco tempo dopo Odrada si ammalò e mori santamente.

Il suo corpo fu trasportato ad Alem, villaggio posto oltre sessantacinque Km. a nord di Scheps, sulle rive della Mosa, nel Brabante olandese. La spiegazione data dalla leggenda per questo lungo viaggio non è ammissibile e pertanto il vero suo motivo rimase misterioso. Sulla tomba di Alem fu edificata una chiesa affidata ai canonici e ben presto visitata da numerosi pellegrini. II corpo rimase intatto fino al 1617.

Rimane da accertare l’epoca in cui Odrada visse; alcuni autori propendono per il sec. XI, perché la chiesa di Alem daterebbe da quel tempo, ma vi sono soltanto degli indizi dell’esistenza di due chiese, l’una, parrocchiale, dedicata a s. Uberto, e un’altra, più antica, poi scomparsa, che conteneva la tomba di Odrada. Le vestigia di questo edificio sono irreperibili, probabilmente inghiottite dalle periodiche inondazioni della Mosa, giacché Alem si trovava su di una pericolosa ansa dei fiume. Sembra perciò preferibile stabilire l’epoca al sec. VIII, perché, i testi agiografici, relativi alla santa, sebbene medievali, contengono locuzioni e periodi decisamente merovingi. Alcune usanze, infatti, ricordano la stessa epoca: ad esempio, il fatto che le vergini consacrate a Dio rimanevano in seno alia famiglia; l’altro fatto che la verginità era considerata di per sé una prova di santità (e ciò fa pensare ad un popolo convertito di recente); i recinti di cavalli selvaggi; le fonti miracolose di Scheps e di Millegem, indubbiamente pozzi battesimali all’epoca della cristianizzazione, ma più tardi collegati erroneamente alla memoria di Odrada, ecc.

Il culto di questa santa, la cui festa e fissata al 10 nov., e localizzato nei villaggi di Baelen, Alem e Millegem. Il popolo invoca la santa per le malattie d’occhi, infezioni del bestiame e per ottenere la pioggia in tempi di siccità

Iconografia. 

Odrada è rappresentata a cavallo, recante in mano una leggera fronda di tiglio per guidare e incitare la sua indocile cavalcatura. Tale si vede nella chiesa di Baelen in una bella scultura lignea dell’artista moderno J. Jacobs; così è pure rappresentata in una statua lignea dei sec. XVII nella chiesa di Millegem. A Scheps si vede la santa in piedi vicino al cavallo, che si inginocchia docilmente ai suoi piedi.

Bibl.: 

J. Coene, Het Leven van de H. Maghet Odrada, Anversa 1688; Officium Sanctae Odradae, ed. L. Schutjes, in Geschiedenis van het Bisdom’s Hertogenbosch, Bois le Duc 1873, pp. 345 sgg.; Acta SS. Novembris, II, 1, Bruxelles 1894, pp. 57-69 (testo della Vita con i com¬ menti dei De Smedt); E. Geboers-F. Van Olmen, De H. Odrada van Baelen, Malines 1898; H. Van de Weerd, Wanne er leefde de H. Odrada van Baelen, in Ons Geestelijk Erf, II (1928), pp. 77-99; Vies des Saints, XI, p. 100; M. Koyen, Sinte Odrada van Scheps, Tongerloo 1955; W. Lampen, in LThK, VII 2 , coi. 1103.

Karel Van den Bergh

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Il Martirologio Romano pone la memoria della santa di Balen al 3 novembre, elencata al X° posto:

“Ad Alem nelle Fiandre, nell’odierna Olanda, deposizione di santa Odrada, vergine.”

Fonti: 

1. Bibliotheca Sanctorum; 

2. Martirologio Romano [ISBN 978-88-209-7925-6]


Il Padre Nostro e altre preghiere in feltrino

El segno de la cross Te'l nome del Pare,  del Fiol e del Spirito Santo Amen  Pare nostro Pare nostro che te sé te i cieli el sìe santifi...