venerdì 22 luglio 2022

Il santuario dei Ss.Mm. Vittore e Corona a Feltre.

 

Il santuario di Feltre.

Il santuario di Feltre fu eretto dai crociati in forme che ricordano le chiese armene o, in ogni caso, quelle appartenenti all'area bizantina (croce greca). L'abside è quadrata, e si tratta di un martyrium contenente l'arca con i resti dei martiri. la facciata invece, probabilmente a capanna o a salienti è oggi caratterizzata dalla presenza del corpo occidentale a torre, di origine germanica forse dovuto proprio alla natura militare e laica del luogo

Bibliografia essenziale.

ü  Cerinotti, Santi e beati di ieri e di oggi. Demetra, 1999.  

ü  Malossini, Dizionario dei santi patroni. Garzanti, 1995.

ü  Pellin, Storia di Feltre. Panfilo Castaldi Feltre, 1944; tip. "B. Bernardino", Feltre, 2001.

ü  Vecellio, I castelli feltrini. Feltre, 1896. A. Forni Ed.

ü  A.de Marco, M. Rech, Forme di devozione popolare nel Comune di Seren del Grappa. Ed DBS, Seren d. G. 1995.

ü  AA.VV., Bibliotheca Sanctorum. Roma 1961-1970.

ü  AA.VV., I Martiri Vittore e Corona a Feltre. Agiografia, culto, santuario. Feltre, 1997.

ü  D.E.M., Le nostre chiese. Catalogo illustrato. Diocesi di Feltre. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1964.

ü  D.E.M., Santi popolari del Feltrino. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1976.

ü  E. Angella, P. Bongi, I Da Vidor ed il culto di San Vittore. Pieve di Soligo, 1995.

ü  G. Cappabava, S. Jacomuzzi, Del come riconoscere i santi. S. E. I., Torino, 1993.

ü  G. M. Dal Molin, Le visite pastorali nella diocesi di Feltre dal 1857 al 1899. Roma, 1978.

ü  L. Bortolas, T. Conte, Chiesette pedemontane. Santi guerrieri…. Cierre edizioni. 1999.

ü  M. Giazzon, Il culto dei santi martiri V. e C. nell'antica diocesi di Feltre. Feltre, 1991.

I santi Vittore e Corona.

I santi Vittore e Corona.


Il martirio.

Il martirio sarebbe avvenuto, secondo le varie "Passio", in Tebaide d'Egitto o a Damasco, durante l'impero di Antonino (138-161). Il sacrificio di Vittore, causato dal suo rifiuto di venerare gli dei, è narrato attraverso un lungo elenco di incredibili tormenti e si conclude con la decapitazione del santo. Quello di Corona è più semplice. Stefania, moglie sedicenne di un soldato, impressionata dalla fede di Vittore, si proclamò cristiana e pronta al martirio.[1] Fu perciò legata a due alberi piegati che, sciolti poi dalle corde, tornarono dritti e fecero morire squartata la giovanetta. Le reliquie sarebbero state conservate in terra d'Oriente fino alla spedizione crociata che li condusse a Feltre in pieno medioevo. La narrazione agiografica presenta una certa ridondanza di elementi simbolici, comuni anche ad altre leggende del medesimo periodo, in particolare provenienti da fonti egiziane.

La traslazione.

Anche la storia della traslazione dei martiri e della fondazione del santuario è leggendaria. Nel '500 il prete Foca la rilevò nel suo Diario. I crociati feltrini, al ritorno dalla terra santa, giunsero ai piedi del monte Miesna col carro che trasportava i resti dei martiri. Qui, stranamente, il carro si bloccò e non riuscendo più a farlo avanzare si dovettero fermare. In quel frangente, giunse una vecchietta, istruita in sogno da Vittore, con due fiacche giovenche. Ella convinse i crociati ad attaccarle al carro e queste, miracolosamente, s'inerpicarono su di un'erta impercorribile persino a piedi. Nel luogo in cui si fermarono fu costruita la chiesa. La vicenda sarebbe testimoniata dalle impronte lasciate sul terreno e che oggi si vedono nel primo capitello del sentiero che sale il monte.[2]

Santi emblematici.

Vi sono santi che possiamo definire "emblematici" nel senso che fungono da icona e da bandiera della città che li elegge patroni. La diffusione nel territorio delle loro immagini e dei luoghi di culto loro dedicati, segna i confini dell'influenza culturale, religiosa e politica che la comunità ha nello spazio e nel tempo. Tale è la funzione di santi quali san Liberale a Treviso, san Vigilio a Trento e san Marco a Venezia. Analogamente, quello per i martiri Vittore e Corona è un culto strettamente legato all'identità e alla storia della Feltre: l'attributo principale del martire Vittore è lo stesso stendardo cittadino e la leggenda vuole che Vittore fosse nato dalla famiglia feltrina dei Facii.[3]

L'estensione del culto è notevole, la coppia, infatti, è venerata dal Primiero fino a Ceneda e Serravalle e finanche nel lontano Brasile, dove vivono le comunità degli emigrati feltrini. Nel medioevo, come testimoniano le numerose pubblicazioni sul tema, il santuario esercitava un grande ascendente sui nobili e persino sui sovrani. Tale ascendente deriva probabilmente dal fatto che il santuario era un centro cultuale della classe cavalleresca. La devozione cavalleresca è dimostrata da alcuni elementi significativi: Vittore è un santo soldato, il santuario è stato fondato dai cavalieri crociati in un luogo strettamente connotato da una funzione difensiva, gli affreschi della chiesa, inoltre, ritraggono molti santi con attributi militari. Si spiegano così l'attaccamento dei nobili[4] del Consiglio cittadino ai santi e al santuario, l'elezione dei martiri a patroni della città nonché la conseguente diffusione del culto nel territorio. La devozione popolare sarebbe subentrata in seguito a quella dei cavalieri, assumendo un carattere proprio più consono al sentire del popolo.

 

Altri "Vittore" martiri militari.

Vittore, Narbore e Felice.

Non ho note su questo gruppo che pure esiste.

Vittore, Stercazio ed Antinogene martiri a Merida.

Vittore è ritenuto un militare ad Emerita ritenuta da alcuni Merida di Spagna, da altri Amiterno del Piceno (e in tal caso si tratterebbe di Vittorino di Amiterno e i compagni sarebbero Marone ed Eutichio).

Di Stercazio non ci sono notizie e forse non è neppure mai esistito.

Antinogene è forse Atenogene di Sebaste.

Il loro culto non pare particolarmente forte né diffuso. 

Vittore, Zotico,Zenone, Acindino, Cesareo,(o Acindino cesareo), Severiano, Cristoforo (o Crisoforo),Teona e Antonino (o Antonio).

I primi cinque, (ritenendo, com'è probabile, che Acindino fosse di Cesarea e che "Cesareo" altro non sia che un aggettivo di provenienza a lui riferito) assistono alla passione di Giorgio e restano ammirati della sua fermezza al punto di convertirsi alla fede cristiana. Diocleziano, irritato per la loro conversione li fa arestare e sottoporre a diversi e crudeli tormenti con lo scopo di farli apostatare e sacrificare agli idoli. Resistendo agli inutili tormenti essi vengono decapitati.

Gli altri tre sono membri della guardia imperiale, anch'essi sono affascinati come i primi dagli eventi miracolosi che accompagnano il martirio di Giorgio. Depongono le loro armi ai piedi dell'imperatore dichiarandosi cristiani. Arrestati ed incarcerati, devono subire torture via via sempre più feroci senza tuttavia mai abiurare la loro nuova fede. Al termine della vana crudeltà sono arsi vivi.

Data la loro relazione con Giorgio si possono ritenere martiri di provenienza palestinese  della zona di Lidda. Sono ricordati i giorni 18, 19, 20 aprile.

Vittore di Acaunum.

Un Vittore veterano romano è ricordato tra i martiri della legione Tebea.

Il santuario di Feltre fu eretto dai crociati in forme che ricordano le chiese armene o, in ogni caso, quelle appartenenti all'area bizantina (croce greca). E in questo è più che evidente l'analogia con il vostro gioiello. La presenza di architetture che grossolanamente definisco bizantine, nelle Marche come nelle Venezie, è evidentemente garantita da costruzioni quali San Ciriaco di Ancona o San Marco di Venezia.

L'abside è quadrata, e si tratta di un martyrium contenente l'arca con i resti dei martiri. la facciata invece, probabilmente a capanna o a salienti è oggi caratterizzata dalla presenza del corpo occidentale a torre, di origine germanica forse dovuto proprio alla natura militare e laica del luogo.

Il santuario di Feltre.

Il santuario di Feltre fu eretto dai crociati in forme che ricordano le chiese armene o, in ogni caso, quelle appartenenti all'area bizantina (croce greca). L'abside è quadrata, e si tratta di un martyrium contenente l'arca con i resti dei martiri. la facciata invece, probabilmente a capanna o a salienti è oggi caratterizzata dalla presenza del corpo occidentale a torre, di origine germanica forse dovuto proprio alla natura militare e laica del luogo

Bibliografia essenziale.

ü  Cerinotti, Santi e beati di ieri e di oggi. Demetra, 1999.  

ü  Malossini, Dizionario dei santi patroni. Garzanti, 1995.

ü  Pellin, Storia di Feltre. Panfilo Castaldi Feltre, 1944; tip. "B. Bernardino", Feltre, 2001.

ü  Vecellio, I castelli feltrini. Feltre, 1896. A. Forni Ed.

ü  A.de Marco, M. Rech, Forme di devozione popolare nel Comune di Seren del Grappa. Ed DBS, Seren d. G. 1995.

ü  AA.VV., Bibliotheca Sanctorum. Roma 1961-1970.

ü  AA.VV., I Martiri Vittore e Corona a Feltre. Agiografia, culto, santuario. Feltre, 1997.

ü  D.E.M., Le nostre chiese. Catalogo illustrato. Diocesi di Feltre. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1964.

ü  D.E.M., Santi popolari del Feltrino. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1976.

ü  E. Angella, P. Bongi, I Da Vidor ed il culto di San Vittore. Pieve di Soligo, 1995.

ü  G. Cappabava, S. Jacomuzzi, Del come riconoscere i santi. S. E. I., Torino, 1993.

ü  G. M. Dal Molin, Le visite pastorali nella diocesi di Feltre dal 1857 al 1899. Roma, 1978.

ü  L. Bortolas, T. Conte, Chiesette pedemontane. Santi guerrieri…. Cierre edizioni. 1999.

ü  M. Giazzon, Il culto dei santi martiri V. e C. nell'antica diocesi di Feltre. Feltre, 1991.



[1] In modo particolareggiato la passio dei due è narrata dal Cambruzzi. Cfr. Cambruzzi, Vecellio, vol.1.

[2] La vicenda delle vaccherelle è comune alla leggenda di san Terenzio da Pesaro.

[3] Militava allora Vittore, cavaliere nativo di Feltre (come si cava da antiche scritture della città per relazione del Padre Cesare Valerano, religioso della Congregazione Fiesolana). Cambruzzi. Cfr. A. Cambruzzi, A. Vecellio, vol 1; A. Pellin.

[4] Di origine cavalleresca.

Su San Vittore delle Chiuse e San Vittore di Feltre.

A proposito di san Vittore ricordato al 14 di maggio all’Abbazia di San Vittore delle Chiuse (Genga). 
La data della ricorrenza del santo di Genga è la medesima del titolare (insieme a santa Corona) del santuario di Feltre. Ciò suggerisce di escludere che a Genga si veneri san Vittore papa, il cui giorno di memoria è piuttosto il 28 luglio, o san Vittore il Moro venerato l'8 maggio.

San Vittore delle Chiuse

San Vittore di Feltre



«La chiesa dell’abbazia di S. Vittore alle Chiuse sorge in una posizione elevata, sul lato sinistro del fiume, in prossimità di un ponte romano con accesso fortificato; assetto questo che ha interessato anche le strutture del monastero, ancora oggi assimilabili più a una struttura fortificata, che a un edificio religioso. Come datazione per l’edificio attuale, gli storici propendono per la fine dell’XI secolo. Più volte restaurata (negli anni 1923-1925-1930), la chiesa di S. Vittore alle Chiuse vanta origini antiche. E’ attestata in documenti che la citano ai primi anni dell’XI secolo, quando il monastero già esisteva (anni 1007 e 1011). Altre tre chiese dell’area marchigiana ricalcano le strutture architettoniche di questo monumento, pur con alcuni aspetti distintivi: S. Claudio al Chienti, S. Maria alle Moie e S. Croce di Sassoferrato. Per spiegare il sistema costruttivo qui adottato (lesene e archetti pensili ciechi, tiburio ottagonale e copertura a volte a crociera), gli studiosi dell’architettura romanica si riferiscono a una matrice “lombardo-padana”, ma rimandano anche, per la planimetria, a edifici del meridione d’Italia, specialmente pugliesi, quali S. Maria di Siponto e quel che rimane della chiesetta di Castro nel Salento, il tempietto di Sepannibale e le chiese abbaziali di Valenzano e Conversano. Da ciò, tenendo presente il fatto che il S. Vittore delle Chiuse era chiesa conventuale benedettina, quindi punto d’incontro di monaci provenienti anche da altre regioni italiane come pure europee, deriverebbe la particolarità di questo edificio, sintesi dell’incontro di esperienze nordiche padane con tradizioni orientaleggianti e bizantine.

L’impressione di trovarsi di fronte a una struttura fortificata è rafforzata anche dalla presenza della massiccia torre cilindrica e dell’alto torrione, aggiunto probabilmente in una fase edilizia successiva alla costruzione della chiesa, che delimitano l’atrio di accesso dell’attuale edificio. Questo si presenta abbastanza omogeneo nella sua attuale struttura architettonica. E’ costruito con blocchetti di pietra calcarea bianca alternati a pietre rosate, senza ricerca di particolari motivi cromatici. I conci sono posti in opera con malta dello spessore di 1-1,5 cm. Delle tre absidi orientali, solamente quella destra presenta una decorazione ad archetti ciechi, mentre sia quella centrale che quella sinistra mostrano segni di ricostruzioni nelle parti alte. Questa stessa abside è, per così dire, la più completa delle tre: ha una finestra centrale rettangolare ed è decorata da due lesene piatte che partono da un’altezza di circa un metro dal basamento e dividono lo spazio curvo in tre sezioni. Ogni lesena racchiude in alto due archetti. L’abside centrale ha una lesena che si interrompe nel tratto superiore, dove compaiono i segni di un rifacimento, mentre di una seconda ne rimane solo un breve troncone nella parte inferiore; la finestra di questa abside è strombata e conclusa da un arco trilobato. Pure l’abside settentrionale di questo lato presenta solo la parte iniziale delle due lesene originarie. Il lato nord dell'edificio, nella sezione più prossima alla parte absidale, conserva 8 archetti ciechi, divisi da una lesena, resti della decorazione che in origine doveva correre lungo tutto il fianco. L’abside dello pseudo-transetto ha le stesse caratteristiche costruttive delle absidi minori del lato est, ma è priva degli archetti lombardi. Proseguendo verso la torre campanaria quadrata, il fianco presenta resti di altri archetti ciechi. Sempre su questo lato si apre un basso ingresso con doppia cornice a tutto sesto.

Per quanto riguarda il lato sud, la parte vicina alle absidi orientali presenta un paramento murario molto omogeneo. La decorazione è costituita da una lesena piatta centrale che suddivide lo spazio in due sezioni. Anche qui, come nel lato nord, ogni sezione racchiude quattro archetti di decorazione.

L’abside centrale del fianco sud presenta due lesene non racchiudenti archetti, segno anche qui di probabili rifacimenti, e una finestra. Proseguendo verso la facciata della chiesa, si notano alcune mensole che lasciano presupporre l’esistenza, in qualche periodo, di una struttura esterna appoggiata a questo lato. All'incrocio dei bracci dell’edificio si eleva un tiburio ottagonale decorato con archetti ciechi alternativamente disposti in numero di due e tre per ogni lato. A ovest, l’ingresso è caratterizzato da due torri: quella meridionale rotonda, parzialmente inglobata nell’atrio della chiesa, quella settentrionale quadrata, più alta e dall’aspetto massiccio (forse un tempo torre fortificata, anziché semplice campanile). L’ingresso vero e proprio della chiesa è preceduto da un atrio aperto, all’interno del quale sono visibili parte della torre circolare e la vera entrata della chiesa, ad arco a tutto sesto, profilato da una serie di conci in marmo chiaro, sottolineati da blocchetti in cotto posti per il loro lato lungo e stretto. Si accede al tempio scendendo due consunti gradini. Immediatamente, colpisce la luminosità dell'ambiente, dovuta anche al biancore del materiale utilizzato nella costruzione, diviso in nove campate (voltate a crociera), da quattro massicce colonne cilindriche, anch’esse in pietra bianca, poggianti su plinti quadrati e decorate poco sopra la base da una cornice ottenuta ponendo pietre messe obliquamente rispetto alla superficie del resto della colonna. I capitelli sono cubici, con angoli semplicemente smussati. Il catino di due delle tre absidi (esclusa quella del fianco meridionale) è decorato con una cornice a denti di sega. Nessun altra decorazione “turba” la semplicità dell'insieme.

Il presbiterio è sopraelevato di 3 gradini (circa 60 cm). La presenza del tiburio, all’incrocio dei bracci, trasmette una sensazione di notevole altezza non percepibile all’esterno.»
[tratto da https://www.thais.it/Romanico/Itinerario/Genga/Medie/scheda0001.htm ]

Qui sui Santi martiri Vittore e Corona di Feltre

Qui sul Santuario dei Ss. Mm, Vittore e Corona di Feltre

Qui studio sull'architettura di San Vittore di Feltre

Ricostruzione ipotetica dell'aspetto
originario di San Vittore di Feltre.
Visibile in facciata il corpo occidentale


Qui sulle origini di San Vittore delle Chiuse

Visione di San Vittore delle Chiuse da sud,
con la torre occidentale in facciata


Bibliografia essenziale.

ü  Cerinotti, Santi e beati di ieri e di oggi. Demetra, 1999.  

ü  Malossini, Dizionario dei santi patroni. Garzanti, 1995.

ü  Pellin, Storia di Feltre. Panfilo Castaldi Feltre, 1944; tip. "B. Bernardino", Feltre, 2001.

ü  Vecellio, I castelli feltrini. Feltre, 1896. A. Forni Ed.

ü  A.de Marco, M. Rech, Forme di devozione popolare nel Comune di Seren del Grappa. Ed DBS, Seren d. G. 1995.

ü  AA.VV., Bibliotheca Sanctorum. Roma 1961-1970.

ü  AA.VV., I Martiri Vittore e Corona a Feltre. Agiografia, culto, santuario. Feltre, 1997.

ü  D.E.M., Le nostre chiese. Catalogo illustrato. Diocesi di Feltre. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1964.

ü  D.E.M., Santi popolari del Feltrino. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1976.

ü  E. Angella, P. Bongi, I Da Vidor ed il culto di San Vittore. Pieve di Soligo, 1995.

ü  G. Cappabava, S. Jacomuzzi, Del come riconoscere i santi. S. E. I., Torino, 1993.

ü  G. M. Dal Molin, Le visite pastorali nella diocesi di Feltre dal 1857 al 1899. Roma, 1978.

ü  L. Bortolas, T. Conte, Chiesette pedemontane. Santi guerrieri…. Cierre edizioni. 1999.

ü  M. Giazzon, Il culto dei santi martiri V. e C. nell'antica diocesi di Feltre. Feltre, 1991.



[1] In modo particolareggiato la passio dei due è narrata dal Cambruzzi. Cfr. Cambruzzi, Vecellio, vol.1.

[2] La vicenda delle vaccherelle è comune alla leggenda di san Terenzio da Pesaro.

[3] Militava allora Vittore, cavaliere nativo di Feltre (come si cava da antiche scritture della città per relazione del Padre Cesare Valerano, religioso della Congregazione Fiesolana). Cambruzzi. Cfr. A. Cambruzzi, A. Vecellio, vol 1; A. Pellin.

[4] Di origine cavalleresca.

Storia di Feltre minima

 


FELTRE

È l’antica FELTRIA, "oppido" di origine Retica, come testimonia Plinio il Vecchio, che deve forse il suo nome al termine estruscoide FELTHURI (“città di Fel” o "luogo fortificato").

In epoca romana fu città operosa, sede di un Municipium e di diverse magistrature. Importanti i ritrovamenti archeologici.

Già diocesi nel VI secolo, con il dominio longobardo, Feltre fa parte del ducato di Ceneda (Vittorio Veneto); durante l'impero carolingio è creato un autonomo comitatus (contea) comprendente oltre al Feltrino attuale anche la Valsugana, il Tesino ed il Primiero. Più tardi gli imperatori di Germania ne concedono il governo e la signoria ai vescovi.

Dal XII al XIII secolo nasce il comune feltrino, ma è tormentato da numerose guerre locali e intestine. Segue, per tutto il XIV secolo, l'epoca delle Signorie: Caminesi, Carraresi, Scaligeri, Asburgo, Visconti. Ha così termine l'epoca dei vescovi-conti. 

Nel 1404 il comune fa un atto di "spontanea dedizione" a Venezia, e così facendo perde definitivamente le terre di Valsugana, Tesino e Primiero, rimaste all'impero. Nel 1510 la fedeltà alla repubblica marciana costa alla città l’incendio e la distruzione da parte dell’esercito della Lega di Cambrai.

Successivamente Feltre è completamente ricostruita secondo un piano urbanistico d’avanguardia. Arricchita di splendidi affreschi e di pregevoli costruzioni in cui si mescolano elementi medievali con altri di squisito rinascimento. Nel XV secolo, durante l'età veneziana, la città diede i natali a Vittorino Rambaldoni, insigne educatore umanista, maestro dei Gonzaga di Mantova e del duca di Montefeltro, a Panfilo Castaldi, primo stampatore con caratteri mobili in Italia, al francescano beato Bernardino da Feltre, inventore e diffusore dei Monti di Pietà. Vi fu ospite il giovane Carlo Goldoni che nel bel teatro cittadino compose e rappresentò le sue prime commedie. 

Nel 1797 è conquistata dai Francesi che la governano per breve tempo e la sottomettono alla neonata Provincia di Belluno. 

Successivamente sarà parte dell’Impero Austriaco fino all’Unità d’Italia.


Dei santi nella Cattedrale di Feltre

I santi della cattedrale di Feltre.

San Pietro "Petrus apostolus, princeps apostolorum".

La tradizione locale riferisce che la fondazione della prima chiesa feltrina avvenne per opera di sa Prosdocimo sui resti di un tempio pagano e che tale tempio sarebbe stato dedicato ad Apollo; non vi sono ritrovamenti archeologici che diano un fondamento a tale memoria, tuttavia essa è confortata dal ritrovamento avvenuto in età moderna, di una statua di Esculapio, personaggio che secondo il mito era appunto un figlio di Apollo (e di Coronide o Arsinoe).
 
Asclepio, chiamato dai Romani Esculapio, era il dio della medicina, il guaritore per eccellenza, e presso il suo santuario edificato sull'Isola Tiberina si svolgevano pratiche di medicina e di farmacopea.
Ad Esculapio veniva attribuivo il potere di far risuscitare i morti, prerogativa questa che ne accosta la figura mitica al Cristo stesso. Pare inoltre che nel tempio romano dell'Isola Tiberina sgorgasse una fonte di acqua benefica, fatto questo che si coniuga splendidamente con la presenza del fonte battesimale cristiane presente presso la cattedrale.
Attributo principale di Esculapio è sì il serpente, ma si deve ricordare in questo caso soprattutto il gallo, segno dell'alba, simbolo cristologico poi accostato a san Pietro.

Appunto a san Pietro, secondo i bollandisti fu dedicata la basilica cattedrale di Feltre dal vescovo padovano Prosdocimo. Per inciso, non si può neppure escludere che la fede cristiana sia giunta a Feltre attraverso la Via Claudia Augusta da Altino anziché da Padova. Altino era un porto di grande importanza, e lungo la via il titolo a San Pietro è piuttosto diffuso.

Nel XV secolo il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore e vi pone alcune reliquie, in particolare quelle degli apostoli Pietro e Andrea, dei Ss. Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.

Simone, fratello di Andrea, era detto "Cèfa" (dall'aramaico כיפא (kēp̄ā) e dal siriaco kefa) ossia "roccia", "pietra", "sasso, reso in latino col maschile Petrus. Il nome Simone deriverebbe dall'ebraico שִׁמְעוֹן (Shim'on), basato su שָׁמַע (shamá', "ascoltare"), il cui significato sarebbe pressappoco "che ascolta" o "Egli ha ascoltato".

Pietro è l'apostolo al quale Gesù consegna le "chiavi del Regno dei Cieli", riceve per questo un primato fra gli apostoli, confermato poi dal fatto di essere l'apostolo primo vescovo dell'Urbe. La figura di Pietro, principe degli apostoli, rappresenta l'insieme dei Dodici, l'intera classe apostolica. Poiché gli apostoli sono considerati nella tradizione ecclesiale come il prototipo dei vescovi, anche se sarebbe meglio dire che i vescovi sono i successori di quelli, san Pietro simbolizza quindi i vescovi nella loro totalità e dunque il collegio episcopale. Il papa, come successore di Pietro, ne rappresenta l'incarnazione nel divenire del tempo. Ma se il papa è PietroPietro è il papa, pertanto il papa, sostenendo il primato di Pietro deriva il proprio da esso. 

Il principato di Pietro permane nei suoi successori, i vescovi di Roma, e i vescovi di Roma, i papi, in Pietro hanno il loro fondamento. Pietro è il sigillo della continuità e della Traditio apostolica: dalla figura di Pietro prendono forza, ragione e continuità l'autorità del Papa e l'idea di Roma Caput Mundi. Il papa-Pietro-vescovo di Roma, è icona vivente dell'episcopato, della condizione di vescovo e dell'autorità episcopale. Pietro è l'elemento che condensa l'apostolicità e la romanità (leggasi anche universalità) della chiesa.

La basilica maggiore, intitolata a San Pietro Principe degli Apostoli è dunque il monumento della dignità e della funzione apostolica ossia episcopale: centro della città cristiana e della sua diocesi, ma anche e soprattutto richiamo alla apostolicità della chiesa. 

Pietro è ricordato solennemente con Paolo il 29 giugno. In tale giorno i romani festeggiavano Quirino Romolo fondatore dell'Urbe. In età cristiana, alla coppia di Romolo e Remo subentrò quella di Pietro e Paolo. Non è errato pertanto definire Pietro il fondatore della nuova Roma. Non si deve dimenticare, inoltre, l'importanza che ha il santo ha nel mondo rurale come patrono dei mietitori. È anche patrono di pescatori e pescivendoli, muratori, orologiai e portieri ed è invocato contro la rabbia. A lui erano intitolate le chiese di Soranzen e di Pez. La tradizione popolare ricorda soprattutto la pestifera màre de san Piero: liberata annualmente dall'inferno, in occasione della festa del figlio, la donna causerebbe sgraditi fenomeni meteorologici.

È mia opinione che l'immagine della madonna assunta o in ogni caso della madre di dio che compare in ogni pala o quasi ed in ogni abside o altar maggiore rappresenti una sorta di intitolazione sottaciuta, sottintesa: ogni basilica è implicitamente dedicata alla madre di Dio e la menzione diviene superflua. L'attenzione si concentra, perciò, sul santo accessorio, comprimario che nel caso di Feltre è san Pietro. Pertanto la dedicazione va intesa in questo modo: [alla madre di Dio e] a san Pietro [per gli apostoli].

La cattedrale di Feltre è dedicata a San Pietro Apostolo,[6] ma, nella pala dell'altare maggiore, appare anche l'immagine della Vergine Assunta. È plausibile pensare che, almeno in antico, i due titoli siano stati compresenti. Se, infatti, osserviamo le antiche pievi filiate da Feltre[7] ci accorgiamo che tutte portano la medesima dedicazione alla madonna e che, nei pressi della pieve, si trova talora una chiesa minore, con funzioni di comprimaria, intitolata a San Pietro. Agli aspetti simbolici qui accennati si debbono, naturalmente, aggiungere quelli legati alla più schietta devozione popolare che fanno, del culto mariano e di quello per san Pietro, un argomento assi articolato e complesso, che travalica i limiti di questa ricerca.
Anche a Treviso sorgeva, in luogo dell'attuale cattedrale, l'antica basilica di San Pietro, probabilmente l'antica basilica maggiore,  i cui resti sono stati distrutti nel XIX secolo.

La chiesa di San Pietro in vincolposta all'inizio di Via Nassa, presso il convento già delle monache agostiniane di Santa Monica[9], potrebbe essere stata in origine la cappella della casa vescovile, quando essa ancora si trovava unita alle basiliche della cattedrale. Il titolo di San Pietro è, in effetti, il medesimo della basilica maggiore.

Santa Maria Assunta.

Il fatto di dedicare alla madonna le chiese di una certa importanza era una consuetudine molto diffusa in antico. Si voleva, evidentemente, ricalcare nell'edificio, la stessa materna autorità di Maria. L'icona della Vergine Madre, infatti, bene si prestò, fin dall'inizio dell'era cristiana, a rappresentare quell'insieme di purezza verginale e di maternità che doveva caratterizzare la chiesa di Dio.

Festeggiata solennemente il 15 agosto, è patrona delle partorienti. Il dogma della Assunzione di Maria risale solo al 1950, ma la credenza che la madre di Gesù fosse salita al cielo senza l'onta della corruzione mortale, appartiene già ai primi secoli del cristianesimo e fu sostenta, prima che dai testi canonici della chiesa, dai vangeli apocrifi. In principio la celebrazione era solo orientale, fu l'imperatore Maurizio, al termine del VI secolo, a favorirne la diffusione in tutto l'impero. Si nota la coincidenza con le feste pagane dedicate alla dea madre e con il sacrum anniversarium Cereris, che il mondo romano celebrava il 10 agosto.

Il titolo di Santa Maria Assunta era anche dell'antica cattedrale (basilica maggiore?) di Altinum.

Cappelle particolari della cattedrale.

Gli altari dell'antico transetto sono dedicati a san Prosdocimo e al Cristo Redentore (il Risorto), forse in antico San Salvatore. Quest'ultimo in linea con la tradizione Franca.

Le due cappelle maggiori, accanto a quella del presbiterio, hanno il titolo di San Michele e di Santa Caterina e sono così attestati almeno dal 1482.

La cappella dei Santi Vittore e Corona è la più antica quella rimasta dopo il '510, rende presente in città la funzione del santuario sul Miesna.

Importanti: Sant'Andrea, legato all'Arte della lana, e di cui si menziona la reliquia presso l'altare maggiore nel 1434 posta in loco dallo Scarampi; San Girolamo, il culto del quale è molto sentito in tutta la terra veneta.

San Prosdocimo.

....

Giovanni battista

Nel V secolo, al posto della Madonna della Misericordia, si trovava il titolo di San Giovanni Evangelista e Sant'Anna; ma sant'Anna è la madre di Giovanni Battista, non ci fu dunque confusione tra i santi? Ipotesi: il titolo di San Giovanni Battista era presente nel battistero, ma era anche implicitamente presente nell'altare della madre Sant'Anna, al pervenire del titolo autonomo di Giovanni Battista entro la chiesa maggiore, quello che compariva con Anna per coerenza del sistema dei titoli, interno alla chiesa, dovette trasformarsi, gradualmente o per ingegno, in Giovanni Evangelista.

San Michele 

L'arcangelo evidenzia, tra le altre cose, la natura militare della torre campanaria: doveva essere un importante elemento difensivo del quartiere della cattedrale, il cosiddetto castello delle canoniche.

San Michele è patrono degli uomini d'arme, sovrintende ai passaggi, sulle acque e verso l'aldilà. Protegge, inoltre, dal demonio e dalla morte improvvisa ed è invocato in caso di malattia mentale. È il santo dell'equinozio d'autunno, assimilabile alle note funzioni di san Martino, ma ben più antico di questo. San Michele è forse una delle figure più importanti del lessico mitico-simbolico cristiano. In lui sono condensate funzioni appartenute a divinità pagane quali Thot ed Anubis, Hermes-Mercurio, Ares-Marte, Mithra, Apollo. È normalmente raffigurato in armi mentre regge una bilancia e trafigge il demonio o il drago. Nella festa, il 29 settembre, si faceva la benedizione delle inime, pertiche per bacchiare le noci e si raccoglievano nelle arnie gli sciami di api e si riponeva il miele.

Santa Caterina d'Alessandria 

La santa morì martire ad Alessandria nel 415 circa. Il culto ha fonti del VIII e IX secolo. La leggenda narra che la bellissima principessa avesse rifiutato di sposare l'imperatore Massenzio per non diventare idolatra. Dimostrò gran sapienza ed eloquenza resistendo a cinquanta oratori chiamati da Massenzio per convincerla ad abbandonare la fede cristiana. Fu bastonata e torturata con la ruota aculeata, infine decapitata. Patrona di ragazze da marito, costruttori di ruote, arrotini e mugnai vasai malattie della lingua, Università degli studi teologi filosofi e studiosi. Festa 25 novembre. Popolarissima figura nel medioevo che con santa Giuliana e santa Margherita simboleggia la purezza della fede e la sua inattaccabilità. Dunque un altare alla verginità e alla purezza, alla fede.

Nel 1434 il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore. Vi pone alcune reliquie, in particolare degli apostoli Pietro e Andrea, dei ss.Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.

San Girolamo 

Amico di Eliodoro di Altino, di origine dalmata, fu particolarmente venerato nelle antiche chiese venete.

San Giovanni Battista 

Il santo è una figura di particolare rilievo. Prima di tutto, è legata alla funzione battesimale della chiesa maggiore: il luogo del battesimo è rilevato dalla presenza del santo che è il simbolo stesso del sacramento iniziatico cristiano. Il culto non manca, tuttavia, di altri aspetti importanti vicini agli antichi riti pagani. Il suo giorno natale, il 24 di giugno, cade, infatti, durante il solstizio d'estate e si accompagna al Natale di Cristo che si celebra invece nel solstizio invernale. La notte di san Giovanni, nella tradizione popolare di molte zone, è considerata "magica": sono accesi dei fuochi che hanno la facoltà di scacciare le streghe e il maligno.

San Lorenzo e Santo Stefano.

L'attuale battistero della cattedrale è oggi dedicato alla Madonna del Rosario, ma, com'è noto, il titolo originario prima del Cinquecento, era di San Lorenzo; ancor oggi è giustamente conosciuta con quel nome. Il fonte era l'unico della città e forse la chiesa fungeva da parrocchiale. Il Suarez in una relazione del 26 dicembre 1727: Ci sono tre sacelli del tutto separati dalla stessa cattedrale di cui le solennità degli anniversari di consacrazione sono celebrati Il giorno dieci di Gennaio. È anche chiesa parrocchiale, sola ed unica in città possiede un fonte battesimale costruito in pietra la cui circonferenza è di ventotto palmi posto nella chiesetta della B. V. M. del Santissimo Rosario. Il 14 giugno del 1581 il Rovellio rilevava due altari uno dedicato a san Lorenzo, in pietra, col paliotto in legno dipinto, e uno alla Vergine, a sinistra entrando, di pietra elevato su tre gradini di legno con predella ornato con debitis ornamentis con lampade votive una o due accese di continuo e nelle solennità maggiori tutte. Nel 5 luglio 1610 il Gradenigo scrive che gli altari di santo Stefano e di san Lorenzo furono demoliti e fu sistemato il fonte su una colonnina posta su di una pietra quadrangolare e doveva essere circondato da un anello di ferro per essere più facilmente rimosso. Tra la visita del Rovellio che parla di un altare di San Lorenzo, e quella di Gradenigo, che accenna alla demolizione dei due altari di Lorenzo e di Stefano, corrono solo trent'anni. In tale periodo fu dunque costruito l'altare di Stefano o fu tralasciata la menzione da parte del Rovellio? Oppure fu il Gradenigo a parlare di due altari mentre in realtà si trattava di un solo altare con due titoli? O ancora si tratta di un errore di traduzione o di trascrizione? Claut ritiene che la funzione battesimale sia stata data alla chiesa di San Lorenzo nella seconda metà del XIV secolo, con modifica dell'assetto strutturale (nuovo fonte del 1399 e poi aggiunta dell'abside a nord ?). Dice che nella seconda metà del '500 esistevano gli altari di S. Biagio, S. M. Maddalena, della Madonna del Rosario e l'altare maggiore avente il duplice titolo di San Lorenzo e Santo Stefano. Quest'ultimo, demolito nel 1610, fu sdoppiato e, forse mantenendo la posizione dei santi nella pala precedente, si misero i nuovi: San Lorenzo a sinistra (titolare) e Santo Stefano a destra. I due altari sono presenti ancor oggi, pur sprovvisti di un'autentica mensa, e portano la pala di San Lorenzo del Ridolfi (claut) e di Santo Stefano di Jacopo Bassano ( Claut).

È giustificato il sospetto che la chiesetta fosse in origine dedicata ai santi diaconi Stefano e Lorenzo.

San Lorenzo

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S. Stefano.

Stefano è uno dei sette addetti al servizio delle opere di carità (diaconi), eletti dai discepoli di Gerusalemme allo scopo di sollevare gli apostoli da tale incombenza che li avrebbe distolti dal servizio della parola. La solerzia di Stefano è tale anche nel voler portare il messaggio di Cristo che egli è condannato a morte per lapidazione. È il primo tra coloro che verseranno il loro sangue per la parola di Cristo. Si racconta che alla lapidazione di Stefano avesse assistito il giovane Marco divenuto poi l'evangelista. È festeggiato il 26 dicembre, il giorno seguente al Natale del Signore.

La basilica di santo Stefano a Roma, la chiesa del santo ad Aquileia, il San Lorenzo di Feltre e quello di Trento insistono su un'area cimiteriale: è forse un caso? O il fatto che Lorenzo è il protomartire lo rende il prototipo dei defunti nella fede e il titolo passa attraverso le catacombe dei martiri  e raggiunge i cimiteri cristiani medievali? Come l'intitolazione a "Santa Maria Assunta" anche quella a "Santo Stefano" era presente presso l'antica cattedrale di Altinum (basilica minore?)

S. Lorenzo.

Lorenzo fu l'arcidiacono romano, di origini ispaniche, posto da Sisto II a guida dei diaconi romani. Gli addetti al fisco imperiale imposero a Lorenzo di consegnare loro i tesori della chiesa, egli mostrò loro i poveri e gli abbandonati di cui si curava e rispose che erano quelli i tesori della chiesa. Fu per questo arrestato e messo a morte. Fu decapitato, anche se stando alla leggenda sarebbe stato arso sulla graticola. Le stelle cadenti della notte del 10 agosto sono chiamate "lacrime di san Lorenzo", ma rappresentano anche i carboni del martirio. La festa coincide con il periodo delle celebrazioni pagane dedicate al trionfo dell'estate[17] e ad Ercole il 12 e a Diana il 13. Con Pietro e Paolo, Lorenzo è compatrono della città di Roma dove gli furono dedicate ben 34 chiese; è inoltre il patrono dei carbonai, e protegge da lombaggini e scottature.

Stefano e Lorenzo sono due diaconi e in loro la classe diaconale si riconosce e si rappresenta. I diaconi sono dei non presbiteri, e in un certo senso sono dei laici, anche se il termine è alquanto vago e discutibile, se pensato in età tardoantica o medievale. La basilica minore monumentalizza la figura del diacono ovvero del non presbitero. Accanto alla basilica maggiore che celebra il vescovo, e con esso il presbitero, la basilica minore dedicata al diacono, dispiega una seconda ala della chiesa.

La liturgia riserva al diacono i compiti di servizio e di assistenza al vescovo che ancor oggi mostrano i segni della passata importanza del ruolo. L'arcidiacono è la figura immediatamente subordinata al vescovo(?).

Le dedicazioni delle due basiliche non hanno a molto a che vedere con la natura delle funzioni liturgiche che vi si svolgevano. Diverso il caso del battistero che essendo dedicato a San Giovanni Battista vedeva, al contrario, legati titolo e liturgia battesimale.

Nel 1434 il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore. Vi pone alcune reliquie, in particolare degli apostoli Pietro e Andrea, dei ss.Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.

Il titolo San Lorenzo è equiparabile a Santo Stefano, entrambi sono diaconi paleocristiani, e del resto è indicativo il fatto che esista presso la chiesa, oltre all'altare dedicato a Lorenzo anche quello di Stefano. Forse nella chiesa di san Lorenzo era in origine presente anche il titolo di santo Stefano e allora potremmo pensare che, nel medioevo, questo sia stato condotto presso il castello o, in ogni caso, entro le mura. Forse ciò avvenne in occasione del trasferimento del vescovado, che si trovava in origine ad est della cattedrale (al posto del monastero di san Pietro in Vincoli), e per le medesime ragioni. Per maggior difesa, infatti, il vescovo Adalgerio da Villalta (1257-1290) volle partare la domus episcopalis, entro le mura. Saremmo di fronte quindi a uno sdoppiamento per ragioni pratiche della basilica minore della cattedrale. Santo Stefano serviva ancora da basilica minore per la liturgia feriale, insieme o al posto della scomoda e indifesa San Lorenzo? Possiamo considerarla una propaggine della cattedrale entro le mura urbane?

A San Lorenzo, fino alla Visita del Noris, nel 1584, la chiesa conservava il SS portato poi in tale occasione, d'autorità entro la basilica maggiore. Mi sembra segno evidente che la liturgia celebrata in san Lorenzo era ancora strettamente connessa con quella di San Pietro. Tanto basta a far pensare a San Lorenzo come alla basilica minore di una cattedrale doppia? L'adattamento di San Lorenzo a chiesa battesimale, fu quasi certamente un ripiego dettato dalla perdita del battistero circolare altomedievale, i cui resti si trovano presso gli scavi antichi del sagrato. Il titolo però non mutò in quello di San Giovanni Battista come forse avvenne invece a Treviso. L'altare di san Giovanni fu portato nella chiesa maggiore, forse è questo il segno di una fase in cui si amministrò il battesimo all'interno della chiesa. In ogni caso, la costruzione dell'abside nord di san Lorenzo, pare suggerire la necessita di svolgervi funzioni di una certa importanza e che richiedevano un adeguato coro per il clero. Essa dovette avvenire intorno alla fine del '500[18] o forse piuttosto alla fine del '400 o ai primi del '500, data l'evidente somiglianza con l'abside gotico della cattedrale. La credenza che San Lorenzo fosse chiesa cimiteriale è dettata dalla presenza, però certamente successiva, del cimitero urbano attorno ad essa. Non vi sarebbe analogia con San Lorenzo Fuori le Mura di Roma. Né, forse, con San Lorenzo di Trento.

Secondo il vescovo Suarez, il fonte presente in San Lorenzo era in antico l'unico della città.

A Concordia e a Caorle la cattedrale è dedicata a Santo Stefano. A Trento sorgeva l'antica basilica cimiteriale di San Lorenzo.

Il diacono Stefano è più vicino alla tradizione antica greca mentre Lorenzo appare come un analogo in quella latina..

San Marco e San Luca

Il Noris fa istituire due parrocchie in città per sostituire la vecchia cura d'anime che era sostenuta da due curati di città che si alternavano quotidianamente nell'ufficio. Sorgono le parrocchie: una dedicata a san Marco ed una a San Luca. Non vi sono altari o chiese dedicate ai due in città. La stessa basilica cattedrale funge da chiesa parrocchiale in ambedue i casi. Perché questi due titoli e quando avviene l'istituzione? Erano già circoscrizioni curaziali?

Nel caso di Treviso[19] e in quello di Bressanone[20] si suppone l'esistenza di una chiesa parrocchiale/pievena intra moenia. Esistevano le pievi urbane? Che bisogno c'era di esse? Mi riesce difficile pensare ad un "alto clero" a Bressanone nel Mille. Oltre ad un vescovo principe/conte e a dei canonici ci poteva esserci? Forse l'idea di chiesa parrocchiale è da valutarsi in altro modo: è il luogo del battesimo dei cittadini e delle liturgie feriali, luogo privilegiato della comunità urbana, affinché non fossero privi dei vantaggi di cura d'anime che c'erano per le pievi extra moenia?! D'altra parte non mi riesce di pensare che il vescovo di Bressanone non celebrasse per il popolo nella sua cattedrale. Non vedo la chiesa grande come luogo dell'alto clero e quella piccola come luogo dei fedeli. Né mi convince l'idea di una pieve in senso alternativo alla cattedrale, ma solo come espansione di essa.

San Giovanni Battista.

Il battistero circolare davanti alla basilica principale era probabilmente dedicato a san Giovanni battista. Lo stesso titolo accompagnò probabilmente il fonte battesimale presso la sua collocazione in San Lorenzo, ma l'altare di San Giovanni fu edificato entro la basilica maggiore. 

Ognissanti.

La basilica cimiteriale di Ognissanti doveva essere un'estensione della chiesa cattedrale. Il titolo richiama i defunti in Cristo. Quindi Santi è un nome generico per morti cristiani, battezzati. Fu papa Gregorio III (731-741) che avviò la scelta di celebrare il 1º novembre  come dara per commemorare e festeggiare i santi e i trapassati in Cristo. 


[1] A. Morelli, "Dèi e miti…", Fratelli Melita Editori, La Spezia, 1994.

[2] "Feltrenses etiam non fidem tantum sed ecclesiam cathedralem S. Prosdocimo se debere fatentur  et in templi fronte haec inscripserunt: DIVO PETRO APOSTOLO A SANCTO PROSDOCIMO DICATUM". Alberto Alpago-Novello cita: Ughelli, Italia sacra, t. V, pag. 485; Acta Sanctorum novembris, collecta…T III, Bruxelles, 1910.

[3] La cattedrale di Altino era dedicata a Santa Maria

[4] A. Alpago-Novello, Notizie sulla cattedrale di Feltre prima del 1510….  A.S.B.F.C. anni XI - XII nn. 65-67.

[5] A. A Michieli, Storia di Treviso, Firenze, 1938.

[6] Il titolo agli apostoli o al principe degli apostoli, e cioè a San Pietro, è altrettanto antico e diffuso di quello alla Vergine. P. Piva, p. 27; 1990

[7] Le pievi di Formegan (dalla quale Santa Giustina), Fonzaso, Arsiè, Servo, Cesio, Primiero, Borgo, Calceranica (dalle quali si resero autonome Pieve Tesino e Pergine).

[8] Vedi in appendice le note agiografiche.

[9] Soppresso nel 1806. A. Alpago-Novello, Il palazzo dei vescovi di Feltre….  A.S.B.F.C. anni XI - XII nn. 65-67. In seguito ricevuto dalle Figlie della Carità Canossiane.

[10] Dalla costituzione apostolica di Pio XII, munificentissimum Deus, 1950.

[11] Proveniente dal battistero distrutto (?).

[12] I cosiddetti "fuochi di San Giovanni".

[13] Tria sacella sunt omnino separata ab eadem cathedrali cuius consecrationis anniversaria sollemnitas celebrantur die decima Januarii. Est etiam ecclesia parochialis, una sola in urbe habet fontem baptesimalem ex lapide constructum cuius circumferentia est viginti octo palmarum situm in sacello B. V. M. Sanctissimi Rosarii. L Bentivoglio.

[14] L. Bentivoglio.

[15] S. Claut, 1996.

[16] Atti.

[17] Aestas triumphans ed Hercules invictus.

[18] A. Alpago-Novello. In ricerca degli assi…

[19] San Giovanni.

[20] San Michele.


 

le parrocchie urbane di Feltre

LE PARROCCHIE DELLA CITTÀ DI FELTRE.

1531: è eretta in canonicato la "porzione" di cura di San Marco nella cattedrale, posseduta da Antonio Rizzardi, avendo egli chiesto tale istituzione al papa. Ha l'obbligo di dare alla mensa dei canonici beni in misura di un'entrata quotidiana, destinata al nuovo canonico sacrista, di valore pari a quelle ricevute dagli altri canonici. Ha altresì l'obbligo di partecipare al coro e alle funzioni canonicali.

1584: il 10 agosto arriva a Feltre il Visitatore apostolico Cesare Nores vescovo di Parenzo. Incontra il vescovo Rovellio e i nobili alla chiusa di san Vittore. Il clero lo accoglie a S. M. del Prato, (particolari sull'abito e sui riti). Ordina: di levare il SS. da San Lorenzo ove si trovava e di porlo in cattedrale, sull'altar maggiore; di istituire due parrocchie, perchè i due curati della città si alternavano quotidianamente nella cura d'anime, invece i fedeli dovevano conoscere e avere un solo "paroco e pastore"; di rimuovere e dare conveniente sistemazione al corpo di Scarampi che si trovava presso la cappella di san Michele.

In cattedrale vi sono dunque due curati, poi parroci, un canonico archidiacono, un canonico decano del capitolo, un canonico sacrista e altri otto canonici, il vicario generale, il sacrista, un precentore, sette mansionari, due rettori (quello della Trinità e quello di Altino), cinque altaristi, sei preti non titolati, tre diaconi. Sono elencati in modo preciso nomi e cognomi e titoli in Cambruzzi-Vecellio III pag. 93. a proposito del sinodo diocesano del 1585.

Si deduce il ruolo di chiesa feriale e di "basilica minore della cattedrale" che ha San Lorenzo, dalla presenza in essa del SS. Sacramento.

Le parrocchie istituite sono quella di San Marco e di San Luca. San Luca è eretta parrocchia il 15 giugno 1593.

1750: il canonicato di San Marco è ridotto a Parrocchia con sottrazione di rendita. [C-V 1531 nota di d. A. Perotto]

1818 fu restituito al già canonicato di San Marco ormai parrocchia la residenza ma non gli onori e le insegne connessi. [C-V 1531 nota di d. A. Perotto]

1862: nella sua seconda visita il vescovo Renier rileva la chiese delle parrocchie.

San Marco: parrocchiale la cattedrale; altre chiese: s. Orsola, Annunziata, s. Giacomo, S. Giovanni nep., s. Gaetano, s. Giuseppe di Tomo, s. Giacomo di Tomo (curaziale), Mugnai (curaziale), s. Elisabetta di Mugnai.

San Luca: parrocchiale la cattedrale; altre chiese: curaziale di Farra, san Bovo di Farra, s. Rocco, Loreto, Ognissanti, Trinità, capp. del seminario, san Paolo. [dal Molin]

1866: nella pianta di Feltre realizzata dallo Seiffert appaiono segnate le sedi delle due parrocchie. San Luca si trova nella casa adiacente porta Oria, di fronte all'attuale museo, (forse la casa segnata dallo stemma del vescovo Savio), San Marco si trova in Borgo delle Tezze (via Battisti, all'angolo con le Fornere Pazze). [E. de Nard]

1872: nella sua prima visita il vescovo Bolognesi rileva le chiese delle parrocchie.

San Marco: parrocchiale la cattedrale; altre chiese: curaziale di S. Giacomo di Tomo, S. Giacomo di Feltre di iuspatronato di contrade di Mezzatera e Paradiso, S. Giovanni Nepomuceno di Feltre, Santa Maria degli Angeli di Feltre, Santa Maria dell'Annunciazione, Sant'Orsola.

San Luca: parrocchiale la cattedrale; altre chiese: Santa maria di Loreto (preposto) , Ognissanti (preposto), San Rocco (preposto), Ss. Trinità, San Paolo (preposto), Santa Croce(preposto), San Martino di Farra (preposto), San Bovo di farra, e cappella dell'ospedale. [dal Molin]

1910: visita di Giuseppe Foschiani. Visita la parrocchia di San Luca, vi rileva le strutture: la parrocchiale (cattedrale), le chiese di Loreto, Ognissanti, ss. Trinità, San Rocco, Santa Croce, Farra, tutte senza sacerdote stabile, tranne Ognissanti in cui celebra il cappellano dell'ospedale, le cappelle di maria bambina all'ospedale e della casa di cura. entro i confini parrocchiali vi sono appunto l'ospedale e la casa di ricovero.

1915: San Marco evangelista di Mugnai è eretta in parrocchia. La chiesa sarà consacrata il 23 novembre 1931

1917: il primo novembre è fatta la fusione tra le due parrocchie nella nuova di San Pietro. Lo stesso anno nasce la parrocchia di San martino di Farra, (ma sarà dotata di fonte battesimale solo nel 1918 e consacrata nel 1945). Pochi giorni dopo la città è invasa dalle truppe austroungariche e tedesche. ancora sono comprese le chiese di Tomo, di Ognissanti, di Santa Maria degli Angeli.

1944: è istituita la parocchia di San Giacomo di Tomo.

1949: nasce la parrocchia del Sacro Cuore. La chiesa risale al 1909 col nuovo convento dei Minori.

1951: è istituita la parrocchia di Santa Maria degli Angeli.

Il Padre Nostro e altre preghiere in feltrino

El segno de la cross Te'l nome del Pare,  del Fiol e del Spirito Santo Amen  Pare nostro Pare nostro che te sé te i cieli el sìe santifi...