La tradizione locale riferisce che la fondazione della prima chiesa feltrina avvenne per opera di sa Prosdocimo sui resti di un tempio pagano e che tale tempio sarebbe stato dedicato ad Apollo; non vi sono ritrovamenti archeologici che diano un fondamento a tale memoria, tuttavia essa è confortata dal ritrovamento avvenuto in età moderna, di una statua di Esculapio, personaggio che secondo il mito era appunto un figlio di Apollo (e di Coronide o Arsinoe).
Asclepio, chiamato dai Romani Esculapio, era il dio della medicina, il guaritore per eccellenza, e presso il suo santuario edificato sull'Isola Tiberina si svolgevano pratiche di medicina e di farmacopea.
Ad Esculapio veniva attribuivo il potere di far risuscitare i morti, prerogativa questa che ne accosta la figura mitica al Cristo stesso. Pare inoltre che nel tempio romano dell'Isola Tiberina sgorgasse una fonte di acqua benefica, fatto questo che si coniuga splendidamente con la presenza del fonte battesimale cristiane presente presso la cattedrale.
Attributo principale di Esculapio è sì il serpente, ma si deve ricordare in questo caso soprattutto il gallo, segno dell'alba, simbolo cristologico poi accostato a san Pietro.
Appunto a san Pietro, secondo i bollandisti fu dedicata la basilica cattedrale di Feltre dal vescovo padovano Prosdocimo. Per inciso, non si può neppure escludere che la fede cristiana sia giunta a Feltre attraverso la Via Claudia Augusta da Altino anziché da Padova. Altino era un porto di grande importanza, e lungo la via il titolo a San Pietro è piuttosto diffuso.
Nel XV secolo il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore e vi pone alcune reliquie, in particolare quelle degli apostoli Pietro e Andrea, dei Ss. Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.
Simone, fratello di Andrea, era detto "Cèfa" (dall'aramaico כיפא (kēp̄ā) e dal siriaco kefa) ossia "roccia", "pietra", "sasso, reso in latino col maschile Petrus. Il nome Simone deriverebbe dall'ebraico שִׁמְעוֹן (Shim'on), basato su שָׁמַע (shamá', "ascoltare"), il cui significato sarebbe pressappoco "che ascolta" o "Egli ha ascoltato".
Pietro è l'apostolo al quale Gesù consegna le "chiavi del Regno dei Cieli", riceve per questo un primato fra gli apostoli, confermato poi dal fatto di essere l'apostolo primo
vescovo dell'Urbe. La figura di Pietro, principe degli apostoli, rappresenta
l'insieme dei Dodici, l'intera classe apostolica. Poiché gli apostoli sono
considerati nella tradizione ecclesiale come il prototipo dei vescovi, anche se
sarebbe meglio dire che i vescovi sono i successori di quelli, san Pietro
simbolizza quindi i vescovi nella loro totalità e dunque il collegio episcopale. Il papa, come successore di Pietro, ne rappresenta l'incarnazione nel divenire del tempo. Ma
se il papa è Pietro, Pietro è il papa, pertanto il papa, sostenendo il primato di Pietro deriva il proprio da esso.
Il principato di Pietro permane nei suoi successori, i
vescovi di Roma, e i vescovi di Roma, i papi, in Pietro hanno il loro fondamento. Pietro è il sigillo della continuità e della Traditio apostolica: dalla figura di Pietro
prendono forza, ragione e continuità l'autorità del Papa e l'idea di Roma Caput Mundi. Il papa-Pietro-vescovo di Roma, è icona
vivente dell'episcopato, della condizione di vescovo e dell'autorità
episcopale. Pietro è l'elemento che condensa
l'apostolicità e la romanità (leggasi anche universalità) della chiesa.
La basilica maggiore, intitolata a San Pietro Principe degli Apostoli è dunque il
monumento della dignità e della funzione apostolica ossia episcopale: centro della città cristiana e della sua diocesi, ma anche e soprattutto richiamo alla apostolicità della chiesa.
Pietro è ricordato solennemente
con Paolo il 29 giugno. In tale giorno i romani festeggiavano Quirino Romolo fondatore
dell'Urbe. In età cristiana, alla coppia di Romolo e Remo subentrò quella di
Pietro e Paolo. Non è errato pertanto definire Pietro il fondatore della nuova Roma. Non si deve dimenticare, inoltre,
l'importanza che ha il santo ha nel mondo rurale come patrono dei mietitori. È
anche patrono di pescatori e pescivendoli, muratori, orologiai e portieri ed è
invocato contro la rabbia. A lui erano intitolate le chiese di Soranzen e di
Pez. La tradizione popolare ricorda soprattutto la pestifera màre de san Piero: liberata annualmente
dall'inferno, in occasione della festa del figlio, la donna causerebbe sgraditi
fenomeni meteorologici.
È mia opinione che l'immagine della madonna assunta o in
ogni caso della madre di dio che compare in ogni pala o quasi ed in ogni abside
o altar maggiore rappresenti una sorta di intitolazione sottaciuta, sottintesa:
ogni basilica è implicitamente dedicata alla madre di Dio e la menzione diviene
superflua. L'attenzione si concentra, perciò, sul santo accessorio, comprimario che nel caso di Feltre è san Pietro.
Pertanto la dedicazione va intesa in questo modo: [alla madre di Dio e] a san
Pietro [per gli apostoli].
La cattedrale di Feltre è dedicata a San Pietro Apostolo,[6] ma, nella pala dell'altare maggiore, appare anche l'immagine della Vergine Assunta. È plausibile pensare che, almeno in antico, i due titoli siano stati compresenti. Se, infatti, osserviamo le antiche pievi filiate da Feltre[7] ci accorgiamo che tutte portano la medesima dedicazione alla madonna e che, nei pressi della pieve, si trova talora una chiesa minore, con funzioni di comprimaria, intitolata a San Pietro. Agli aspetti simbolici qui accennati si debbono, naturalmente, aggiungere quelli legati alla più schietta devozione popolare che fanno, del culto mariano e di quello per san Pietro, un argomento assi articolato e complesso, che travalica i limiti di questa ricerca.
Anche a Treviso sorgeva, in luogo dell'attuale cattedrale, l'antica basilica di San Pietro, probabilmente l'antica basilica maggiore, i cui resti sono stati distrutti nel XIX secolo.
La chiesa di San
Pietro in vincoli posta
all'inizio di Via Nassa, presso il convento già delle monache agostiniane di
Santa Monica,
potrebbe essere stata in origine la cappella della casa vescovile, quando essa
ancora si trovava unita alle basiliche della cattedrale. Il titolo di San
Pietro è, in effetti, il medesimo della basilica maggiore.
Santa Maria Assunta.
Il fatto di dedicare alla
madonna le chiese di una certa importanza era una consuetudine molto diffusa in
antico. Si voleva, evidentemente, ricalcare nell'edificio, la stessa materna
autorità di Maria. L'icona della Vergine Madre, infatti, bene si prestò, fin
dall'inizio dell'era cristiana, a rappresentare quell'insieme di purezza verginale e di maternità che doveva caratterizzare la
chiesa di Dio.
Festeggiata solennemente il 15
agosto, è patrona delle partorienti. Il dogma della Assunzione di Maria risale
solo al 1950, ma la credenza che la madre di Gesù fosse salita al cielo senza l'onta della
corruzione mortale, appartiene già ai primi secoli del cristianesimo e fu
sostenta, prima che dai testi canonici della chiesa, dai vangeli apocrifi. In
principio la celebrazione era solo orientale, fu l'imperatore Maurizio, al
termine del VI secolo, a favorirne la diffusione in tutto l'impero. Si nota la
coincidenza con le feste pagane dedicate alla dea madre e con il sacrum
anniversarium Cereris, che il mondo romano celebrava il 10 agosto.
Il titolo di Santa Maria Assunta era anche dell'antica cattedrale (basilica maggiore?) di Altinum.
Cappelle particolari della cattedrale.
Gli altari dell'antico transetto sono dedicati a
san
Prosdocimo e al Cristo Redentore (il Risorto), forse in antico
San Salvatore. Quest'ultimo in linea con la
tradizione Franca.
Le due cappelle maggiori, accanto a quella del
presbiterio, hanno il titolo di San Michele e di Santa Caterina e sono così
attestati almeno dal 1482.
La cappella dei Santi Vittore e Corona è la più antica
quella rimasta dopo il '510, rende presente in città la funzione del santuario sul Miesna.
Importanti: Sant'Andrea, legato all'Arte della lana, e di cui si menziona la reliquia presso l'altare
maggiore nel 1434 posta in loco dallo Scarampi; San Girolamo, il culto del quale è
molto sentito in tutta la terra veneta.
San Prosdocimo.
....
Giovanni battista
Nel V secolo, al posto della Madonna della Misericordia, si trovava il titolo di San Giovanni Evangelista e Sant'Anna; ma
sant'Anna è la madre di Giovanni Battista, non ci fu dunque confusione tra i
santi? Ipotesi: il titolo di San Giovanni
Battista era presente nel battistero, ma era anche implicitamente presente
nell'altare della madre Sant'Anna, al pervenire del titolo autonomo di Giovanni Battista entro la chiesa
maggiore,
quello che compariva con Anna per coerenza del sistema dei titoli, interno alla
chiesa, dovette trasformarsi, gradualmente o per ingegno, in Giovanni Evangelista.
San Michele
L'arcangelo evidenzia, tra le altre cose, la natura militare della torre campanaria: doveva
essere un importante elemento difensivo del quartiere della cattedrale, il
cosiddetto castello delle canoniche.
San Michele è patrono degli
uomini d'arme, sovrintende ai passaggi, sulle acque e verso l'aldilà. Protegge,
inoltre, dal demonio e dalla morte improvvisa ed è invocato in caso di malattia
mentale. È il santo dell'equinozio d'autunno, assimilabile alle note funzioni
di san Martino, ma ben più antico di questo. San Michele è forse una delle
figure più importanti del lessico mitico-simbolico cristiano. In lui sono
condensate funzioni appartenute a divinità pagane quali Thot ed Anubis,
Hermes-Mercurio, Ares-Marte, Mithra, Apollo. È normalmente raffigurato in armi
mentre regge una bilancia e trafigge il demonio o il drago. Nella festa, il 29
settembre, si faceva la benedizione delle
inime, pertiche per bacchiare le noci e
si raccoglievano nelle arnie gli sciami di api e si riponeva il miele.
Santa Caterina
d'Alessandria
La santa morì martire ad Alessandria nel 415 circa. Il culto ha fonti
del VIII e IX secolo. La leggenda narra che la bellissima principessa avesse
rifiutato di sposare l'imperatore Massenzio per non diventare idolatra.
Dimostrò gran sapienza ed eloquenza resistendo a cinquanta oratori chiamati da
Massenzio per convincerla ad abbandonare la fede cristiana. Fu bastonata e
torturata con la ruota aculeata, infine decapitata. Patrona di ragazze da marito, costruttori di ruote,
arrotini e mugnai vasai malattie della lingua, Università degli studi teologi
filosofi e studiosi. Festa 25 novembre. Popolarissima figura nel medioevo che
con santa Giuliana e santa Margherita simboleggia la purezza della fede e la
sua inattaccabilità. Dunque un altare alla verginità e alla purezza, alla fede.
Nel 1434 il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore. Vi pone alcune reliquie, in particolare degli apostoli Pietro e Andrea, dei ss.Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.
San Girolamo
Amico di Eliodoro di Altino, di origine dalmata, fu particolarmente venerato nelle antiche
chiese venete.
San Giovanni Battista
Il santo è
una figura di particolare rilievo. Prima di tutto, è legata alla funzione
battesimale della chiesa maggiore: il luogo del battesimo è rilevato dalla
presenza del santo che è il simbolo stesso del sacramento iniziatico cristiano.
Il culto non manca, tuttavia, di altri aspetti importanti vicini agli antichi
riti pagani. Il suo giorno natale, il
24 di giugno, cade, infatti, durante il solstizio d'estate e si accompagna al
Natale di Cristo che si celebra invece nel solstizio invernale. La notte di san
Giovanni, nella tradizione popolare di molte zone, è considerata "magica": sono accesi dei fuochi che hanno la facoltà di scacciare le
streghe e il maligno.
San Lorenzo e Santo Stefano.
L'attuale battistero della cattedrale è oggi dedicato
alla Madonna del Rosario, ma, com'è noto, il titolo originario prima del
Cinquecento, era di San Lorenzo; ancor oggi è giustamente conosciuta con quel
nome. Il fonte era l'unico della città e forse la chiesa fungeva da
parrocchiale. Il Suarez in una relazione del 26 dicembre 1727: Ci sono tre
sacelli del tutto separati dalla stessa cattedrale di cui le solennità degli
anniversari di consacrazione sono celebrati Il giorno dieci di Gennaio. È anche
chiesa parrocchiale, sola ed unica in città possiede un fonte battesimale
costruito in pietra la cui circonferenza è di ventotto palmi posto nella
chiesetta della B. V. M. del Santissimo Rosario. Il 14 giugno del 1581 il Rovellio rilevava due altari uno dedicato a san
Lorenzo, in pietra, col paliotto in legno dipinto, e uno alla Vergine, a
sinistra entrando, di pietra elevato su tre gradini di legno con predella
ornato con debitis ornamentis con lampade votive una o due
accese di continuo e nelle solennità maggiori tutte. Nel 5 luglio 1610 il
Gradenigo scrive che gli altari di santo Stefano e di san Lorenzo furono
demoliti e fu sistemato il fonte su una colonnina posta su di una pietra
quadrangolare e doveva essere circondato da un anello di ferro per essere più
facilmente rimosso. Tra la visita del Rovellio che parla di un altare di San Lorenzo, e quella di
Gradenigo, che accenna alla demolizione dei due altari di Lorenzo e di Stefano,
corrono solo trent'anni. In tale periodo fu dunque costruito l'altare di
Stefano o fu tralasciata la menzione da parte del Rovellio? Oppure fu il
Gradenigo a parlare di due altari mentre in realtà si trattava di un solo
altare con due titoli? O ancora si tratta di un errore di traduzione o di
trascrizione? Claut ritiene che la funzione battesimale sia stata data alla
chiesa di San Lorenzo nella seconda metà del XIV secolo, con modifica
dell'assetto strutturale (nuovo fonte del 1399 e poi aggiunta dell'abside a
nord ?). Dice che nella seconda metà del '500 esistevano gli altari di S.
Biagio, S. M. Maddalena, della Madonna del Rosario e l'altare maggiore avente
il duplice titolo di San Lorenzo e Santo Stefano. Quest'ultimo, demolito nel
1610, fu sdoppiato e, forse mantenendo la posizione dei santi nella pala precedente,
si misero i nuovi: San Lorenzo a sinistra (titolare) e Santo Stefano a destra. I due altari sono presenti ancor oggi, pur sprovvisti di un'autentica mensa, e
portano la pala di San Lorenzo del Ridolfi (claut) e di Santo Stefano di Jacopo
Bassano ( Claut).
È giustificato il sospetto che la chiesetta fosse
in origine dedicata ai santi diaconi Stefano e Lorenzo.
San Lorenzo
...
S. Stefano.
Stefano è uno dei sette addetti al servizio delle opere
di carità (diaconi), eletti dai discepoli di Gerusalemme allo scopo di
sollevare gli apostoli da tale incombenza che li avrebbe distolti dal servizio
della parola. La
solerzia di Stefano è tale anche nel voler portare il messaggio di Cristo che
egli è condannato a morte per lapidazione. È il primo tra coloro che verseranno
il loro sangue per la parola di Cristo. Si racconta che alla lapidazione di
Stefano avesse assistito il giovane Marco divenuto poi l'evangelista. È
festeggiato il 26 dicembre, il giorno seguente al Natale del Signore.
La basilica di santo Stefano a Roma, la chiesa del santo
ad Aquileia, il San Lorenzo di Feltre e quello di Trento insistono su un'area
cimiteriale: è forse un caso? O il fatto che Lorenzo è il protomartire lo rende
il prototipo dei defunti nella fede e il titolo passa attraverso le catacombe
dei martiri e raggiunge i cimiteri
cristiani medievali? Come l'intitolazione a "Santa Maria Assunta" anche quella a "Santo Stefano" era presente presso l'antica cattedrale di Altinum (basilica minore?)
S. Lorenzo.
Lorenzo fu l'arcidiacono romano, di origini ispaniche,
posto da Sisto II a guida dei diaconi romani. Gli addetti al fisco imperiale
imposero a Lorenzo di consegnare loro i tesori della chiesa, egli mostrò loro i
poveri e gli abbandonati di cui si curava e rispose che erano quelli i tesori
della chiesa. Fu per questo arrestato e messo a morte. Fu decapitato, anche se
stando alla leggenda sarebbe stato arso sulla graticola.
Le stelle cadenti della notte del 10 agosto sono
chiamate "lacrime di san Lorenzo", ma rappresentano anche i carboni
del martirio. La festa coincide con il periodo delle celebrazioni pagane
dedicate al trionfo dell'estate
e ad Ercole il
12 e a Diana il 13. Con Pietro e Paolo, Lorenzo
è compatrono della città di Roma dove gli furono dedicate ben 34 chiese; è
inoltre il patrono dei carbonai, e protegge da lombaggini e scottature.
Stefano e Lorenzo sono due diaconi e in loro la classe
diaconale si riconosce e si rappresenta. I diaconi sono dei non presbiteri, e in un certo senso sono
dei laici, anche se il termine è alquanto vago e discutibile, se pensato in età
tardoantica o medievale. La basilica minore monumentalizza la figura del
diacono ovvero del non presbitero.
Accanto alla basilica maggiore che celebra il vescovo, e con esso il presbitero, la basilica minore dedicata al diacono, dispiega una seconda ala della
chiesa.
La liturgia riserva al diacono i compiti di servizio e di
assistenza al vescovo che ancor oggi mostrano i segni della passata importanza
del ruolo. L'arcidiacono è la figura immediatamente subordinata al vescovo(?).
Le dedicazioni delle due basiliche non hanno a molto a
che vedere con la natura delle funzioni liturgiche che vi si svolgevano.
Diverso il caso del battistero che essendo dedicato a San Giovanni Battista
vedeva, al contrario, legati titolo e liturgia battesimale.
Nel 1434
il vescovo Scarampi consacra l'altare maggiore. Vi pone alcune reliquie, in
particolare degli apostoli Pietro e Andrea, dei ss.Vittore e Corona, di san Lorenzo e di santa Caterina.
Il titolo San Lorenzo
è equiparabile a
Santo Stefano, entrambi sono diaconi
paleocristiani, e del resto è indicativo il fatto che esista presso la chiesa,
oltre all'altare dedicato a Lorenzo anche quello di Stefano. Forse nella chiesa
di san Lorenzo era in origine presente anche il titolo di santo Stefano e allora potremmo pensare che, nel medioevo, questo
sia stato condotto presso il castello o, in ogni caso, entro le mura. Forse ciò
avvenne in occasione del trasferimento del vescovado, che si trovava in origine
ad est della cattedrale (al posto del monastero di san Pietro in Vincoli), e
per le medesime ragioni. Per maggior difesa, infatti, il vescovo Adalgerio da
Villalta (1257-1290) volle partare la domus
episcopalis, entro le mura. Saremmo di fronte quindi a uno sdoppiamento per
ragioni pratiche della basilica minore della cattedrale. Santo Stefano serviva
ancora da basilica minore per la liturgia feriale, insieme o al posto della
scomoda e indifesa San Lorenzo? Possiamo considerarla una propaggine della
cattedrale entro le mura urbane?
A San Lorenzo, fino alla Visita del Noris, nel 1584, la
chiesa conservava il SS portato poi in tale occasione, d'autorità entro la
basilica maggiore. Mi sembra segno evidente che la liturgia celebrata in san
Lorenzo era ancora strettamente connessa con quella di San Pietro. Tanto basta
a far pensare a San Lorenzo come alla basilica minore di una cattedrale doppia?
L'adattamento di San Lorenzo a chiesa battesimale, fu quasi certamente un
ripiego dettato dalla perdita del battistero circolare altomedievale, i cui
resti si trovano presso gli scavi antichi del sagrato. Il titolo però non mutò
in quello di San Giovanni Battista
come forse avvenne invece a Treviso. L'altare di san Giovanni fu portato nella
chiesa maggiore, forse è questo il segno di una fase in cui si amministrò il
battesimo all'interno della chiesa. In ogni caso, la costruzione dell'abside
nord di san Lorenzo, pare suggerire la necessita di svolgervi funzioni di una
certa importanza e che richiedevano un adeguato coro per il clero. Essa dovette
avvenire intorno alla fine del '500
o forse piuttosto alla fine del '400 o ai primi del '500, data l'evidente
somiglianza con l'abside gotico della cattedrale. La credenza che San Lorenzo
fosse chiesa cimiteriale è dettata dalla presenza, però certamente successiva,
del cimitero urbano attorno ad essa. Non vi sarebbe analogia con San Lorenzo
Fuori le Mura di Roma. Né, forse, con San Lorenzo di Trento.
Secondo il vescovo Suarez, il fonte presente in San
Lorenzo era in antico l'unico della città.
A Concordia e a Caorle la cattedrale è dedicata a Santo
Stefano. A Trento sorgeva l'antica basilica cimiteriale di San Lorenzo.
Il diacono Stefano è più vicino alla tradizione antica
greca mentre Lorenzo appare come un analogo
in quella latina..
San Marco e San Luca
Il Noris fa istituire due parrocchie in città per
sostituire la vecchia cura d'anime che era sostenuta da due curati di città che
si alternavano quotidianamente nell'ufficio. Sorgono le parrocchie: una
dedicata a san Marco ed una a San Luca. Non vi sono altari o chiese dedicate ai
due in città. La stessa basilica cattedrale funge da chiesa parrocchiale in
ambedue i casi. Perché questi due titoli e quando avviene l'istituzione? Erano
già circoscrizioni curaziali?
Nel caso di Treviso
e in quello di Bressanone
si suppone l'esistenza di una chiesa parrocchiale/pievena intra moenia. Esistevano le pievi urbane? Che bisogno c'era di
esse? Mi riesce difficile pensare ad un "alto clero" a Bressanone nel
Mille. Oltre ad un vescovo principe/conte e a dei canonici ci poteva esserci?
Forse l'idea di chiesa parrocchiale è da valutarsi in altro modo: è il luogo
del battesimo dei cittadini e delle liturgie feriali, luogo privilegiato della
comunità urbana, affinché non fossero privi dei vantaggi di cura d'anime che
c'erano per le pievi extra moenia?! D'altra parte non mi riesce di pensare che
il vescovo di Bressanone non celebrasse per il popolo nella sua cattedrale. Non
vedo la chiesa grande come luogo dell'alto
clero e quella piccola come luogo dei fedeli. Né mi convince l'idea di una
pieve in senso alternativo alla cattedrale, ma solo come espansione di essa.
San Giovanni Battista.
Il battistero circolare davanti alla basilica principale
era probabilmente dedicato a san
Giovanni battista. Lo stesso titolo accompagnò probabilmente il fonte battesimale presso la sua collocazione in San Lorenzo, ma l'altare di San Giovanni fu edificato entro la
basilica maggiore.
Ognissanti.
La basilica cimiteriale di Ognissanti doveva essere
un'estensione della chiesa cattedrale. Il titolo richiama i defunti in Cristo.
Quindi Santi è un nome generico per
morti cristiani, battezzati. Fu papa Gregorio III (731-741) che avviò la scelta di celebrare il 1º novembre come dara per commemorare e festeggiare i santi e i trapassati in Cristo.