venerdì 22 luglio 2022

I santi Vittore e Corona.

I santi Vittore e Corona.


Il martirio.

Il martirio sarebbe avvenuto, secondo le varie "Passio", in Tebaide d'Egitto o a Damasco, durante l'impero di Antonino (138-161). Il sacrificio di Vittore, causato dal suo rifiuto di venerare gli dei, è narrato attraverso un lungo elenco di incredibili tormenti e si conclude con la decapitazione del santo. Quello di Corona è più semplice. Stefania, moglie sedicenne di un soldato, impressionata dalla fede di Vittore, si proclamò cristiana e pronta al martirio.[1] Fu perciò legata a due alberi piegati che, sciolti poi dalle corde, tornarono dritti e fecero morire squartata la giovanetta. Le reliquie sarebbero state conservate in terra d'Oriente fino alla spedizione crociata che li condusse a Feltre in pieno medioevo. La narrazione agiografica presenta una certa ridondanza di elementi simbolici, comuni anche ad altre leggende del medesimo periodo, in particolare provenienti da fonti egiziane.

La traslazione.

Anche la storia della traslazione dei martiri e della fondazione del santuario è leggendaria. Nel '500 il prete Foca la rilevò nel suo Diario. I crociati feltrini, al ritorno dalla terra santa, giunsero ai piedi del monte Miesna col carro che trasportava i resti dei martiri. Qui, stranamente, il carro si bloccò e non riuscendo più a farlo avanzare si dovettero fermare. In quel frangente, giunse una vecchietta, istruita in sogno da Vittore, con due fiacche giovenche. Ella convinse i crociati ad attaccarle al carro e queste, miracolosamente, s'inerpicarono su di un'erta impercorribile persino a piedi. Nel luogo in cui si fermarono fu costruita la chiesa. La vicenda sarebbe testimoniata dalle impronte lasciate sul terreno e che oggi si vedono nel primo capitello del sentiero che sale il monte.[2]

Santi emblematici.

Vi sono santi che possiamo definire "emblematici" nel senso che fungono da icona e da bandiera della città che li elegge patroni. La diffusione nel territorio delle loro immagini e dei luoghi di culto loro dedicati, segna i confini dell'influenza culturale, religiosa e politica che la comunità ha nello spazio e nel tempo. Tale è la funzione di santi quali san Liberale a Treviso, san Vigilio a Trento e san Marco a Venezia. Analogamente, quello per i martiri Vittore e Corona è un culto strettamente legato all'identità e alla storia della Feltre: l'attributo principale del martire Vittore è lo stesso stendardo cittadino e la leggenda vuole che Vittore fosse nato dalla famiglia feltrina dei Facii.[3]

L'estensione del culto è notevole, la coppia, infatti, è venerata dal Primiero fino a Ceneda e Serravalle e finanche nel lontano Brasile, dove vivono le comunità degli emigrati feltrini. Nel medioevo, come testimoniano le numerose pubblicazioni sul tema, il santuario esercitava un grande ascendente sui nobili e persino sui sovrani. Tale ascendente deriva probabilmente dal fatto che il santuario era un centro cultuale della classe cavalleresca. La devozione cavalleresca è dimostrata da alcuni elementi significativi: Vittore è un santo soldato, il santuario è stato fondato dai cavalieri crociati in un luogo strettamente connotato da una funzione difensiva, gli affreschi della chiesa, inoltre, ritraggono molti santi con attributi militari. Si spiegano così l'attaccamento dei nobili[4] del Consiglio cittadino ai santi e al santuario, l'elezione dei martiri a patroni della città nonché la conseguente diffusione del culto nel territorio. La devozione popolare sarebbe subentrata in seguito a quella dei cavalieri, assumendo un carattere proprio più consono al sentire del popolo.

 

Altri "Vittore" martiri militari.

Vittore, Narbore e Felice.

Non ho note su questo gruppo che pure esiste.

Vittore, Stercazio ed Antinogene martiri a Merida.

Vittore è ritenuto un militare ad Emerita ritenuta da alcuni Merida di Spagna, da altri Amiterno del Piceno (e in tal caso si tratterebbe di Vittorino di Amiterno e i compagni sarebbero Marone ed Eutichio).

Di Stercazio non ci sono notizie e forse non è neppure mai esistito.

Antinogene è forse Atenogene di Sebaste.

Il loro culto non pare particolarmente forte né diffuso. 

Vittore, Zotico,Zenone, Acindino, Cesareo,(o Acindino cesareo), Severiano, Cristoforo (o Crisoforo),Teona e Antonino (o Antonio).

I primi cinque, (ritenendo, com'è probabile, che Acindino fosse di Cesarea e che "Cesareo" altro non sia che un aggettivo di provenienza a lui riferito) assistono alla passione di Giorgio e restano ammirati della sua fermezza al punto di convertirsi alla fede cristiana. Diocleziano, irritato per la loro conversione li fa arestare e sottoporre a diversi e crudeli tormenti con lo scopo di farli apostatare e sacrificare agli idoli. Resistendo agli inutili tormenti essi vengono decapitati.

Gli altri tre sono membri della guardia imperiale, anch'essi sono affascinati come i primi dagli eventi miracolosi che accompagnano il martirio di Giorgio. Depongono le loro armi ai piedi dell'imperatore dichiarandosi cristiani. Arrestati ed incarcerati, devono subire torture via via sempre più feroci senza tuttavia mai abiurare la loro nuova fede. Al termine della vana crudeltà sono arsi vivi.

Data la loro relazione con Giorgio si possono ritenere martiri di provenienza palestinese  della zona di Lidda. Sono ricordati i giorni 18, 19, 20 aprile.

Vittore di Acaunum.

Un Vittore veterano romano è ricordato tra i martiri della legione Tebea.

Il santuario di Feltre fu eretto dai crociati in forme che ricordano le chiese armene o, in ogni caso, quelle appartenenti all'area bizantina (croce greca). E in questo è più che evidente l'analogia con il vostro gioiello. La presenza di architetture che grossolanamente definisco bizantine, nelle Marche come nelle Venezie, è evidentemente garantita da costruzioni quali San Ciriaco di Ancona o San Marco di Venezia.

L'abside è quadrata, e si tratta di un martyrium contenente l'arca con i resti dei martiri. la facciata invece, probabilmente a capanna o a salienti è oggi caratterizzata dalla presenza del corpo occidentale a torre, di origine germanica forse dovuto proprio alla natura militare e laica del luogo.

Il santuario di Feltre.

Il santuario di Feltre fu eretto dai crociati in forme che ricordano le chiese armene o, in ogni caso, quelle appartenenti all'area bizantina (croce greca). L'abside è quadrata, e si tratta di un martyrium contenente l'arca con i resti dei martiri. la facciata invece, probabilmente a capanna o a salienti è oggi caratterizzata dalla presenza del corpo occidentale a torre, di origine germanica forse dovuto proprio alla natura militare e laica del luogo

Bibliografia essenziale.

ü  Cerinotti, Santi e beati di ieri e di oggi. Demetra, 1999.  

ü  Malossini, Dizionario dei santi patroni. Garzanti, 1995.

ü  Pellin, Storia di Feltre. Panfilo Castaldi Feltre, 1944; tip. "B. Bernardino", Feltre, 2001.

ü  Vecellio, I castelli feltrini. Feltre, 1896. A. Forni Ed.

ü  A.de Marco, M. Rech, Forme di devozione popolare nel Comune di Seren del Grappa. Ed DBS, Seren d. G. 1995.

ü  AA.VV., Bibliotheca Sanctorum. Roma 1961-1970.

ü  AA.VV., I Martiri Vittore e Corona a Feltre. Agiografia, culto, santuario. Feltre, 1997.

ü  D.E.M., Le nostre chiese. Catalogo illustrato. Diocesi di Feltre. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1964.

ü  D.E.M., Santi popolari del Feltrino. Tip. B. Bernardino, Feltre, 1976.

ü  E. Angella, P. Bongi, I Da Vidor ed il culto di San Vittore. Pieve di Soligo, 1995.

ü  G. Cappabava, S. Jacomuzzi, Del come riconoscere i santi. S. E. I., Torino, 1993.

ü  G. M. Dal Molin, Le visite pastorali nella diocesi di Feltre dal 1857 al 1899. Roma, 1978.

ü  L. Bortolas, T. Conte, Chiesette pedemontane. Santi guerrieri…. Cierre edizioni. 1999.

ü  M. Giazzon, Il culto dei santi martiri V. e C. nell'antica diocesi di Feltre. Feltre, 1991.



[1] In modo particolareggiato la passio dei due è narrata dal Cambruzzi. Cfr. Cambruzzi, Vecellio, vol.1.

[2] La vicenda delle vaccherelle è comune alla leggenda di san Terenzio da Pesaro.

[3] Militava allora Vittore, cavaliere nativo di Feltre (come si cava da antiche scritture della città per relazione del Padre Cesare Valerano, religioso della Congregazione Fiesolana). Cambruzzi. Cfr. A. Cambruzzi, A. Vecellio, vol 1; A. Pellin.

[4] Di origine cavalleresca.

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