Una contrada di Feltre, quella cioè che conduce dal Borgo di Porta (oggi Largo P. Castaldi) fino al campitello del convento di Santa Chiara (l'attuale ex seminario vescovile) è stata per molto tempo intitolata a Sant'Avvocato. Di quale santo si tratta?
Sant'Advocà, sant'Avocà, san Vocà e sono deformazioni e traslazioni di "san Foca". Dunque possiamo intendere che la contrada di Sant'Avvocato sia in verità intitolata San Foca. Salvo non si volesse intendere un "sanctus advocatus", da advocatum supino del verbo advocare, che significa "chiamare accanto""chiamare in aiuto" o "chiamare a propria difesa", volendo intendere quindi un generico "santo intercessore".
Ma tornando a san Foca, chi è il santo il cui nome è divenuto un toponimo urbano feltrino?
Il testo che segue è un estratto dalla Bibliotheca Sanctorum e si riferisce al santo chiamato appunto Foca (Sant'Avvocato)
Foca l'ortolano, martire di Sinope, santo, identificato anche come F, martire di Antiochia e F. martire vescovo di Sinope.
Gli elementi che permettono di far luce nel groviglio dei diversi personaggi di nome F., venerati sia nella Chiesa bizantina sia nella latina, vanno ricercati nelle fonti greche.
In primo luogo va preso in considerazione il panegirico pronunziato dal vescovo Asterio di Amasea (primo quarto del sec. V) in onore di F.: da questo documento risulta che F. era giardiniere a Sinope (Ponto Eusino), dove era stimato per la sua generosità e la sua ospitalità. Denunciato come cristiano, accolse in casa propria i carnefici che lo cercavano per metterlo a morte, ma senza conoscerlo. Dopo avere preparato i dettagli della sua sepoltura e scavato la sua fossa, si rivelò ad essi, pregandoli di compiere quanto prima la loro missione. Cosi consumò il suo martirio.
Nel discorso di Asterio non si fa menzione dell'epoca in cui tali fatti avvennero e il modo rapido con cui F, fu ucciso e sorprendente. Asterio sembra gia dipendere da una leggenda venuta ad illustrare la memoria di un santo autentico, il cui culto era solidamente stabilito all’inizio del sec. V. Da quest'epoca, infatti, si hanno testimonianze di diversi luoghi di culto nelle Cicladi, in Sicilia e nel Ponto Eusino.
Asterio paria anche di una traslazione di reliquie di F. a Roma e Giovanni Grisostomo (PG, L, coll. 699-706), circa nella stessa epoca di Asterio, pronunziò un discorso in occasione dell'arrivo delle reliquie di F. a Costantinopoli, dove in almeno due luoghi di culto si venerava la sua memoria.
Esistono anche, dal sec. V, testimonianze dei culto tributato a F. in Antiochia e a Sidone. La Chiesa bizantina celebra il giardiniere di Sinope il 22 sett. e la notizia che gli e dedicata nei sinassari non e che un riassunto dei panegirico di Asterio [Synax. Consiantinop., coll. 67-69, n. 2).
Esiste un’altra fonte agiografica greca, una passio di un Phocas vescovo, martirizzato al tempo dell'imperatore Traiano, che descrive in dettaglio l'interrogatorio davanti al prefetto Africano, i miracoli e le conversioni operate dal santo martire. Da questa passio dipendono la notizia dei sinassari al 22 lugl. (ibid., coll. 835-36, n. 2) e le passiones latine (BHL, II, p. 994, n. 6838) da cui a loro volta dipendono i Martirologi di Beda, di Floro e di Adone, in cui F. si trova ricordato il 14 lugl. (Quentin, p. 88). Questa data proviene dal Martirologio Geronimiano che in tale giorno commemora «alibi s. Focae episcopi» (Comm. Martyr. Hieron., pp. 374-75) ed e ugualmente in questo giorno che il Martirologio Romano menziona F. vescovo di Sinope, martire sotto Traiano [Comm. Martyr. Rom., p. 287, n. 3).
La passio greca di cui si e parlato non ha purtroppo niente di storico e Tepiteto di vescovo con cui e qualificato F. proviene con ogni probabilità dal termine Ἱερομάρτυς;, utilizzato già da Crisostomo nella sua omelia (termine che in quest’epoca non aveva ancora il senso tecnico ed esatto che rivestirà in seguito). Non si può dunque concludere per l'esistenza di un secondo personaggio di nome F.
Il problema si complica ancora per il fatto che i sinassari bizantini commemorano il 22 sett. (Synax. Constantinop., coll. 69-70, n. 3) un altro F. diverso dal giardiniere di Sinope. La notizia si trova, per esempio, nel Menologio di Basilio II. F., figlio di un costruttore di navi e originario di Eraclea di Bitinia. Fin dalla giovinezza e fornito dei dono dei miracoli e viene specialmente in aiuto dei naufraghi e dei marinai in difficolta. Diventa poi vescovo di Sinope e muore martire sotto Traiano. Questa notizia è il riassunto d’una Vita eteroclita che racconta la gioventù dei figlio dei costruttore di navi di Eraclea (conservata in recensioni greche e armene) e della passio di F. vescovo. Questo terzo F. non ha maggiore consistenza storica dei secondo ed è a favore dei solo F. giardiniere di Sinope che si schiera il panegirico di Andrea Libadénos di Trebisonda (sec. XIV) in onore di questo santo.
Ch. Van de Vorst, identifica ancora coi giardiniere di Sinope un quarto F., di cui si trova la memoria nel Martirologio Geronimiano il 5 marzo; «Antiochiae Passio sancti Focae» [Comm,, p. 128), e nel Romano (Comm., p. 85, n. 2).
Le reliquie dei martire di Sinope, che dal sec. V si sono viste viaggiare in Occidente e a Costantinopoli, avrebbero potuto arrivare anche ad Antiochia, dove il suo culto si sarebbe ugualmente sviluppato e dove, secondo la testimonianza di Gregorio di Tours (De gloria martyrum, 99, in PL, LXXI, coll. 791), F. era specialmente invocato contro i morsi dei serpenti e, secondo Asterio, era innanzitutto il patrono dei marinai in pericolo.
Bibl.: Ch. Van de Vorst, in Anal. Boll.j XXX (1911), pp. 252-95 (con bibi.); I. Ortiz de Urbina - P. Toschi, in Enc. Catt., V, coU. 1458-59; Vies des Saints, III, p. 84; VII, p. 305; IX, pp. 449-51.
Joseph-Marie Sauget
ex Bibliotheca Sanctorum
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