DONATO, ROMOLO e compagni, santi, martiri di Cividale.
Le lezioni dei Breviario usato anticamente a Cividale, edite in Acta SS. Augusti (IV, Venezia 1752, pp. 411-13) senza che se ne determini l'età, peraltro assai recente, secondo il Lanzoni, raccontano che Donato, un diacono di Singidunum (Belgrado), il fratello Venusto, Romolo e Silvano, l'uno prete e l'altro diacono di Sirmio o Sofia, furono fatti arrestare dal preside Vittoriano e quindi condotti a Forum Julii per esservi processati e martirizzati il 21 agosto «sub Diocletiano et Maximiano». Sono venerati come patroni di Cividale.
Una teca argentea contiene reliquie di s. Donato e la loro festa dei 21 agosto è celebrata anche dal Calendario di Aquileia (Acta SS., citt.). Senonché anche la vicina Concordia rivendica a sé (BHL, I, p. 346, n. 2303) un folto gruppo di martiri, recensiti dal Martirologio Geronimiano al 17 e 18 febbraio, e tra essi ricompaiono gli stessi nomi (v.). In ambedue i casi, in realtà, si tratta di un’erronea interpretazione dello stesso Martirologio che, al 17 e 18 febbraio (e in altre date), ricorda un gruppo di martiri africani, celebrati anche da Luciano nella lettera a Celerino (Cipriano, Opera Omnia, ed. G. Hartel, Epist., XXII, 2, in CSEL, III, 2, p. 534) tra i quali ricompaiono appunto i nomi di Donato, Venusto, Romolo, Silvano e Vittorino (da cui il nome dei preside Vittoriano) insieme con quelli delle martiri Julia e Concordia. In questi ultimi due nomi lettori imperiti, favoriti dallo stato miserevole dei testo, credettero di identificare le citta di Forum Julii (Cividale) o di Colonia Julia (Concordia).
Bibl.: Lanzoni, pp. pp. 102-104.
San Donato diacono a Cividale del Friuli
Stanti le fonti locali dal X secolo san Donato diacono è patrono della città di Cividale del Friuli. Le reliquie, del santo diacono sarebbero giunte dalla Pannonia (attuale Ungheria) appunto in quel secolo.
Nel duomo cividalese l'altare dedicato al santo si trova presso la cappella che affianca a destra il presbiterio. Per conservare il cranio del patrono, nel 1374 fu realizzato dall’orafo Donadino un prezioso busto reliquiario ornato da pietre e smalti policromi, che viene tuttora esposto e venerato nella solennità patronale, il 21 agosto.
Una cappella con la dedicazione al diacono san Donato è anteriore al 1186, quando si salvava da un incendio devastante il resto del duomo; la sua alta considerazione nel culto e nella liturgia locale trova conferma nella priorità, rispetto ad altri lavori, con cui nel 1450 il Capitolo stabiliva di completarla ed intonacarla, due anni dopo il violento terremoto che aveva fatto precipitare una parte del tempio.
Sul declinare del Cinquecento la delicata pala lignea del venerato patrono era sconfitta dal trascorrere del tempo e il patriarca Francesco Barbaro, al termine della sua visita pastorale del 1594, esortava vigorosamente il clero locale a provvedere la cappella di un nuovo altare. L’energico sprone aveva successo e nel 1598 si commissionava a Ursino Simotino e suo figlio Giovanni un altare ligneo, impreziosito da diecimila foglie d’oro e smalti a vivaci colori; nonostante le attente cure manutentive, anche questo manufatto agli inizi del XVIII secolo era in condizioni critiche, che peggioravano sino a rendere indilazionabile la sua demolizione, effettuata nel 1828. L’erezione del nuovo altare era continuamente rimandata, per tutto l’Ottocento nella cappella si trovava solo un’edicola di modesta fattura, con una statua lignea di san Donato. Si doveva attendere addirittura un secolo, sino al 1928 per vederlo sorgere, dopo un susseguirsi ininterrotto di difficoltà assortite, su progetto dal cividalese Leone Morandini che lo concepiva nella semplicità delle forme attuali; non troverà attuazione il rivestimento delle pareti con stalli lignei e le altre opere previste per completare il decoro della cappella.
San Donato diacono di Imola
Nacque Nacque a Forum Cornelii (oggi Imola), ... e vi morì nel V secolo. Fu discepolo del vescovo Cornelio, insieme a Proietto e Pietro, che furono suoi compagni di studi.
Quando Proietto, da arcidiacono, divenne successore di Cornelio sulla cattedra di Imola, Donato gli subentrò nella carica di arcidiacono.
Donato si distinse per l'amore incondizionato in favore dei poveri, tanto che la sua fortuna personale (era di ricca famiglia) fu devoluta per intero in opere di carità.
Nel 1195 nell'area di Castrum Sancti Cassiani, centro abitato distrutto otto anni prima dagli abitanti di Imola, fu rinvenuto il corpo del santo con la relativa lapide sepolcrale. Le spoglie furono portate dentro Imola e depositate all'interno della Chiesa di S. Paolo (un'abbazia benedettina con annesso monastero) che occupava, con gli orti ed il cimitero, il quadrilatero compreso tra le attuali via Emilia, via Mazzini, via XX Settembre e Piazza Gramsci. La chiesa fu poi reintitolata ai SS. Donato e Paolo[1].
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