Il ruolo di questa piccola chiesa va letto alla luce di ciò che sappiamo sulle cattedrali medievali.
Lo storico Yves Esquieu, nel suo "Quartier chatédral", dimostra come per "cattedrale" si debba intendere nel medioevo una vera e propria cittadella intraurbana. Essa, non di rado protetta da sue proprie mura di difesa, comprendeva diversi spazi ed edifici: gli edifici di culto veri e propri erano: la basilica maggiore, la minore e il battistero, vie arano poi il coementerium, ovvero il luogo delle sepolture, le abitazioni del vescovo (domus episcopi) e dei canonici (domus canonici), nonché degli altri chierici, diaconi e presbiteri addetti al servizio liturgico e pastorale.
Gli edifici di culto erano pensati per soddisfare le funzioni necessarie alla vita liturgica della comunità: il baptisterium riservato al battesimo, la basilica maior dedicata alle messe solenni soprattutto pasquali, la basilica minor alle riunioni di preghiera e al canto corale dei salmi. Il coementerium, infine, destinato al culto dei morti.
I titoli che si attribuivano agli edifici erano generalmente indicativi del loro ordine gerarchico-funzionale. Più precisamente il titolo Santa Maria, spesso in unione con San Pietro e/o i Santi Apostoli, indicava la basilica maggiore destinata alle grandi celebrazioni pontificali, in particolare quelle del triduo pasquale; San Giovanni Battista era il titolo assegnato al battistero, che a Feltre sorgeva di fronte all'ingresso occidentale della basilica; a san Michele Arcangelo (psicopompo) la era dedicata la cappella che sorgeva nel cimitero; non di rado i titoli di Stefano e san Lorenzo erano assegnati alla basilica minore. A quest'ultima poteva essere assegnata la funzione di chiesa canonicale e dei chierici, particolarmente per tenervi l'ufficio dei salmi.
A Feltre questi spazi sono ancora piuttosto riconoscibili: la basilica maggiore, intitolata a Santa Maria Assunta e a San Pietro, le fondamenta del battistero (area archeologica) quasi certamente dedicato a San Giovanni Battista, la cappella di San Michele che sta alla base del campanile, la basilica minore di San Lorenzo accanto all'abside della maggiore e il vescovado antico, poi trasformato in convento di San Pietro in Vincoli, all'imbocco di via Nassa. E infine il cimitero che circondava le basiliche. Non è individuabile invece la primitiva casa dei canonici, che avrebbe potuto sorgere in prossimità di San Lorenzo.
Nel 781 il vescovo Endrighetto da Corte aveva disposto un lascito di 380 lire e 13 ducati per far edificare, presso il complesso delle basiliche, la domus episcopi, in analogia con le coeve sedi episcopali di altre città. Tuttavia il sito, per ragioni da chiarire, rimase esterno alle mura cittadine, ed evidenziò la propria debolezza nel 1220 durante un assedio dei Trevigiani. Questi ultimi, infatti, vedendosi incapaci di penetrare la cinta urbana, prima di ritirarsi incendiarono il vescovado e la cattedrale insieme ai borghi. Potrebbe essere stato per questo drammatico episodio che l'episcopio fu poi trasferito definitivamente sul colle, forse all'epoca di Adalgerio da Villalta, vescovo dal 1257 al 1290. Ma la domus episcopi non fu il solo edificio del complesso ecclesiale a riparare entro le mura più interne: negli ultimi decenni del Trecento vi troviamo, infatti, sia una nuova basilica minore, gemella di San Lorenzo, e cioè Santo Stefano, sia attigua ad essa la casa dei canonici. Le menzionano entrambe gli statuti cittadini del 1388 come punti di riferimento per la definizione dei quartieri cittadini.
Nella posizione originaria extra moenia rimangono da allora la basilica maggiore e l'originale basilica minore di San Lorenzo. Distrutto e mai più ricostruito l'antico battistero, passano a San Lorenzo anche la funzione battesimale e l'annesso titolo di San Giovanni, col nuovo fonte del 1399.
Nel 1404 Michele Villabruna dispone nel suo testamento di costruire in Santo Stefano un altare dedicato a san Giacomo e nel 1431 Gaspare Fonzasio vi fa edificare l'altare di san Lorenzo, singolare richiamo al titolo gemello della basilica minore extra moenia.
Nel 1460 il cavaliere Giovanni Teupone nel suo testamento dispone di lasciare duecento ducati d'oro alla comunità per istituire in Santo Stefano una cappellania con messa quotidiana. [C. V.] L'onere è di far celebrare una messa quotidiana a Santo Stefano in suo suffragio e un'altra in duomo presso l'altare di san Giovanni Battista. Dispone inoltre di essere sepolto presso San Lorenzo nella tomba di famiglia e che l'altare di san Giovanni sia trasferito da san Lorenzo al duomo. Nel 1473 Giovanni Teupone muore; il suo sepolcro sarà realizzato presso l'altare di San Giovanni portato da San Lorenzo alla quarta cappella meridionale del duomo. Oggi il suo sarcofago è parzialmente visibile all'esterno della porta della basilica verso il campanile.
In seguito alla distruzione di Feltre, nel 1515, i sindaci della Comunità ottengono dal papa di poter ricostruire Santo Stefano in modo da rivolgerne la porta verso la piazza. L'abside con l'altare maggiore che si trovava orientato, viene perciò demolito per lasciar posto all'ingresso, e una nuova abside è costruita in piazzetta di Santo Stefano (oggi "Della Legna"). La chiesa è rivoltata quindi con la facciata ad oriente e l'abside a occidente, all'opposto della sua forma originale. La nuova facciata aveva cornici in pietra e vi si vedeva il martirio di Stefano dipinto dal Luzzo. La porta principale era di marmo, di buona fattura e aveva ai lati gli scudi della città e del podestà Foscarini con le iscrizioni incorniciate a maniera di cartello "Aere Pubbl. restitutum sacellum" e Ant. Foscarini Praet. opera MDXV". L'altare della chiesa aveva un altro dipinto del Luzzo con la Vergine e il Bambino tra i santi Stefano e Vittore.
Nel 1525 la Comunità, ottemperando alle disposizioni testamentarie dal cavaliere Teupone, cui erano legati duecento ducati d'oro, si dette l'obbligo di far celebrare una messa quotidiana nella chiesa all'ora terza.
L'11 settembre del 1578 il vescovo Filippo Maria Campegio visita la chiesa:
"a lui si fecero incontro coloro che, a qualsiasi titolo, avevano responsabilità nella gestione [...]. A verbale è riportata una lunga serie di interventi. Bonifacio Pasole, Hieronimo Bellato e Vincenzo Cantono rispondono delle entrate e dell'amministrazione delle messe all'altar maggiore perché a questo sono delegati dalla Magnifica Comunità Feltrina. [...]. Il 13 settembre Filippo Maria Campegio volle visitare ogni singolo altare". Giunto davanti all'altare di san Giacobo si informa di chi vi celebri la messa [...].
(Giuditta Guiotto in Amico del Popolo 24-02-96). La cura di officiare nella chiesa era data alla scola di S. M. del Prato? (sic Giuditta Guiotto)
Nel 1638 è eretta presso la chiesa la confraternita del suffragio delle anime del purgatorio: ha l'obbligo di continuare la già avviata pratica di celebrare ogni mercoledì una messa per le anime purganti. Il 30 luglio Giovanni Mezzano, decano della cattedrale e vicario generale del vescovo Difnico, conferma la confraternita. [C.V.]
Nel 1808 gli invasori francesi rendono la chiesa demaniale. In tale occasione si può ancora per poco officiare in Santo Stefano essendo dichiarata "sussidiaria della Cattedrale parrocchiale situata fuori della mura, con gran comodità degli abitanti e dei pubblici funzionari." Imposta tuttavia la scelta tra San Rocco e Santo Stefano i cittadini scelgono di mantenere in vita la prima e di perdere la seconda che sarà poi venduta e infine demolita. [ASBFC marzo-aprile1933]
Secondo Mario Gaggia la chiesa di Santo Stefano "era una delle più antiche della città e doveva risalire al secolo XIV e forse anche prima.". Il Gaggia si riferisce al sopracitato testamento di Michele Villabruna (1404) che imponeva agli eredi di erigere un altare dedicato a san Giacomo Maggiore, il cui jurispatronato sarebbe poi passato nella chiesa di san Giacomo. Come già detto, al 1431 risalirebbe l'altare di San Lorenzo voluto da Gaspare Fonzasio e, agli stessi anni l'altare di San Vittore voluto dai Villalta. Era l'unica chiesa centrale della città avente carattere pubblico fino all'edificazione di San Rocco.
Nel 1638 è eretta presso la chiesa la confraternita del suffragio delle anime del purgatorio: ha l'obbligo di continuare la già avviata pratica di celebrare ogni mercoledì una messa per le anime purganti. Il 30 luglio Giovanni Mezzano, decano della cattedrale e vicario generale del vescovo Difnico, conferma la confraternita. [C.V.]
Nel 1808 gli invasori francesi rendono la chiesa demaniale. In tale occasione si può ancora per poco officiare in Santo Stefano essendo dichiarata "sussidiaria della Cattedrale parrocchiale situata fuori della mura, con gran comodità degli abitanti e dei pubblici funzionari." Imposta tuttavia la scelta tra San Rocco e Santo Stefano i cittadini scelgono di mantenere in vita la prima e di perdere la seconda che sarà poi venduta e infine demolita. [ASBFC marzo-aprile1933]
Secondo Mario Gaggia la chiesa di Santo Stefano "era una delle più antiche della città e doveva risalire al secolo XIV e forse anche prima.". Il Gaggia si riferisce al sopracitato testamento di Michele Villabruna (1404) che imponeva agli eredi di erigere un altare dedicato a san Giacomo Maggiore, il cui jurispatronato sarebbe poi passato nella chiesa di san Giacomo. Come già detto, al 1431 risalirebbe l'altare di San Lorenzo voluto da Gaspare Fonzasio e, agli stessi anni l'altare di San Vittore voluto dai Villalta. Era l'unica chiesa centrale della città avente carattere pubblico fino all'edificazione di San Rocco.
[ASBFC marzo-aprile1933]
In conclusione
La definizione di chiesa sussidiaria della cattedrale calza perfettamente con il ruolo di chiesa gemella di San Lorenzo. Del resto, a ben guardare, Santo Stefano oltre ad essere stata la chiesa più antica sorta entro le mura, era l'unica ad avere le caratteristiche necessarie per la funzione accennata: San Rocco è una semplice chiesa votiva di recente costruzione, San Giacomo con tutta probabilità apparteneva all'omonima confraternita ed era legata o alla classe dei cavalieri o a quella dei pellegrini e, forse, deriva essa stessa dall'altare di san Giacomo in Santo Stefano, la Trinità poi era una sorta di cappella funeraria dei dal Corno. Per il "comodo della popolazione" Santo Stefano era stata costruita sdoppiando l'antica San Lorenzo. In tal modo, se la città aveva escluso dalle mura l'antica chiesa cattedrale, almeno una parte di essa vi era rientrata al servizio della comunità.
La basilica minore, quindi, dedicata ad un santo diacono (o Stefano o Lorenzo) nel caso di Feltre fu sdoppiata per meiosi: San Lorenzo rimase accanto alla basilica maior di Santa Maria, e Santo Stefano fu collocata al centro della città murata e usata per le liturgie dei canonici e per le funzioni parrocchiali.
Quartier chatédral" (R.E.M.P.ART. Parigi 1994)


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