Il sito ha avuto in passato una grandissima importanza per la città di Feltre e per il suo territorio. Fu, certamente, un monastero femminile della regola di Sant'Agostino, ma prima ancora di essere un monastero, in quel luogo sorse l'antica Domus Episcopi feltrina.
Lo testimonia il Cambruzzi, il quale scrive che, nel 781, il vescovo di Feltre Endrighetto da Corte dispose un lascito di 380 lire e 13 ducati onde far edificare, presso il complesso della cattedrale, una Domus Episcopi. Era forse la prima casa vescovile di Feltre?
La collocazione del vescovado accanto alle basiliche era cosa del tutto ordinaria in quei secoli, tanto che per "cattedrale" si doveva intendere non come oggi "semplicemente" una chiesa, bensì un vero e proprio complesso edilizio, articolato in più edifici aventi ciascuno una o più funzioni diverse: alcune strettamente liturgiche, come le basiliche: la maggiore e la minore e il battistero, altre con funzioni abitative come il vescovado e la "domus canonici". Altri edifici ancora avevano particolari funzioni o pastorali o cultuali, come il cimitero e la sua cappella in genere dedicata a san Michele
Lo testimonia il Cambruzzi, il quale scrive che, nel 781, il vescovo di Feltre Endrighetto da Corte dispose un lascito di 380 lire e 13 ducati onde far edificare, presso il complesso della cattedrale, una Domus Episcopi. Era forse la prima casa vescovile di Feltre?
La collocazione del vescovado accanto alle basiliche era cosa del tutto ordinaria in quei secoli, tanto che per "cattedrale" si doveva intendere non come oggi "semplicemente" una chiesa, bensì un vero e proprio complesso edilizio, articolato in più edifici aventi ciascuno una o più funzioni diverse: alcune strettamente liturgiche, come le basiliche: la maggiore e la minore e il battistero, altre con funzioni abitative come il vescovado e la "domus canonici". Altri edifici ancora avevano particolari funzioni o pastorali o cultuali, come il cimitero e la sua cappella in genere dedicata a san Michele
A Feltre sono riconoscibili quasi tutti gli elementi di un "quartiere cattedrale" altomedievale.
La basilica maior, ovvero l'attuale chiesa basilicale di San Pietro, la minor dedicata a San Lorenzo pochi metri a nord est della maggiore, e la sua gemella intitolata a Santo Stefano, edificata per ragioni di comodità dei canonici e dei cittadini stessi "intra moenia" cioè in piazza Maggiore.
La cappella dedicata a San Michele, distintiva dell'area cimiteriale, costituisce ancor oggi la base della torre campanaria.
Il battistero, di regola dedicato a San Giovanni, si trovava di fonte alla basilica maggiore tanto che di esso sono visibili le basi proprio nell'area archeologica antistante la cattedrale.
Della casa dei canonici sappiamo che ebbe ragione di esistere solo in seguito all'adozione anche a Feltre della "Regula canonicorum", regola che fu istituita nel 742 da Crodegango di Metz. I preti secolari aderenti alla regola conducevano una vita semi-monastica che prevedeva, fra le altre cose, la coabitazione e la recita corale delle ore canoniche, e dunque abbisognava di un edificio adeguato e autonomo che li ospitasse e l'uso (probabile) della basilica minore. Possiamo pensare che l'edificazione della basilica minore di Santo Stefano intra moenia sia un indizio dell'avvenuto trasferimento della domus canonici come del resto del vescovado stesso, all'interno della cinta muraria principale. Stando tuttavia alle informazioni del Cambruzzi essa doveva ancora trovarsi presso la cattedrale al tempo dell'esiziale incursione trevigiana, nel 1220.
Tornando all'episcopio, tale edificio costruito nell'VIII secolo con il lascito del da Corte sarebbe poi stato concesso nel 1177 dal vescovo Drudo da Camino "in uso" al capo dei guelfi Rambaldo da Romagno. Un uso personale o di partito?
L'investitura del bene al Da Romagno ci fa pensare che in tal periodo la residenza dei vescovi non fosse già più situata nella casa voluta dal vescovo Andrighetto. Asserisce, infatti, don Antonio Vecellio che, abbandonata la domus episcopi di Andrighetto da Corte, “sino al 1197 i vescovi di Feltre avevano la propria residenza nel centro della città. E fu il vescovo Drudone da Camino che a sue spese ve la trasportò presso la cattedrale. Prima del 1197 troneggiava nella contrada di Mezzaterra, di faccia alle scalette nuove.”
Probabilmente per mere ragioni economiche la cinta muraria più interna che difendeva la città medievale non aveva potuto inglobare il sito della cattedrale il quale, secondo lo storico Daniello Tomitano, si trovava compresa fra una prima cerchia di mura più esterna ed una più interna e doveva essere protetta da mura e da torrioni propri.
Quando nel 1220 i Trevigiani assediano la città, non riuscendo nell'intento di penetrarvi, si accaniscono sui borghi e sul complesso della cattedrale dandoli barbaramente alle fiamme.
Scrive il Cambruzzi: "ma trovandosi i Feltrini ben preparati alla difesa, riuscì vano agli aggressori ogni attentato. Sdegnati però i Trivigiani, non vollero partire senza lasciare qualche segno di rigorosa vendetta contro de' Feltrini; onde a' 25 di marzo, che fu il mercoledì santo, attaccato il fuoco al vescovado, che era vicino alla chiesa cattedrale, ove di presente si trova fabbricata la chiesa col monastero di San Pietro; quasi del tutto fu consumato assieme col castello delle canoniche. Indi entrato il fuoco nella chiesa maggiore, si abbruciò in buona parte, restando in quest'incendio divorate molte reliquie di santi, che ivi si conservavano con grande venerazione."
Sarebbe stato il vescovo Adalgerio da Villalta, che resse la diocesi dal 1257 al 1290, a far trasferire la sua dimora in un luogo più alto e più difeso, ossia nella posizione di Via del Paradiso.
Nel 1268, in seguito ad un forte terremoto verificatosi il 3 di novembre e forse proprio a causa di esso, il Villalta fece edificare, dice il Cambruzzi, "qualche fabbrica per aumento ovvero per ornamento del suo vescovado in Feltre".
Il sito di Via Nassa non viene però del tutto abbandonato visto che, ricostruito con la sua chiesa di San Pietro in Vincoli, diventa, come abbiamo detto, prima un monastero delle agostiniane e poi un convento delle canossiane.
Scrive il Cambruzzi: "ma trovandosi i Feltrini ben preparati alla difesa, riuscì vano agli aggressori ogni attentato. Sdegnati però i Trivigiani, non vollero partire senza lasciare qualche segno di rigorosa vendetta contro de' Feltrini; onde a' 25 di marzo, che fu il mercoledì santo, attaccato il fuoco al vescovado, che era vicino alla chiesa cattedrale, ove di presente si trova fabbricata la chiesa col monastero di San Pietro; quasi del tutto fu consumato assieme col castello delle canoniche. Indi entrato il fuoco nella chiesa maggiore, si abbruciò in buona parte, restando in quest'incendio divorate molte reliquie di santi, che ivi si conservavano con grande venerazione."
Sarebbe stato il vescovo Adalgerio da Villalta, che resse la diocesi dal 1257 al 1290, a far trasferire la sua dimora in un luogo più alto e più difeso, ossia nella posizione di Via del Paradiso.
Nel 1268, in seguito ad un forte terremoto verificatosi il 3 di novembre e forse proprio a causa di esso, il Villalta fece edificare, dice il Cambruzzi, "qualche fabbrica per aumento ovvero per ornamento del suo vescovado in Feltre".
Il sito di Via Nassa non viene però del tutto abbandonato visto che, ricostruito con la sua chiesa di San Pietro in Vincoli, diventa, come abbiamo detto, prima un monastero delle agostiniane e poi un convento delle canossiane.
Nella sua sede primitiva, presso le basiliche, la Domus Episcopi aveva ospitato le prime strutture del potere comunale: i consoli, il maggior consiglio delle famiglie e, ovviamente, le prime forme di autorità comitale del vescovo. Vi avrebbe inoltre soggiornato, stanti le cronache, anche l’imperatore Federico I° il Barbarossa nel 1162.
Divenuto un monastero, il sito inizia ad avere un'esistenza e una funzione che lo discostano vieppiù dalla sua originaria natura episcopale. Ciò fa sì che vada scemando nel tempo tanto l'importanza diocesana del luogo quanto la sua connessione con le vicine basiliche vescovili.
Il titolo di "San Pietro in Vincoli" (divenuto solo in seguito di “Santa Croce” in sostituzione del demolito oratorio dei Battuti) si collega inopinatamente a quello della basilica maggiore che sorge appena qualche metro più a ovest, titolo di "San Pietro Princeps Apostolorum" (unitamente al titolo principale di "Santa Maria Assunta"). Questa coincidenza dei titoli è un chiaro indizio che i due edifici erano originariamente parte di un unico ed organico sistema edilizio, anche tenendo conto del fatto che Pietro è l'apostolo e il vescovo per eccellenza, erano direttamente connessi alla funzione episcopale.
Il titolo di "San Pietro in Vincoli" (divenuto solo in seguito di “Santa Croce” in sostituzione del demolito oratorio dei Battuti) si collega inopinatamente a quello della basilica maggiore che sorge appena qualche metro più a ovest, titolo di "San Pietro Princeps Apostolorum" (unitamente al titolo principale di "Santa Maria Assunta"). Questa coincidenza dei titoli è un chiaro indizio che i due edifici erano originariamente parte di un unico ed organico sistema edilizio, anche tenendo conto del fatto che Pietro è l'apostolo e il vescovo per eccellenza, erano direttamente connessi alla funzione episcopale.

Nessun commento:
Posta un commento