Fa di sapere e sarai libero! dice un vecchio motto, ed è una cosa vera che il sapere renda liberi, ma che cosa significa davvero sapere? Ce lo dobbiamo chiedere per non scambiare, come spesso accade, del volgarissimo ottone per oro vero.
È vero sapere, per esempio, lo studio della storia quand’è orientato, ritagliato, epurato dai fatti e dai contenuti scomodi e illuminato (si fa per dire) da una sola angolatura ideologica? È vero sapere, lo studio della letteratura quand'è letteratura scelta per autori “amici”, per contenuti graditi e conformi al pensiero dominante nel Paese, all’idea del clan intellettuale che occupa di fatto le istituzioni scolastiche e universitarie? È vero sapere lo studio delle scienze fatto in modo acritico, orientato anch’esso verso valori (o piuttosto non-valori) di parte, privato di complicazioni etiche e ritagliato a dovere sul pensiero tecnicistico?
In realtà la scuola di oggi è un vero e proprio instrumentum regni: serve ad inculcare ai ragazzi il pensiero unico di stato, il pensiero politicamente corretto, dove per “politicamente” si deve intendere “ideologicamente” e per “corretto” si deve intendere “conformato”, univoco, plasmato. Si scrive laicità, e di fatto si legge religione laicista di regime.
La scuola dice al ragazzo: “Ora tu penserai come si deve! E il come si deve te lo insegno io! Non è ammesso che tu pensi in modo divergente perché, se lo fai, se non pensi in modo politicamente corretto, non conforme al dovere, allora non pensi in modo libero, con quella libertà obbligatoria e indirizzata che lo stato pretende da te e che tu devi indossare.
I temi “forti” del pensiero libero di regime sono tanti e diversi: si va dal pensiero conformato sulla sessualità, che deve ovviamente essere indirizzato alla teoria gender, al pensiero conformato sulla resistenza comunista, che deve essere celebrata a priori dai fatti reali, all’accettazione obbligatoria della cosiddetta società multietnica, all’autofobia antinazionale, per la quale è una colpa l’essere italiani, al femminismo spinto per il quale è una colpa il maschile di per sè e va punito. Al meaculpismo occidentale che fa attribuire la colpa di tutti i mali del mondo all’Occidente cattivo, a prescindere. All’antirazzismo ideologico che porta a negare il diritto di difendersi perfino dai malfattori se questi hanno “un altro colore della pelle”. E ancora al linguaggio obbligatorio: quello fatto “di uomini di colore”, di “diversamente qualcosa” di “non-qualcos’altro”, per il quale è obbligatorio usare ogni volta sia il maschile che il femminile (le bambine e i bambini, le lavoratrici e i lavoratori, le ministre e i ministri....). Al pensiero laicista sulla religione, fatto di slogan semplicistici ed ottusi: le religioni sono tutte uguali, le religioni producono estremismi eccetera, e lo stato è laico e pertanto la religione deve arretrare fino a sparire del tutto dalla scena pubblica. Anche l’attribuzione infondata ed esagerata al cristianesimo di colpe storiche fa parte di questo pensiero laicista che la scuola del regime contribuisce ad alimentare. Non occorrendo dimostrare la verità dei fatti, né tantomeno bilanciando i fatti con i fatti. si impone ai ragazzi inopinatamente una visione distorta e odiosa della chiesa cattolica, e del cristianesimo in generale. Così che la chiesa appaia responsabile per esempio dell’uccisione di miliardi di eretici (con numeri addirittura impossibili da sostenere) assolvendo però i sovrani dai roghi da essi accesi. E che non appaia invece come la chiesa sia stata la vera anima della solidarietà europea e della carità, pur avendo essa fatto nascere nei secoli, ospedali, orfanatrofi e ricoveri per i poveeri quando l’abbandono, il disprezzo e la morte erano la regola del mondo laico e non cristiano.
La scuola occidentale è protesa a formare i ragazzi, perchè essi divengano i lavoratori e i cittadini di domani. Perchè essi siano elementi integrabili ed integrati nei processi economico-produttivi, e siano cittadini conformi al vigente modello ideologico. Dovremmo riflettere molto sulla parola “formare”. La scuola, insomma, tende a “formare” cioè a dare forma ai ragazzi per farne degli utili idioti, e lo fa usando un repertorio di frasi e di slogan che fanno credere esattamente la cosa opposta. In altre parole la scuola dice al ragazzo: “Per essere libero devi pensare come ti dico!”
Ci accorgiamo che nel mondo c’è oggi un eccesso di istruzione industriale, seriale, organizzata, un’istruzione che essendo di massa si trasforma alla fin fine in lavaggio del cervello, in un macchinario immenso produttore di istupidimento nozionistico dei più giovani.
Riaprire il dibattito sul ruolo e sui modi dell’imparare e del sapere è più che mai urgente. Una dittatura del pensiero spaventosa poggia le sue basi sulle scuole di stato, sui media, sui social, sulle enciclopedie virtuali, tutti ideologicamente conformati, producendo un regime delle menti immenso e mai visto. Non sono i corpi oggi ad indossare le divise del regime, ma le menti, i cervelli. Sono divise invisibili perché le uniformi del cosiddetto libero pensiero. Ritrovare il sapere, quello vero, serve e rendere veramente liberi, ma è prima necessario che si risveglino le coscienze dei cittadini e che si riprenda tutti il cammino della libertà oggi negato.
Nessun commento:
Posta un commento