Brevissima storia della città di Feltre
Feltre è una città molto antica, fondata
in età preromana quale enclave retica fra le terre venete. Nei secoli antichi
in questa terra di confine ebbero a
mescolarsi ai Reti, i Veneti i Celti e i romani che qui giunsero intorno al
Durante l’egemonia dell’Urbe Feltre
diventò sede di un municipium optimo jure, fu dotata per questo di
importanti magistrature e fiorì grazie anche ai traffici commerciali e alla
lavorazione del ferro, del legno e della lana. I resti di quest’epoca,
riscoperti un po’ in tutta la città, ma soprattutto presso la cattedrale,
testimoniano un centro urbano ben sviluppato e una fervente vita economica e
sociale.
Attraverso il Feltrino passava allora
Nel tormentato periodo del basso
impero le invasioni degli Unni e dei Germani, con ripetuti incendi, saccheggi e
distruzioni, ridussero la città a poco più che un borgo. In tale stato Feltre
rimase sotto il dominio longobardo fino a quando non giunsero, sul finire del
VIII secolo, i Franchi di Carlo Magno. Con la rinascita carolingia la città fu sede
di un comitatus (contea), che nei secoli successivi fu appannaggio dei vescovi
feltrini. L’ampia diocesi e la contea vescovile comprendevano allora, oltre a
buona parte del Feltrino attuale, anche
Nell’autunno del Medioevo si
succedettero al governo della contea le signorie dei da Camino, dei della Scala,
dei Carraresi e dei Visconti; tante e gravi furono in quel periodo le distruzioni,
che nel 1404, alla morte di Giangaleazzo Visconti duca di Milano, i feltrini, timorosi
di tornare nelle mani dei Carraresi, seguirono l’esempio di Vicenza e decisero di
affidare il governo della loro città alla Repubblica di Venezia. Il dominio dello
stato lagunare sarebbe durato fino all’avvento delle truppe di Napoleone.
Un momento tragico del dominio veneto
si ebbe nel 1510 quando gli uomini della Lega di Cambrai, in guerra con
Venezia, misero a ferro e fuoco la città e compirono il cosiddetto Eccidio di Feltre. Ridotta letteralmente in
cenere, la piccola città alpestre rinacque miracolosamente, come una fenice, con
le forme rinascimentali e con le dimore affrescate che ancor oggi si possono
ammirare.
Personaggi illustri
Fra i personaggi che hanno dato
lustro a questa terra si ricordano il grande educatore umanista Vittorino da
Feltre, precettore alla corte dei Gonzaga, Panfilo Castaldi, primo stampatore
italiano che usò i caratteri mobili in piombo, il beato Bernardino Tomitano,
frate minore accanito avversatore dell’usura, tutti figli del XV secolo; del
XVI secolo i pittori Lorenzo Luzzo e Pietro Marescalchi, e del Novecento il
maestro del ferro battuto Carlo Rizzarda con il pittore Tancredi Parmeggiani. Non
si può neppure dimenticare che Carlo Goldoni, impiegato presso la cancelleria
cittadina, mise in scena le sue prime opere proprio nel locale teatro della ‘Sena’.
Da vedere
Da vedere sono gli scavi romani di
Piazza Duomo e l’intero complesso della cattedrale che ospita pregevoli opere
d’arte, una cripta romanica e belle sacrestie del Settecento. Lungo il circuito
delle mura vi sono le tre porte cittadine: Imperiale, Oria e Pusterla;
quest’ultima merita una visita particolare perché da essa si può intraprendere
il percorso, assai suggestivo, delle “Scalette Vecchie”. Entro le mura la
splendida sinuosa salita di Via Mezzaterra, con gli edifici affrescati e la
chiesa di San Giacomo Apostolo. Per essa si giunge a Piazza Maggiore, vero gioiello
scenografico, col Castello di Alboino e la chiesa di San Rocco che la
sovrastano, e le Fontane Lombardesche.
Vi si affacciano, fra gli altri, il palladiano Palazzo dei Nobili al cui
interno si ammira la “Sena”, il teatro di Feltre, opera di Gianantonio Selva e
di Tranquillo Orsi, giustamente chiamato “
Molto belli anche i musei
cittadini, sia il Civico che si trova a pochi metri da Port’Oria e che conserva
un’apprezzabile collezione di mobili d’arte e di quadri d’autore, sia
Fuori dalle mura, nei borghi Ruga,
ad est, e Tezze, ad ovest, sorgono edifici affrescati e chiese di valore come la
chiesa di Ognissanti e quella di Santa Maria degli Angeli.
In nessun caso si può tralasciare
una visita al singolare santuario dei Santi Vittore e Corona che sorge sulle rocce
del monte Miesna, appena fuori dalla città in direzione di Treviso. Si tratta
di una chiesa romanica orientale, oggi elevata alla dignità di Basilica, voluta
dai crociati feltrini al loro ritorno dalla Terra Santa. Tra gli affreschi della
chiesa, alcuni di scuola giottesca ed altri di scuola del Tommaso da Modena. Armonioso e solare è il
chiostro a due ordini dell’annesso convento quattrocentesco dei Padri
Fiesolani. Nel corso dell’anno 2011 e fino alla primavera del 2012 il santuario
è sede di un giubileo straordinario.
Splendidi e interessanti a
Cesiomaggiore il museo Etnografico Provinciale e quello Storico della
Bicicletta, con collezioni davvero uniche.
A Feltre non mancano le iniziative
e le proposte culturali: dai concerti alle mostre d’arte, e le animazioni di
ogni tipo. Da sempre vivace centro di cultura è sede di corsi universitari.
Il martedì e il venerdì mattina,
sotto la cinta delle mura si tiene un affollato e variopinto mercato
settimanale, ma i buoni acquisti si possono fare ogni giorno anche nei numerosi
negozi sparsi in tutto il territorio.
Non si può dimenticare poi che Feltre,
coronata dalle Dolomiti Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, è sede del
Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e che, insieme al suo territorio di tredici
comuni, sa offrire al visitatore un ambiente montano di grande fascino e di
indubbio interesse naturalistico.
Il soggiorno a Feltre è reso piacevole, oltre che dal grande patrimonio di arte e di storia che il luogo possiede, anche dalla presenza di una gastronomia tipica ricca di prodotti tipici di alta qualità; latticini, mais, patate, fagioli, birra, vino, marroni, noci… Ma il piacere più grande è dato dalla schietta e sincera ospitalità della gente feltrina.
Brevissima storia del Palio dei Quindici
Ducati
Le Origini
Dopo gli estenuanti conflitti
legati alla signoria dei Da Carrara, cui Feltre si era legata suo malgrado nel
1363, la città finì con l’essere posseduta dal duca di Milano Giangaleazzo
Visconti. In memoria della data in cui Feltre era entrata a far parte dei
dominï viscontei (il 7 dicembre 1388) la comunità feltrina aveva stabilito che per
ogni anno a seguire gli ordini cittadini si sarebbero dovuti recare in
processione in cattedrale per una messa solenne, e che si sarebbe dovuta tenere
una gara di cavalli per la quale si poneva un premio di ben quindici ducati
d’oro.
Il palio del Quattrocento
Alla morte del duca, avvenuta nel
1402, si riaprirono i conflitti tra i potenti della marca. Di nuovo i Da
Carrara rivendicarono il possesso di Feltre, come di altre città del territorio,
e scoppiò la guerra. I feltrini, timorosi di cadere nuovamente nelle mani dei
carraresi e incapaci del resto di opporsi alle loro insidie, seguirono
l’esempio di Vicenza e decisero di sottoporsi al governo della Repubblica di
San Marco.
Venezia, che nel secolo precedente
aveva iniziato una politica di espansione verso l’entroterra veneto, poteva
ormai imporsi nel Quattrocento come la nuova signoria della "Marca". Era una Repubblica, aristocratica
e mercantile, e incontrava per questo i favori sia dei nobili delle città sia
dei mercanti e degli artigiani. Sembrava essere inoltre l’unica potenza locale
capace di offrire prospettive rassicuranti in un mondo sconvolto da continui conflitti.
L’atto di annessione fu
solennizzato il 15 di giugno del 1404, mentre ancora infuriava la guerra. Il
senato veneto aveva inviato a Feltre un suo ambasciatore, il patrizio
Bartolomeo Nani. Portatosi nella “maggior
piazza” cittadina tutta gremita di gente, il Nani ricevette dal delegato feltrino
Vittore Muffoni le chiavi della città.
Il diplomatico ricevendo la sottomissione di Feltre giurava nelle mani del
Muffoni che il senato veneto avrebbe sempre rispettato gli statuti feltresi. La
folla, dicono gli storici, inneggiò entusiasta a San Marco e alla repubblica
lagunare. I festeggiamenti si protrassero in città per alcuni giorni e, come
già era accaduto per l’inizio del domino visconteo, la comunità decretò che “ogni anno a venire sia celebrata
solennemente
Il palio del Novecento
Nel
Nel 1986 si ebbe a disposizione il
circuito di Prà del Moro e fu possibile riprendere la gara dei cavalli prevista dagli statuti cinquecenteschi. Fin da subito fu naturalmente la competizione più
seguita ed amata dal pubblico.
Qualche curiosità
I due palii
Il “palio dei ducati” è un drappo di broccato rosso sul quale sono cuciti quindici ducati in
metallo dorato. Si tratta di medaglie appositamente coniate sotto la guida del
numismatico Romano Nascimbene. Al centro del drappo è appeso uno scudo di rame
sbalzato, opera dell’artista feltrina Fulvia Celli, che raffigura lo stemma della
città. Dal 1986, da un’idea del quartiere Castello e dell’artista Bruno Gorza,
è stato istituito anche il “pallio picto”: un drappo dipinto realizzato
ogni anno da un artista diverso. Quest’ultimo rimane di proprietà del Quartiere
vincitore, mentre il primo, il palio dei ducati, è ogni volta oggetto di
contesa e passa di mano in mano secondo la vittoria.
La data
Se il palio quattrocentesco doveva
essere celebrato, in osservanza della memoria storica e dello statuto, nel
giorno di San Vito, ossia il 15 di giugno di ogni anno, la data del palio
moderno, ottemperando alle necessità dei numerosi turisti, è opportunamente
spostata alla prima domenica d’agosto.
Il 1986
Il 1986 fu un anno di grandi
novità: per la prima volta fu celebrata in duomo la messa del Palio, cui seguì,
presso il campanile, la prima benedizione dei cavalli. In quell’occasione si
tenne in cattedrale anche una mostra di arredi sacri, di stampe, manoscritti e
antichi paramenti: era la prima volta che la cattedrale mostrava i suoi tesori al
pubblico.
Sempre in quell’anno il Palio ebbe
per la prima volta una regia. Negli anni seguenti i diversi registi,
succedutisi alla guida del Palio, avrebbero lasciato ciascuno la propria
impronta personale, con contributi talvolta davvero originali e di grande
effetto. Sempre nel 1986 fu istituito ufficialmente il "Palio Picto".
Le cene
Fin dal 1986, su proposta del
regista Marcello Colusso, i Quartieri allestiscono ciascuno la propria cena all’aperto. Accade
da allora ogni venerdì precedente il Palio: i quartieri fanno a gara nel
proporre per le strade della città i cibi più appetitosi e gli spettacoli più attraenti
e animando in modo sempre originale la serata.
Gli spettacoli
Il Palio di Feltre ha offerto nel
tempo anche numerosi spettacoli di grande classe. Restano indimenticabili
quelli provenienti dalle feste medievali di Brisighella, come anche i cascatori
a cavallo della compagnia Luraschi e gli applauditissimi caroselli equestri di
alta scuola italiana e spagnola. Non sono mancati gli spettacoli dei
falconieri, gli acrobati e i funamboli, i divertenti giullari, i giocolieri, i
mangiafuoco, gli armigeri e i duellanti in battaglia fra loro, i numerosi
musici e i teatranti di strada. Al pubblico resta caro però, sopra ogni cosa,
come un immancabile rito, il lancio dei fuochi del sabato notte.
I costumi e le bandiere
Alle primissime manifestazioni,
mentre i costumi dei figuranti erano stati noleggiati a Padova, gran parte dei
materiali di scena erano stati raccolti e messi a disposizione da molti
volenterosi cittadini.
Al lavoro di realizzazione dei
costumi e delle bandiere, cittadine e nobiliari, aveva contribuito la pittrice
Marula Tarricone che ne aveva studiato i disegni e i materiali. Oggi il Palio
di Feltre conta a centinaia i suoi costumi, le bandiere e gli stendardi: sono
il frutto, non solo della ricerca di pochi appassionati studiosi, ma
soprattutto dell’abile lavoro di taglio e di cucito di tante impagabili signore
feltrine.
Visite e gemellaggi
Al Palio di Feltre non sono mancate
nel tempo le delegazioni di altre manifestazioni storiche. Un evento davvero
unico fu l’indimenticabile edizione del famoso Palio delle Balestre di San Marino
che si tenne in Piazza Maggiore: era la prima volta che la manifestazione
usciva, in modo del tutto straordinario, dai confini della piccola Repubblica
sul Titano. Altre ragguardevoli presenze furono quelle del corteo storico di
Castell’Arquato o “della Regina Cornaro” di Asolo.
Da ricordare, nell’anno
Non meno memorabile la partita di
Calcio Storico in Costume disputata dagli amici fiorentini per il pubblico di
Feltre nel 2005.
Il Palio di Maggio
Fu giocato un solo anno, il 1997, e
si trattò di un evento davvero unico, motivato dalla necessità di documentare
per le reti televisive nazionali la manifestazione feltrina. Fu vinto dal
quartiere del Duomo e fu ritenuto valido a tutti gli effetti anche se ad agosto
dello stesso anno si tenne ugualmente il palio regolare.
La messa del palio
Istituita nel 1986, la messa si
svolge in cattedrale seguendo un rigoroso cerimoniale che coniuga la liturgia
sacra con il folclore.
È una funzione molto sentita in cui
i quartieri si ritrovano, prima delle gare decisive, a pregare insieme, fianco
a fianco davanti all’altare.
Sul sagrato, finita la messa, segue
la tradizionale benedizione dei cavalli e dei cavalieri. È il vescovo o il
decano del capitolo che presiede la celebrazione e che al termine impartisce
solennemente la benedizione alla città e al suo Palio.
Lo stendardo del
vincitore
Dal 1998 lo stendardo del Quartiere
vincitore è esposto durante tutto il tempo dell’anno in Piazza Maggiore. È
sostituito solo al termine del palio e solo se è un altro Quartiere ad aver
vinto.
In quel caso i quartieristi
trionfanti salgono alla piazza e inscenano un goliardico rito per il cambio di
guardia al pennone: deposto quello dello sconfitto, innalzano gioiosi il loro stendardo.
Capitano, Maestri di
Campo ed altre figure
Il responsabile delle gare, colui che
presiede le giurie e che proclama il quartiere vincitore, è chiamato Capitano del Palio. È la figura di rilievo a cui è affidata la
responsabilità del corretto svolgimento della competizione. Lo si vede sfilare
accanto al Drappo, nei cortei della domenica.
Il Mossiere è colui che dà il via
alla corsa dei cavalli.
Il Gran Scudiero o Maresciallo Generale
sovrintende alle scuderie e al campo di gioco.
I Maestri di Campo sono invece coloro che, per ciascun quartiere,
sovrintendono alle squadre e controllano l’andamento dei giochi.
Altre figure importanti sono quella
del regista degli spettacoli, del Maestro alle Sene (scenografo) che sovrintende agli allestimenti e del Cerimoniere da cui dipendono i
cortei e le celebrazioni ufficiali.
Le “Cernide”: musici e
sbandieratori feltrini
Feltre ha cinque Cernide o gruppi di musici e di sbandieratori
del Palio. Il primo si costituì in seno al Quartiere Duomo nel 1982 e divenne
due anni più tardi, separandosi dal quartiere, il “Gruppo Sbandieratori Città
di Feltre”. È il gruppo che da allora arricchisce il Palio con la sua presenza
e che funge da ambasciatore della città in ogni luogo d’Italia e d’Europa là
dove è chiamato ad esibirsi.
Sono nati in seguito le altre quattro cernide, una per ciascun quartiere.
Nella settimana precedente la corsa dei cavalli,
in Piazza Maggiore è possibile assistere alla Sfida delle Cernide. I
gruppi si mettono reciprocamene alla prova nelle loro varie specialità offrendo
ai presenti uno spettacolo veramente unico.
Un evento di grande fascino legato ai cinque gruppi è soprattutto quello che si gode in occasione della festa dei santi Vittore e Corona, patroni della città e del Feltrino, che ricorre il 14 di maggio. In prossimità della festa i cinque gruppi salgono insieme all'antico santuario medievale per rendere omaggio ai martiri. Si forma così lungo la via dei pellegrini, una coloratissima processione di bandiere al vento, accompagnata dal suono delle chiarine e dei tamburi. Al termine della santa messa si tiene una singolare cerimonia: nel silenzio generale della basilica, tra gli affreschi giotteschi e dei Da Modena rulla un tamburo e uno sbandieratore, per la tutta città, lancia verso l'alto la sua bandiera, quasi a raggiungere gli angeli e i santi che assistono dalla volta.
i Quartieri
Già nel Trecento la città era
divisa nei quattro quartieri di Port’Oria, Santo Stefano, Duomo e Castello. Si
trattava di quattro circoscrizioni di voto entro cui erano eletti i membri del Consiglio
cittadino. Di essi c’è notizia negli statuti comunali, anche in quelli del
Cinquecento, ove sono descritti sia nei confini sia nella loro natura giuridica.
Aboliti nel periodo napoleonico, i quartieri sono rinati con il Palio nel 1980
riassumendo i vecchi nomi, ma rinnovando spirito e funzione.
I cittadini dei quartieri
rappresentano l’anima e il corpo del Palio moderno. Studiano e confezionano gli
abiti, ricercano e allenano i campioni: gli atleti, gli arcieri e i fantini,
allestiscono l’occorrente per i cortei, le gare e le cene. Parteggiano con passione
per i loro campioni durante le gare.
È impossibile immaginare il Palio
senza i quartieri e senza l’ammirevole passione dei quartieristi.
È per loro che la città si veste a
festa, che sventolano le bandiere, che rullano i tamburi, che gareggiano gli
atleti, è per loro che corrono i cavalli. È per loro che esiste il palio.
CASTELLO
Il nome è dato dall’antica mole del
Castello di Alboino il cui profilo si impone sulla città e sull’intera vallata.
Si tratta di un antico maniero di origini longobarde più volte rimaneggiato nei
secoli. Oggi il castello è senza dubbio il simbolo della città.
Da sempre sede militare ospitò nel
Medioevo la sede del Capitano della città e in tempi moderni il locale reggimento
degli alpini. La grande torre principale è chiamata “El Campanon” per la grande
campana che, con solenni ritocchi, ancor oggi annuncia le sedute del Consiglio
Comunale.
Tra i monumenti più interessanti
del quartiere, in località Arson, si trova il castello dei Lusa.
Nel quartiere sono compresi, oltre
alla parte nord orientale della città, i borghi di Ognissanti e dell’Uniera, i
rioni di Pasquer e delle Traversere, le “ville” di Arson, Cart, Lasen, Umin,
Grum, Vellai, Vignui, Villabruna e Zermen.
Arma: d’azzurro al leone d’oro. Lo stemma del castello è quello della nobile famiglia Gazzi, proprietaria delle eleganti case porticate che chiudono a oriente Piazza Maggiore.
DUOMO
Il nome è dovuto alla presenza
della cattedrale. Di origini paleocristiane, eretta a sud della cinta muraria
cittadina, la cattedrale è il cuore dell’antica diocesi di Feltre, ed è
certamente, per storia e per ricchezza artistica, il monumento più importante
della città. È qui che ogni anno, presieduta dal vescovo, si celebra la
suggestiva messa del palio.
Il quartiere comprende la zona sud
occidentale della città, da Porta Pusterla a Porta Imperiale con il borgo della
cattedrale, le contrade di Sant’Avvocato (via Garibaldi) e delle Tezze, il
rione delle Industrie e le frazioni, dette “ville”, di Mugnai, Tomo e Villaga.
Arma: d’azzurro alla fascia d’oro, caricata in punto d'onore d’una stella d’oro ad otto raggi e in punta di tre bande dello stesso. È lo stemma dell’antica famiglia dei Bellati. I Bellati possedevano numerose case, sia in città sia nelle campagne del Feltrino e del Trevigiano. La loro residenza più nota si trova in via Mezzaterra ed è caratterizzata dalla particolare facciata a prua di nave.
PORT’ORIA
Il nome deriva dalla porta
orientale della città, Porta Oria, che sorge in parte sulle mura medievali e in
parte su quelle rinascimentali. Il monumento è costituito innanzitutto da una
porzione di torre gotica sulla quale si trovano ancora incardinati i vecchi
battenti di legno. La porta era dotata di un rastrello in ferro a caduta e,
verso est, di un ponte levatoio che si serrava nell’avanporta merlata.
Tra gli edifici monumentali del
quartiere, in località Anzù, sorge l’affascinante santuario romanico di San
Vittore.
Da Port’Oria a Porta Pusterla il
quartiere si estende a sud-est della città comprendendo Borgo Ruga e le
contrade di Semeda e Tortesen, l’antico Ospitale di San Paolo e le “ville” di
Anzù, Cellarda, Nemeggio, Pont, Villapaiera, Canal e Sanzan.
Arma: d'oro all'aquila bicipite spiegata di nero. Stemma imperiale germanico.
SANTO STEFANO
Il nome deriva dalla bella ed
antica chiesa di Santo Stefano, oggi purtroppo scomparsa, che sorgeva in Piazza
Maggiore. La chiesa, affrescata dai dipinti del Luzzo, chiudeva la piazza a
ovest, verso la contrada del Paradiso, di fronte alla bella casa dei Ramponi,
oggi casa Guarnieri.
Della chiesa si prendevano cura i
nobili della città e, data la sua posizione centrale e per il fatto che la
cattedrale e le altre chiese più importanti sorgevano tutte fuori dalle mura,
era un luogo di culto assai frequentato. Dopo la caduta della Repubblica la
chiesa fu sconsacrata e infine fu demolita. Il quartiere si espande nella parte
nord occidentale della città e comprende i popolosi rioni di Boscariz e di
Farra e le “ville” di Pren, Lamen e di Foen.
Arma: di rosso al corno da caccia d’oro. Il palazzo dei nobili Dal Corno, che hanno dato lo stemma al quartiere, sorgeva ancora nel secolo scorso a metà di via Mezzaterra, sul lato nord, presso la casa degli Aldovini-Mezzanotte. Fu purtroppo demolito, ma dei Dal Corno ci resta la testimonianza della chiesetta gotica della Trinità che si eleva sulle mura orientali della città.
I Muffoni da Cesio
Protagonisti principali della
cerimonia di dedizione di Feltre a Venezia furono l’ambasciatore veneziano
Bartolomeo Nani e il deputato feltrino Vittore Muffoni.
Quest’ultimo apparteneva ad una
delle più antiche famiglie del contado feltrino. Di essa scrive il Gaggia nel
suo “Notizie genealogiche delle famiglie nobili di Feltre”: «Questa famiglia,
detta anche Cesia o de Cesio, è antichissima, e, a quanto sembra, di origine
romana (gens Cesia). Nelle lotte medioevali militò sempre nel campo guelfo.
Aveva due Castelli, uno in Cesio maggiore, che in seguito passò alla nobile
famiglia Facino, e l’altro a Cesio minore, ambidue poi distrutti nel 1423 per
ordine della Repubblica di Venezia.».
Del Vittore in questione dice
ancora che «… figlio di Bonafè, nodaro, chiamato Padre della Patria, il 15
giugno 1404, quale Sindaco di Comunità, eletto dal Consiglio e dal Popolo,
sottopose la città di Feltre al Dominio di Venezia, a cui volontariamente si era
data, rappresentando
Già in epoca medievale i Muffoni da
Cesio erano riusciti ad accumulare diverse “mariganzie” sulle ville del pievanato
di Cesio, ed erano diventati i maggiori “capovilla” di quel territorio.
Possedevano inoltre, secondo Antonio Vecellio, i castelli di Cesio maggiore e
di Cesio minore. Del primo si può vedere ancora il mastio, oggi dei Busatti, il
quale, pur ampiamente rimaneggiato, sorge dietro l’attuale municipio e a un
passo da Villa Muffoni. La villa, dotata di un bel porticato, è l’attuale asilo
parrocchiale, ma sulle sue facciate appare ancora lo stemma di famiglia.
Lo Stemma
Lo stemma dei Muffoni è di rosso
allo scaglione di argento. È splendidamente affrescato sulla facciata della
cinquecentesca casa di famiglia, in via Mezzaterra a Feltre. Lo si ritrova in
cattedrale, sopra la tomba di famiglia che sta presso l’altare dei SS. Vittore
e Corona.
San Vito
A valle dell’abitato di Cesio si
alza Col San Vito. Sul colle sorge una bella chiesetta dedicata all’omonimo
martire; anche in essa si trova ad affresco l’arma dei Muffoni.
La festa di San Vito doveva essere particolarmente cara ai possidenti da Cesio poiché, assieme al santo taumaturgo, essi potevano ricordare e celebrare, in quella data del 15 di giugno, il ruolo avuto nel 1404 da un membro della loro casata. I Muffoni quindi, ben più di altri, avevano ragione di festeggiare il santo, e di osservare con devozione il decreto statutario che ne aveva solennizzato la festa ed aveva istituito il Palio.
La rievocazione storica
Impropriamente, chiamati il ”Signore di Feltre” e il ”Signore di Venezia”, due "palianti" hanno il compito di interpretare i protagonisti del giuramento che si tenne nel 1404, e cioè Bartolomeo Nani inviato di Venezia e Vittore Muffoni Da Cesio delegato dei feltrini. Costoro, vestendo i panni dei due deputati, assolvono al compito di rievocare in Piazza Maggiore, l’atto formale attorno al quale ruota l’evento: l'entrata di Feltre nei domini della Repubblica di San Marco.
Per diversi anni il ruolo è stato interpretato dai feltrini Saverio Spada e Maurizio Rubin.
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