La “storia”, così com’è intesa nel nostro secolo, è una narrazione critica di eventi e di fatti accaduti, dotata di fondamenti scientifici, sostenuta, cioè, e motivata da testimonianze e documenti affidabili. Pertanto diremo “storica”, e non fantastica o mitica, quella narrazione alla cui origine stanno gli elementi probatori di cui sopra.
Il Palio di Feltre è una rappresentazione a carattere rievocativo che ha cadenza annuale; in essa si ricorda e si celebra un fatto storico di particolare rilevanza per la terra veneta. Tale fatto è il giuramento solenne che nel 1404 portò il Feltrino nei domini di terraferma della Repubblica di San Marco (Stato da Tera).
In quanto evento celebrativo il Palio è citato per ben due volte in due diverse occasioni negli antichi statuti della città.
Nel 1388
un’alleanza politico-militare associa
Riapertosi
dunque il conflitto tra i carraresi e il ducato di Milano,
Il senato veneto accetta, tramite il suo legato Bartolomeo Nani, il dominio della città di Feltre e del suo contado, giurando l’ambasciatore nelle mani del feltrino Vittore Muffoni di osservare e di rispettare gli statuti cittadini e i privilegi già sanciti. I feltrini a questo punto sostituiscono la festa di sant’Ambrogio, ormai decaduta dalle sue ragioni, con quella di san Vito, volta a celebrare il passaggio di Feltre a Venezia come avvenuto il 15 di giugno del 1404[3]. Con il Palio il territorio di Feltre manifesta la propria adesione alla terra e alla storia veneta.
Le fonti documentali.
Il palio di Feltre ha due cenni storici importanti, che sono peraltro due cenni normativi; il primo di essi risale alla fine del Trecento e registra la disposizione di solennizzare la festività di Sant’Ambrogio in onore della signoria milanese.
La norma, registrata nel libro III degli Statuti Cittadini, sancisce che si debba festeggiare ogni anno in modo solenne il giorno di sant'Ambrogio quae fuit in septimo die mensis decembris, die 1388, […] data in cui la città era entrata a far parte del dominio Visconteo. Lo statuto imponeva agli ordini della città e alle autorità civili e religiose una processione solenne alla cattedrale o alla chiesa di Ognissanti, con candele e grandi oblazioni. In conclusione è riportato: “Et in dicto die ponatur pallium ducatorum quindecim auri ad quod curratur equestre” ossia: “E in detto giorno sia posto un pallio di quindici ducati d’oro perché si corra con i cavalli” [4]. qui la traduzione
Giunto il
dominio veneziano, si aggiorna negli statuti feltrini la disposizione
concernente il palio annuale. Con una formula pressoché identica a quella usata
per la signoria dei Visconti è ora decretato che "ogni anno a venire sia
celebrata solennemente la festa di san Vito, “che fu il 15 di giugno del 1404, giorno in cui Feltre si diede alla
Serenissima, con una processione e un’offerta cospicua di candele e oblazioni”.
Anche stavolta il testo conclude: “Et in
dicta die ponatur unum bravium ducatorum quindecim auri ad quod curratur
equester”[5].
Vero è che tali documenti non descrivono lo svolgimento del palio, né assicurano che sia stato mai effettivamente corso; non sono identificati i contendenti, né descritte le regole. È vero anche che la norma pone la gara equestre ai margini della vera e propria solennità, costituita perlopiù dalla grande processione comunitaria e dalla messa. Ma una gara equestre era a quei tempi una manifestazione tanto comune che il bisogno di darne notizia o particolare documentazione doveva essere davvero minimo. La reiterazione nel XV secolo dello statuto similmente formulato nel XIV secolo né trascurato neppure nelle edizioni cinquecentesche, fa ritenere che l'evento fosse cosa stabile e avesse luogo in modo del tutto ordinario ed effettivo. Un probabile accenno al palio, pur se indiretto, è ravvisabile ancora in un epoca napoleonica: Antonio Vecellio riferisce che nel 1797, con i repubblicani francesi occupanti, si abolirono le feste che ricordavano la spontanea dedizione di Feltre alla repubblica Veneta […][6]; a quali feste si riferiva lo storico se non a quelle accennate dagli antichi statuti, allora soppressi? Anche se di ciò non vi è certezza, il palio poteva essere stato abolito proprio in quell'occasione.
Un palio di archibugi
A riprova della consuetudine rinascimentale di organizzare pallii per le ragioni più varie riporto un documento del XVI secolo[7]. In esso l’uscente rettore veneziano suggerisce al doge di istituire a Feltre due pallii di archibugi allo fine di motivare i feltrini all’uso delle armi e di allenarli.
A
conclusione del suo “regimento de
Scrive
il funzionario: «cosa più che necessaria
esser al tutto proveder che il capo de le ordinanze feltrine, Bernardo
Vilmercato habitar dovesse con il sergente suo, in ditta Cittade, iuxta li
ordini et mandati di Vostra Sublimità, acciò potesse instruer et ben
disciplinar esse gente, del tutto inexperte et a questo necessario esser de
proveder che havesseno il polver et piombo, imperhò che impossibile senza l’uno
et l’altro potersi mai exercitarse et consequenter male in alcuna occorrentia
de loro prevalersi.
Et per inanimar
quelli a tal necessaria disciplina, existimo che cosa expediente saria far
trazer per quelli doi palij al anno, de valor et pretio de ducati 5 l’uno, che
a sattisfattion sariano, in doi tempi, l’uno da San Marco, et l’altro da San
Vettor, o como meglio apparisse a Vostra Sublimità, il che facendo ben poi
sperare si potria ogni bon servitio da loro. Il denaro de li quali palij trazer
si debba de le pontature de essi archibusierj, che alle mostre ordinarie non
vengono, che sono soldi XX per cadauno absente, salvo sempre iusto impedimento,
le qual de tempo in tempo si farano.»
Un palio nel Duecento?
Bibliografia minima consultata
C. Miari,
"Cronaca Bellunese dal 1383 al 1412" IBRSC, Belluno 1999.
A. Cambruzzi - A.
Vecellio, "Storia di Feltre", Castaldi ed., Feltre 1873.
C. Diehl, "
E. Crouzet-Pavan, "Venezia Trionfante", Einaudi, Torino 2001.
“Relazioni dei rettori veneti in terraferma, vol. II , Podestaria e Capitanato di Feltre.” Giuffrè, Milano 1974.
Michele Balen
[1] Traduzione di Michele Balen
[2] C. Miari in “Cronaca Bellunese
dal 1383 al
[3] Cfr: A. Cambruzzi in
“Cambruzzi -Vecellio – Storia di Feltre”, Castaldi ed. Feltre 1873: vol. II c.
quarto.
[4] A. Cambruzzi in op. cit. : vol. II c. quarto,
1.
[5] A. Cambruzzi in op. cit.
vol. II c. quinto, 8. E in “Statuta Civitatis Feltriae” Rubrica IV libro III edizione
cinquecentesca degli statuti.
[6] A. Vecellio in “Storia di
Feltre” (op. cit.) vol. IV, libro terzo,
c. primo, 1.
[7] “Relazioni dei rettori veneti in terraferma, vol. II , Podestaria e Capitanato di Feltre.” Giuffrè, Milano 1974
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