lunedì 21 agosto 2023

Sulla storicità del Palio di Feltre

 La “storia”, così com’è intesa nel nostro secolo, è una narrazione critica di eventi e di fatti accaduti, dotata di fondamenti scientifici, sostenuta, cioè, e motivata da testimonianze e documenti affidabili. Pertanto diremo “storica”, e non fantastica o mitica, quella narrazione alla cui origine stanno gli elementi probatori di cui sopra. 

Il Palio di Feltre è una rappresentazione a carattere rievocativo che ha cadenza annuale; in essa si ricorda e si celebra un fatto storico di particolare rilevanza per la terra veneta. Tale fatto è il giuramento solenne che nel 1404 portò il Feltrino nei domini di terraferma della Repubblica di San Marco (Stato da Tera). 

In quanto evento celebrativo il Palio è citato per ben due volte in due diverse occasioni negli antichi statuti della città.

Nel 1388 un’alleanza politico-militare associa la Milano dei Visconti alla repubblica di Venezia. Il conflitto innescatosi tra la lega veneto-milanese e i Da Carrara porta alla sconfitta di questi ultimi e alla dissoluzione della signoria veneta. In seguito a ciò Feltre entra a far parte del ducato di Milano. Il cambio di signoria è vissuto con sollievo dai feltrini, tanto che essi decidono di istituire una festa per celebrare, nel giorno di sant’Ambrogio, la memoria dell’evento.

Alla morte del duca, avvenuta nel 1402, il carrarese Francesco Novello reclama dalla vedova la restituzione dei vecchi possedimenti: Verona, Vicenza nonché il Feltrino. I cittadini di Feltre, temendo allora il ritorno della vecchia signoria, scongiurano la duchessa di aiutarli, ma la Visconti, non più in grado di sostenere l'impegno, si limita a sciogliere la città dal vincolo di fedeltà a lasciarla libera nel suo  governo.

Riapertosi dunque il conflitto tra i carraresi e il ducato di Milano, la Marca cade in uno stato di confusione e di anarchia. Vicenza, stretta d’assedio dai carraresi e incapace a provvedere alla propria difesa, decide di ricorrere alla protezione veneziana. Nel 1404 i vicentini cedono al senato lagunare le chiavi della loro città; l’esempio è presto seguito dai feltrini e dai bellunesi [2], i quali anch’essi, confortati dalle prime vittorie veneziane, aprono le porte agli ambasciatori del doge e consegnano nelle loro mani il bastone del comando.

Il senato veneto accetta, tramite il suo legato Bartolomeo Nani, il dominio della città di Feltre e del suo contado, giurando l’ambasciatore nelle mani del feltrino Vittore Muffoni di osservare e di rispettare gli statuti cittadini e i privilegi già sanciti.  I feltrini a questo punto sostituiscono la festa di sant’Ambrogio, ormai decaduta dalle sue ragioni, con quella di san Vito, volta a celebrare il passaggio di Feltre a Venezia come avvenuto il 15 di giugno del 1404[3]Con il Palio il territorio di Feltre manifesta la propria adesione alla terra e alla storia veneta.

Le fonti documentali.

Il palio di Feltre ha due cenni storici importanti, che sono peraltro due cenni normativi; il primo di essi risale alla fine del Trecento e registra la disposizione di solennizzare la festività di Sant’Ambrogio in onore della signoria milanese. 

La norma, registrata nel libro III degli Statuti Cittadini, sancisce che si debba festeggiare ogni anno in modo solenne il giorno di sant'Ambrogio quae fuit in septimo die mensis decembris, die 1388, […] data in cui la città era entrata a far parte del dominio Visconteo. Lo statuto imponeva agli ordini della città e alle autorità civili e religiose una processione solenne alla cattedrale o alla chiesa di Ognissanti, con candele e grandi oblazioni. In conclusione è riportato: “Et in dicto die ponatur pallium ducatorum quindecim auri ad quod curratur equestre” ossia: “E in detto giorno sia posto un pallio di quindici ducati d’oro perché si corra con i cavalli [4]. qui la traduzione

Giunto il dominio veneziano, si aggiorna negli statuti feltrini la disposizione concernente il palio annuale. Con una formula pressoché identica a quella usata per la signoria dei Visconti è ora decretato che "ogni anno a venire sia celebrata solennemente la festa di san Vito, “che fu il 15 di giugno del 1404, giorno in cui Feltre si diede alla Serenissima, con una processione e un’offerta cospicua di candele e oblazioni”. Anche stavolta il testo conclude: “Et in dicta die ponatur unum bravium ducatorum quindecim auri ad quod curratur equester”[5].

Vero è che tali documenti non descrivono lo svolgimento del palio, né assicurano che sia stato mai effettivamente corso; non sono identificati i contendenti, né descritte le regole. È vero anche che la norma pone la gara equestre ai margini della vera e propria solennità, costituita perlopiù dalla grande processione comunitaria e dalla messa. Ma una gara equestre era a quei tempi una manifestazione tanto comune che il bisogno di darne notizia o particolare documentazione doveva essere davvero minimo. La reiterazione nel XV secolo dello statuto similmente formulato nel XIV secolo né trascurato neppure nelle edizioni cinquecentesche, fa ritenere che l'evento fosse cosa stabile e avesse luogo in modo del tutto ordinario ed effettivo. Un probabile accenno al palio, pur se indiretto, è ravvisabile ancora in un epoca napoleonica: Antonio Vecellio riferisce che nel 1797, con i repubblicani francesi occupanti, si abolirono le feste che ricordavano la spontanea dedizione di Feltre alla repubblica Veneta […][6]; a quali feste si riferiva lo storico se non a quelle accennate dagli antichi statuti, allora soppressi? Anche se di ciò non vi è certezza, il palio poteva essere stato abolito proprio in quell'occasione.

Un palio di archibugi

A riprova della consuetudine rinascimentale di organizzare pallii per le ragioni più varie riporto un documento del XVI secolo[7]. In esso l’uscente rettore veneziano suggerisce al doge di istituire a Feltre due pallii di archibugi allo fine di motivare i feltrini all’uso delle armi e di allenarli.

A conclusione del suo “regimento de la Cità […] de Feltre” il nobile Leonardo Zantani, Rettore di terraferma e patrizio veneto, invia al doge com’è d’uso una sua relazione informativa. Il documento è presentato al senato veneto in data 19 luglio 1537. Come altri rettori contemporanei anche lo Zantani lamenta dei feltrini la scarsa propensione all’uso delle armi, che gli deve apparire tanto più grave quanto più esposta al pericolo delle guerre è la loro  terra di confine.

Scrive il funzionario: «cosa più che necessaria esser al tutto proveder che il capo de le ordinanze feltrine, Bernardo Vilmercato habitar dovesse con il sergente suo, in ditta Cittade, iuxta li ordini et mandati di Vostra Sublimità, acciò potesse instruer et ben disciplinar esse gente, del tutto inexperte et a questo necessario esser de proveder che havesseno il polver et piombo, imperhò che impossibile senza l’uno et l’altro potersi mai exercitarse et consequenter male in alcuna occorrentia de loro prevalersi.

Et per inanimar quelli a tal necessaria disciplina, existimo che cosa expediente saria far trazer per quelli doi palij al anno, de valor et pretio de ducati 5 l’uno, che a sattisfattion sariano, in doi tempi, l’uno da San Marco, et l’altro da San Vettor, o como meglio apparisse a Vostra Sublimità, il che facendo ben poi sperare si potria ogni bon servitio da loro. Il denaro de li quali palij trazer si debba de le pontature de essi archibusierj, che alle mostre ordinarie non vengono, che sono soldi XX per cadauno absente, salvo sempre iusto impedimento, le qual de tempo in tempo si farano

Un palio nel Duecento? 

Negli anni Ottanta ebbi da Luigi Doriguzzi questa confidenza. Mi disse di aver trovato per caso, in una antica cronaca trevisana, la notizia che a Feltre nel XIII secolo fosse uso correre un palio equestre, e che il premio fosse appunto un pallio di stoffa. Non ho mai avuto modo tuttavia di vedere direttamente il testo citato da Doriguzzi. Per questo mi devo limitare a pubblicare la confidenza ricevuta nella speranza che qualcuno possa un giorno definire meglio la cosa. 
 

Bibliografia minima consultata

C. Miari, "Cronaca Bellunese dal 1383 al 1412" IBRSC, Belluno 1999.

A. Cambruzzi - A. Vecellio, "Storia di Feltre", Castaldi ed., Feltre 1873.

C. Diehl, "La Repubblica di Venezia", Newton & Compton, Roma 2004.

E. Crouzet-Pavan, "Venezia Trionfante", Einaudi, Torino 2001.

“Relazioni dei rettori veneti in terraferma, vol. II , Podestaria e Capitanato di Feltre.” Giuffrè, Milano 1974.

Michele Balen



[1] Traduzione di Michele Balen

[2] C. Miari in “Cronaca Bellunese dal 1383 al 1412” IBRSC Belluno 1999

[3]  Cfr: A. Cambruzzi in “Cambruzzi -Vecellio – Storia di Feltre”, Castaldi ed. Feltre 1873: vol. II c. quarto.

[4] A. Cambruzzi in op. cit. : vol. II c. quarto, 1.

[5] A. Cambruzzi in op. cit. vol. II c. quinto, 8. E in “Statuta Civitatis Feltriae” Rubrica IV libro III edizione cinquecentesca degli statuti.

[6]  A. Vecellio in “Storia di Feltre” (op. cit.)  vol. IV, libro terzo, c. primo, 1.

[7] “Relazioni dei rettori veneti in terraferma, vol. II , Podestaria e Capitanato di Feltre.” Giuffrè, Milano 1974

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