martedì 22 agosto 2023

Della chiesa di Sant’Agapito di Cesio Maggiore

La chiesetta di Sant'Agapito è documentata dal 1530; l’attuale forma è settecentesca, ma la fondazione dell’abside farebbe risalire l’edificio almeno al XIII secolo. Non trattandosi di una pieve, di una cappella castrense, padronale o di villa, può essere un eremo, una chiesa rupestre, un tempietto votivo, o un residuo religioso di una rocca militare o di un posto di avvistamento...

Data la posizione e data la singolarità del titolo, la dedicazione al santo romano può derivare dalla volontà di un eremita o di un presbitero devoto, oppure a un patronato attribuito al martire (giovani, tempeste estive, coliche e mal di ventre), oppure ad un complesso devozionale locale preesistente al quale il santo è legato, o ancora ad una particolare devozione di gruppo.

Una possibile lettura della titolazione porta a considerare l’influenza delle signorie della Pedemontana sul versante settentrionale del Piave e sul Feltrino tra i secoli XI e XIII. In particolare, alla presenza della dinastia dei da Collalto e alla loro devozione familiare.

Un complesso devozionale locale e una devozione dinastica

A Cesio è già anticamente diffuso il culto per sant’Eustachio[i], santo soldato, patrono dei cacciatori e protettore dal fuoco. Il piccolo santuario di sant’Agapito è rupestre e silvano, la qual cosa suggerisce una devozione legata al mondo boschivo e venatorio che è proprio di San’Eustachio. Anche l’ipotetica natura militare ben si accompagna con il culto per lo stesso Eustachio, come pure la funzione di postazione di avvistamento sulla valle (si pensi al guardiano del fuoco a San Michele di Fonzaso). A questo punto è bene precisare che uno dei figli di sant’Eustachio porta appunto il nome di Agapio o Agapito e che questi, come Agapito di Preneste, sarebbe stato tormentato con il fuoco.

Un punto fondamentale di irraggiamento del culto di San’Eustachio in terra veneta, si trovava a Nervesa, dove già dall'XI sec., era stata edificata un’abbazia benedettina dedicata a questo santo e presso la quale, fino al 1373, si conservava un braccio del martire. L’abbazia era stata eretta per volontà dei primi conti di Treviso, i Collalto, signori feudali della pedemontana. Dopo una prima distruzione, l’abazia aveva conosciuto una rinascita nel 1358 grazie a un abate di nome Agapito.

I Collalto, signori di origine longobarda, estendevano la loro influenza con feudi e allodi sia verso la città di Treviso, di cui erano in origine stati investiti del comitatus in età franca, sia verso le alpi, oltrepassando in molti casi il corso della Piave. Da un ramo dei Collato sarebbe sorta, presso Fregona, anche la dinastia dei Montanara (Montaner) detta poi dei Da Camino, i signori che dominarono la scena della Marca per un periodo compreso fra il XIII e il XIV secolo. Durante l’ascesa del ramo Da Camino, la dinastia Collalto fu sulla scena dell’Alta Marca esercitando un ruolo di secondo piano senza tuttavia mai svanire.

I Collalto coltivavano la devozione per San’Eustachio (che comprende i familiari Teopista, Teopisto ed Agapio-Agapito), devozione che fu diffusa e rafforzata grazie alla ricostruita abazia di Nervesa, voluta dall’abate Agapito. Pur essendo solo una flebile traccia, al più una suggestione per una futura ricerca, l’ipotesi che il culto per sant’Agapito a Cesio sia un residuo dell’influenza dei da Collalto in destra Piave ha una sua sincera legittimità. Ricordando che il titolo dela menzionata dinastia comitale era di conti di Collato e di San Salvatore, dai nome dei due castelli principali, nel medesimo quadro devozionale e dinastico potrebbe trovare spazio anche la chiesetta di Cullogne (“Colonie”) recante appunto il titolo di San Salvatore. A rafforzare questa suggestione sulle origini del culto di sant’Agapito va infine la figura di santa Giuliana, la cui omonimia con la beata Giuliana da Collalto non può di certo essere sfuggita.

Agiografia

Sant’Agapito da Palestrina.
Agapito nacque a Præneste (Palestrina) nel Lazio nel 259; ancora quindicenne nel 274 subì il martirio. Il giovane sarebbe stato esposto invano alle fiere, poi tormentato con acqua bollente e fuoco[ii] , infine decapitato. È rappresentato con la palma del martirio, spesso con due leoni mansueti accanto e con un fascio littorio, oppure col capo cosparso di carboni ardenti o sospeso a testa in giù sopra le fiamme.

Papa Leone III (795-816) restaurò a Preneste due basiliche dedicate al martire, una delle quali pare contenesse il sepolcro e l'altra il corpo. È invocato come protettore dei giovani e contro le tempeste estive, le coliche e il mal di ventre, il suo culto si diffuse in modo particolare a Roma, a Palestrina e nel resto del Lazio. L'episodio dei leoni, come quello delle fiamme, ricorda il martirio di Eustachio e del figlio Agapito. E' festeggiato il 18 agosto.

Sant’Eustachio e sant’ Agapito suo figlio.
Nobile romano e valente “magister militum” del I secolo d. C., Placido avrebbe guidato in Asia minore una legione al tempo di Traiano. Si narra che Placido, obbedendo agli ordini, perseguitasse i cristiani, ma un evento ebbe a cambiargli la vita. Un giorno, mentre egli cacciava, gli si fece incontro un cervo tra le cui corna spiccava una croce luminosa. Con voce umana l'animale gli chiese: “Placido, perché mi perseguiti? Io sono Gesù, che tu adori senza conoscere!”. Sconvolto dalla visione, l’ufficiale si convertì e si fece battezzare con la moglie Teopista e i figli Teopisto e Agapito (o Agapio). In occasione del battesimo egli prese il nome di Eustachio. Dopo la conversione, Eustachio e i suoi familiari subirono prove pesanti: perdettero il bestiame e, a causa della peste, i servi. Furono derubati d'ogni avere. Cercando riparo dalle sventure si imbarcarono per l’Egitto, ma il capitano della nave rapì Teopista. In Egitto, due belve, un lupo e un leone, rapirono i fanciulli. Eustachio fu ridotto a custodire il raccolto dei locali.
Quindici anni dopo Traiano fece rintracciare Placido e, trovatolo, gli comandò di sconfiggere i barbari che minacciavano l’Asia minore. Placido, nuovamente alla testa delle truppe, arruolò i soldati migliori e, tra questi due giovani ufficiali: i figli che gli indigeni avevano salvato dalle fiere. I tre divennero così commensali senza tuttavia riconoscersi.
Sconfitti gli invasori, il generale Eustachio con i suoi legionari si accampò nel villaggio in cui viveva la moglie Teopista, rimasta sola e in miseria dopo la morte del capitano navale. Alla donna si presentarono ospiti i due giovani, ignari della madre. Ella, ascoltata la loro storia capì di aver di fronte i figli, ma non volle rivelarsi. Chiese piuttosto udienza al generale per essere rimpatriata a Roma. Quando finalmente Teopista incontrò il generale Eustachio le identità furono svelate e la famiglia si ricompose.
Adriano, succeduto a Traiano, accolse trionfalmente Eustachio, ma, al momento del sacrificio agli dei, il cristiano Eustachio oppose il suo rifiuto. I quattro familiari, solidali, furono esposti alle fiere ed essendo da queste risparmiati, furono allora introdotti in un toro di bronzo arroventato nel quale incontrarono una morte istantanea. I loro corpi, privi di segni d’arsura, furono poi convenientemente sepolti dai cristiani.
I resti del santo si trovano presso la basilica di Sant'Eustachio in Campo Marzio a Roma, mentre importanti reliquie sono conservate nella Chiesa parrocchiale di St-Eustache a Parigi. Presso l'abbazia di Nervesa, inoltre, era conservato un braccio, che però fu trafugato nel 1373.
La leggenda di Sant’Eustachio è un autentico capolavoro di letteratura agiografica ed è accostabile a quella biblica di Giobbe.
Eustachio è patrono dei cacciatori e dei guardiacaccia, dei fabbricanti e dei commercianti di pelli, invocato contro il fuoco. È inoltre, con Barbara, Biagio, Caterina d'Alessandria, Cristoforo, Dionisio, Giorgio, Margherita e Vito, uno dei quattordici Ss. Ausiliatori. Santi dalla speciale funzione taumaturgica sancita dalla chiesa, prototipi della schiera di patroni che si è ampliata e sviluppata fino ai giorni nostri. La sua memoria si celebra il 20 settembre, ma anche il 28 novembre. Data del dies natalis è invece il primo di novembre. Si può supporre che vi sia stata una certa devozione anche per i congiunti di Eustachio, in particolare per Agapito che portava il nome di numerosi altri santi. L'ampia omonimia può aver favorito il figlio Agapito anche rispetto al fratello e alla madre che, infatti, hanno una minor venerazione popolare.
 
Beata Giuliana di Collalto

Giuliana nacque a Collalto (Susegana) nel 1186 dal Conte Rambaldo VI e dalla Contessa Giovanna di Sant’Angelo di Mantova. A dodici anni vestì l’abito benedettino a S. Margherita di Salarola, sui Colli Euganei. Qui visse in modo esemplare i primi anni di vita religiosa. Nel 1220 fece giunse nello stesso monastero Beatrice I d’Este divenuta poi beata. Tra le due pare corresse profonda amicizia. Giuliana fu in seguito incaricata di fondare un monastero presso la chiesa abbandonata di San Cataldo, sull’isola veneziana di Spinalonga (Giudecca). La comunità claustrale dedicò poi la chiesa anche a S. Biagio.

Divenuta badessa, Giuliana si distinse per rispetto della Regola e per un particolare riguardo verso i poveri. Nota per la sua carità, compì ancora in vita molti prodigi. Dal monastero dei Ss. Biagio e Cataldo della Giudecca dipendeva quello di terra ferma di Pianiga, che Giuliana fece restaurare intorno alla metà del secolo.

Durante i suoi ultimi anni la beata patì forti mal di testa, per questo le fu attribuito il patrocinio sui sofferenti di tale malanno. Morì a settantasei anni il primo settembre 1262, e fu sepolta nel cimitero della chiesa. Intorno al 1290 il corpo, trovato incorrotto, fu collocato in un artistico sarcofago ligneo. Nel 1733 le reliquie furono poste in un altare della chiesa mentre esattamente venti anni dopo (il 30 maggio) papa Benedetto XI ne confermò il culto “ab immemorabili”, con memoria al 1° settembre. Nel 1810 il corpo fu traslato nella chiesa del Redentore e dodici anni dopo nella parrocchia di S. Eufemia, dove tuttora è venerato nella cappella di Sant’Anna. Nella chiesa del paese natale sono custodite una reliquia della falange, una corona su cui poggiò il capo, un guanciale e parte dell’abito indossato al momento della morte. L’antico sarcofago ligneo è ora conservato al Museo Correr di Venezia. I suoi dipinti sono un antichissimo esempio di come la pittura veneziana fosse influenzata, a quei tempi, da quella bizantina.

Significato dei nomi

Agapito

Dal greco Αγαπητος (Agapetos), tramite il latino Agapetus o Agapitus; nasce dall'aggettivo αγαπητος (agapetos), ossia "amato", "amabile", "desiderato", "diletto", "degno di essere amato"; la radice ultima è άγάπη (agape, "amore"), da cui deriva anche il nome Agape, del quale è considerato una variante. Per significato, può essere accostato a nomi quali Aspasia, Abibo, Amato, Armas, Davide ed Erasmo. Nome tipicamente cristiano, sostenuto grazie a due papi e diversi santi che lo hanno portato. Oggi è quasi in disuso; si trova comunque in Italia, soprattutto nel Lazio e a Palestrina grazie al culto del patrono sant'Agapito.
 
Eustachio
Dal greco Ευσταχιυς (Eustachus, Eustachys), latinizzato in Eustachius. È composto da ευ (eu, cioè "bene") e da σταχιυς (stachys, ovvero "spiga"), e significa "che produce buone spighe", "che produce buon raccolto", in altre parole "fruttifero". Significato simile hanno i nomi Policarpo, Efrem e Fruttuoso. È più diffuso nel sud Italia, soprattutto in Puglia, Basilicata e Calabria.

Teopisto - Teopista
Dal greco θεος (theos, "Dio") e πίστις (pistis, “fede”), in latino Theopistus/a cioè “fedele a Dio”, "credente in Dio”.
 
Cronologia
971 - Regimbaldo - Rambaldo (avo dei da Collalto), è menzionato quale "Comes Comitato Tarvisianense".
1000 - Fondazione dell’abbazia di S. Eustachio a Nervesa
1096 - Sandio Muffoni con giovanni da Vidor alla “Prima Crociata”
1110 - Ensedisio I° erge il Castello di Collalto (da cui il nome della casata)
1138 - Alberto Collalto "il Crociato" donato Cordignano, Belluno e il Cadore a Guecellone della casata dei Montanara, divenuta poi da Camino.
1184 - Bolla di Lucio III che attesta la plebs di Cesio
1260 Giovanni Pietro Muffoni resiste ai soldati di Ezzelino nel castello di Cesio
1262 - Morte della beata badessa Giuliana da Collalto
1300 - Alberto della Scala di Verona Signore di Feltre
1300 - Rambaldo Vili edifica il castello di S. Salvatore: scissione della famiglia in Collalto di Sopra (castello Collalto) e Collalto di Sotto (castello di S. Salvatore).
1320 - Manfredo di Collalto vescovo di Ceneda è nominato vescovo di Feltre e Belluno
1358 - L’abate Agapito ricostruisce l’abbazia di S. Eustachio a Nervesa
1361 - Francesco Carrara di Padova è Signore di Feltre
1373 - È trafugato il reliquiario del braccio di S. Eustachio appartenente alla Abbazia di Nervesa




[i] Valle di Canzoi, Toschian, Madonetta di Pez

[ii] L'episodio dei leoni, come quello delle fiamme, ricorda il martirio di Eustachio e del figlio Agapito.

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