venerdì 22 luglio 2022

San Vittore e la classe cavalleresca.

Il santuario dei cavalieri

San Vittore e la classe cavalleresca.

Intendo analizzare il rapporto che intercorse in epoca medievale tra il culto per i santi Vittore e Corona di Feltre, il santuario e la classe dei cavalieri.

Un primo elemento che mette in rapporto i cavalieri ed il santuario è la natura del santo titolare. San Vittore è un miles christianus, un santo soldato, e la classe cavalleresca ebbe un comprensibile trasporto per il culto dei santi militari (Similes cum similibus congregantur.) ed affidandosi ad essi in modo preferenziale (Similia similibus curantur). Si tratta di un normale processo identificatorio che fa si che il personaggio assurga ad emblema mitico di una data categoria. Tale emblema o simbolo ha il compito di rendere evidente e di celebrare il ruolo del gruppo, e di definirne in un certo senso l'etica.

L'idea di un guerriero cristiano, anzi di un santo guerriero, era assolutamente controversa nella chiesa, al punto che persino l'abate Bernardo da Chiaravalle, che in seguito avrebbe sostenuto con vigore l'ordine del Tempio[1], aveva mostrato non poca ostilità nei riguardi di quella strana creatura che era l'ordine monastico militare apparso all'orizzonte. Tuttavia le necessità della guerra con l'islam ed il retaggio germanico, avevano preparato il terreno. Gregorio VII aveva con naturalezza definito "soldati di Cristo" coloro che combattevano per la causa della chiesa, non riferendosi come in passato ai monaci, intenti nelle loro battaglie spirituali contro i mali del mondo, ma ai militi di spada che praticavano l'arte della guerra non più, o non solo, come metafora di quella spirituale. Dunque l'idea del guerriero di Cristo ebbe adito, e il miles christianus martire ne fu il modello e l'icona[2]. Il "tipo" cultuale ha radici assai antiche che impongono qualche considerazione. La nascita del fenomeno dei santi militari fu sicuramente favorita dal fatto che molti martiri avevano realmente fatto parte, persino con alti gradi, delle legioni romane. La figura affonda in realtà le sue radici nel mito precristiano,

La genesi del tipo del santo soldato o del miles christi era avvenuta nel sincretico "brodo" di superstizioni e di credenze filosofiche e religiose della romanità orientale e occidentale[3] tardo-antica; i santi finivano con l'occupare, per somiglianza e sovrapponibilità di attributi, la nicchia funzionale che prima era appartenuta agli eroi e ai numi pagani di varia matrice, grecoromana, orientale o germanica[4]. I prodromi più diretti si riscontrano nell'età tardoantica con la figura del dio Mitra[5]. Tra le funzioni principali quelle taumaturgiche, ma anche quelle che identificatorie che celebravano i ruoli e le funzioni sociali e tra queste quella del difensore in armi. La chiesa aveva saputo assimilare ed integrare nei propri riti molti degli aspetti cultuali pagani demitizzandoli e cristianizzandoli, ma, al contrario, le narrazioni agiografiche popolari avevano deformato le vicende storiche dei santi, spesso povere e prive di suggestione, piegandole alle esigenze del secolo, e creato le necessarie leggende, trasformando i protagonisti in meri personaggi mitico-leggendari, più adatti ad assolvere la funzione di identificare, rappresentare e celebrare le categorie sociali, le comunità e i gruppi di potere interni ad esse[6]. Il complesso narrativo garantiva giustificazione e sostegno, attraverso icone, metafore e simboli, al sistema sociale e permetteva l'incontro tra il bisogno di protezione dei dominati con quello dei dominanti-difensori di consacrarsi nel ruolo mantenendo o ampliando ogni "diritto" connesso.

Il santo soldato ebbe pertanto, con il ruolo di intercessore celeste, quello di simbolo della protezione divina e, in quest'ultima veste, egli rappresentò anche la funzione regale di origine divina. Si venne a comporre nella cultura della cristianità una fitta trama di leggende e di "icone" mistico-guerriere. Per fare qualche esempio, dall'oriente bizantino giunsero la figure dell'arcangelo Michele[7] e dei santi Teodoro[8], Giorgio di Lydda, Eustachio e Demetrio con una nutrita schiera di altri meno noti. In Francia ebbe spicco Martino di Tours[9], in Austria Floriano di Lorch e in altri paesi europei ebbero fortuna Uberto ed Osvaldo. In Italia centrale San Galgano [10], mentre in tutta Europa san Giorgio divenne il simbolo del movimento cavalleresco cristiano. Nell'arco alpino ebbe rilievo la vicenda di Maurizio e della Legione Tebea[11], e quella di Faustino e Giovita[12]. Nondimeno la regione padana conobbe il fiorire dei culti militari di Liberale di Altino[13], di Fermo e Rustico mentre a Venezia, ducato orientale, in luogo di San Marco vi era, prima del IX secolo, la chiesa dedicata al santo soldato Teodoro[14], patrono delle milizie bizantine.

Anche Belluno anticamente venerava come patrono un martire soldato, il santo Joatà, che, forse per l'influenza dei franchi e per l'ascesa del potere episcopale fu accompagnato e poi sostituito dalla più versatile figura di Martino, il quale rendeva soddisfatti ad un tempo, con la sua tripla veste di cavaliere, di vescovo e di "francese", sia i pugnatores, sia gli oratores, sia la predominante stirpe franca.

Al culto dei santi militari avrebbero dato un deciso impulso prima le invasioni islamiche, che minacciando la cristianità v'introducevano il concetto, prima del tutto sconosciuto, di Guerra Santa e, in seguito, le spedizioni in Oltremare del XI secolo, le cosiddette "crociate", che incentivarono notevolmente l'ideale del guerriero cristiano al punto che la Militia Christi si sarebbe dovuta, bene o male, concretare proprio in quell'epoca, nell'interpretazione data dai pellegrini armati che raggiungevano, con voti e povertà di mezzi, la Terra Santa e, in seguito nel XII secolo, con maggior determinazione e metodo, dagli ordini crociati, soprattutto dei templari.

 



[1] I "Paupers Commilitones Christi Templique Salomonis" detti comunemente Templari, secondo i maggiori studiosi, ebbero dall'abate cisterciense Bernardo di Chiaravalle, con i favori e il sostegno (il discorso "una nuova cavalleria è apparsa sulla terra…") la nuova regola da lui ispirata. Ai templari, primi interpreti dell'ideale sarebbero seguiti altri: i Crociferi e i Francescani, prima, e i gesuiti poi, che s'ispirarono dichiaratamente alla Militia Christi. Anche Giovanna d'Arco ebbe a rinverdire il mito del milite di Cristo, unendolo, nel suo caso, a quello altrettanto fortunato della vergine.

[2] Appellativo per san Vittore che fu un soldato romano cristiano. Nonostante il santo soldato mal si prestasse ad una seppur reattiva guerra santa cristiana, casi del genere, pur se isolati, apparvero in Occidente. Si pensi al caso di Sant'Iago Matamoros, forzatura evidente del personaggio originario, che fu causata però dalla particolare situazione della reconquista.

[3] In particolare la società veneta sperimentava, nel medioevo, l'incontro tra la cultura dell'Impero romano-germanico, carolingio ed ottoniano, e quella dell'Impero romano-orientale, direttamente presente sulle coste adriatiche e in laguna. Costante nella storia veneta, quest'incontro tra i due universi coeredi della romanità, si fece tuttavia più insistente con l'intensificarsi degli scambi commerciali e dei pellegrinaggi che, dalle Fiandre e dal Brabante, si muovevano lungo il cammino di Augusta, attraversavano la regione danubiana, toccavano Trento, Feltre e Treviso per raggiungere la via romea o gli imbarchi veneziani da cui partire verso Oltremare. È sullo snodo fisico e culturale di quest'incontro tra oriente ed occidente che si colloca il santuario di feltrino e il culto dedicato ai martiri Vittore e Corona.

[4] Nel mondo ellenico e romano spiccano le figure mitiche degli eroi Eracle, Teseo, Perseo, e degli dèi Ares-Marte e Atena. In quello germanico tribale dell'età precristiana erano centrali le divinità di Votan-Odino e di Thor, entrambi dèi guerrieri e ottimi rappresentati della bellicosa cultura germanica.

[5] Si tratta del culto misterico di origine persiana che, giunto a Roma, ha in parte sostituito quelli classici, marziali ed apollinei. Mitra è l'eroe solare che ha sconfitto il toro primordiale facendo scaturire la vita nel cosmo. Nel III secolo d.C. il mitraismo aveva conquistato i vertici dell'Impero e non era stato possibile evitare lo scontro ideologico con l'altra religione in ascesa: il cristianesimo. In effetti, si trattava di un culto conforme ed integrato con quello per il princeps divino, l'imperatore divinizzato (e accostato/identificato con il sol invictus), che proponeva un'etica eroica, consona agli ambienti militari e per questo in essi favorevolmente accolto e sostenuto. Sconfitto il mitraismo, la chiesa ne avrebbe parzialmente raccolto l'eredità. Recuperandone gli elementi più "assimilabili", la chiesa permise, consapevolmente o meno, che in sé sopravvivesse qualche aspetto ideale della religione rivale. Il mito dell'eroe solare rimase, infatti, nella figura dello stesso Gesù Cristo.

[6] I casi di Giorgio e di Martino sono ottimi esempi: il personaggio leggendario prende il sopravvento su quello storico. Non stupisce che Liberale da Altino, pur non essendo mai stato un soldato, sia invece rappresentato come tale.

[7] Di origine ebraica, Michele è il vero prototipo del santo guerriero cristiano. Secondo la leggenda, il culto per san Michele che giunse nel Gargano nel 490, è legato alla comparsa di un toro e ad una caverna: elementi tipici della leggenda mitraica. La venerazione accomunò bizantini e longobardi.

[8] Teodoro di Amasea-Teodoro Stratelate, fu eletto patrono delle armate bizantine.

[9] Martino di Tours prima milite poi vescovo, al tempo dei merovingi fu visto principalmente come uomo d'armi e fu eletto patrono dell'esercito franco e della Francia intera.

[10] La leggenda del santo si collega straordinariamente a quella arturiana a causa di una spada piantata nella roccia.

[11] Maurizio e compagni della legione tebea (o Martiri Acauniensi), sarebbero stati, secondo Eucherio, vescovo di Lione, dei legionari resi martiri da Massimiano ad Agaunum (St. Maurice) nel Vallese. Con Maurizio, capo della legione, si ricordano altri martiri della legione: Essuperio, Candido e Vittore. Orso e Vittore uccisi a Soluthurn. Innocenzo e Vitale, Maurizio. Giorgio e Tiberio, prima scampati al massacro, come Secondo e Valeriano, e che avrebbero cristianizzato il territorio di Pinerolo, conoscendo poi il martirio. Infine, Defendente e compagni, sempre appartenuti alla stessa legione, che furono martirizzati presso Marsiglia. Secondo la tradizione, sarebbero stati uccisi seimilaseicento fratelli cristiani. Ancor Maurizio è il patrono delle truppe alpine italiane e francesi.

[12] Un esempio chiaro della natura dei miti agiografici in argomento. Anche se non appare del tutto chiaro se Giovita sia un uomo o una donna, la tradizione leggendaria capitale li rappresenta ambedue maschi. Tuttavia, e qui si entra nel vivo della questione trattata, per alcuni autori, si trattava di due militi romani con una vicenda del tutto accostabile a quella di Melezio, di Vittore e a quelle di Maurizio e della legione tebea. Altri invece li ritengono piuttosto due chierici: Faustino un presbitero e Giovita un diacono. L'iconografia risente notevolmente della doppia identificazione. Sembra di assistere ad una autentica lotta tra le due differenti rappresentazioni: nella pala della "comunione di sant'Apollonio" del Romanino (1516-20), in S.M. in Calchera, si ritiene di riconoscere i martiri sia nei due cavalieri che in ginocchio attendono il corpo di Cristo dalle mani del vescovo Apollonio, sia nei due ecclesiastici che assistono nella liturgia il santo titolare; nel duomo nuovo, sull'arca del vescovo Apollonio (1510), appaiono prima in tenuta militare e poi in veste liturgica, nell'atto di ricevere ciascuno la rispettiva ordinazione, presbiterale e diaconale, da parte di Apollonio. Gli esempi di questo "duello" iconografico sono molti e anche prestigiosi, visto che coinvolgono, tra gli altri, i nomi di artisti quali il già citato Romanino, il Carpaccio, Palma il Giovane e Giovanni Battista Tiepolo. Dal sacofago di Apollonio si intuisce che la narrazione leggendaria avrebbe risolto il problema della doppia rappresentazione: i due sarebbero stati prima militi e poi sarebbero diventati, per mano di Sant'Apollonio, due ecclesiastici. In loro si possono dunque riconoscere in definitiva sia i militi, sia diaconi, sia, infine, i presbiteri. Sono venerati a Brescia nella chiesa di San Giorgio, di loro si narra la passione fatta di lunghi e ripetuti tormenti, alla maniera delle passiones di Vittore e Corona e di Melezio di Tavio.

[13] Secondo la leggenda sorta pare nel X° secolo Liberale sarebbe stato un altinate nato in una famiglia dell'Ordo Equester ovvero un "cavaliere". Tanto bastò a creare in tempo adatto l'idea che Liberale fosse un cavaliere in senso medievale. Istruito nella fede dal protovescovo di Altino Eliodoro (IV-V secolo) Liberale si era appassionato allo studio delle cose sacre e praticava la preghiera e la carità. Molto legato alla figura del vescovo Eliodoro, si opponeva alle angherie degli ariani. Visse da eremita fino alla sua morte avvenuta il 27 aprile di un anno intorno al 400. I suoi resti furono trasportati a Treviso forse a metà del V secolo. Già dal XII secolo, Liberale fu eletto patrono del libero comune trevisano e nel 1199 fu scelto come protettore del costruendo forte di Castelfranco. Se anticamente era rappresentato alla maniera dei diaconi, dal XIV secolo è ormai raffigurato con clamide di soldato e l'immagine più diffusa lo ritrae in veste militare con vessillo crociato alla maniera di Maurizio. Nella Pieve di Sant'Andrea, presso Serravalle di Ceneda, un santo soldato è ugualmente identificato come Liberale da Altino o Vittore (di Feltre). 

[14] Oggi se ne vede l'effige col drago sulla colonna in piazzetta san Marco.

Nessun commento:

Posta un commento

Il Padre Nostro e altre preghiere in feltrino

El segno de la cross Te'l nome del Pare,  del Fiol e del Spirito Santo Amen  Pare nostro Pare nostro che te sé te i cieli el sìe santifi...